Linea d'ombra - anno XIII - n. 104 - maggio 1995

46 STORIE/DI LASCIA Nonhorilettosubitoil libro,nonce l'ho fatta.Eavreiprobabilmente lasciato passare altro tempo prima di riprenderloin mano, se l'invito a partecipare alla presentazione a Napoli non mi avesse forzata a rileggerlo. Sono u cita dal romanzo di Mariateresa,ancora una volta,con un sentimento di stupore: ho ritrovato la forza della narrazione, e i personaggi, che non avevo dimenticato affatto, soprattutto le donne, tutto quel mondo che lei era riuscita a costruire; e la musica, tutta meridionale alle mie orecchie, cullante e incantatoria, della sua scrittura; e più che allora mi hanno colpita le pagine in cui la narratrice, colei che nel romanzo dice io,parladel suo lasciarsiandare al disfacimento, alla dissoluzione, all'annichilimento. E ho ripensato a quello che di leiavevo letto inquei ritaglidi giornale, ho pensatoche quella persona di cui chiunque l'avesse conosciuta proclamava e lodava la vitalità, la forza, l'energia, era statacapace di trovaredentro di sé parole per dire tutta quella oscurità, per descrivere quella notte dell'anima, per attraversare quella profonda conoscenza del dolore. Era una scrittrice vera. Ma ho pensatopure che al libro si sarebbepotuto lavorareancora, che ancora ci sonodebolezze, ingenuità,cadute nello stereotipo; e ho saputo, per la prima voltadavvero, che Mariateresaera morta: perché non potevo dirglielo, perché non potevamo più lavorare insieme, non potevo più spingerla a far meglio - perché lei non potrà più fare meglio, e io non potrò più sentire la sua voce. ' P.S. In quest'ultimo mese, leggendo le recensioni al libro, mi è sorto un dubbio che non posso tacere: se Mariateresa non fosse morta, Passaggio in ombra sarebbe stato accolto dallo stesso coro apologetico e per così dire agiografico che si è levato, pressoché all'unisono, in occasione dell'uscita del libro? O non avrebbe invece avuto diritto, come ogni esordiente di un qualche ingegno, a un paio di colonnine striminzite e condiscendenti - e quegli stessi che adesso si profondono in elogi non sarebbero forse stati ben più cauti nel dimostrare il loro entusiasmo nei confronti cli un autore giovane, comunque atteso a una seconda prova? Vorrei sbagliarmi, ma c'è qualcosa che suona falso in questo coro di lodi, c'è qualcosa di stridente in questa sona di processo di beatificazione istruito su di lei e malgrado lei; e per quanto irriverente possa sembrare, preferisco ancora dire che il libro di Mariateresa è un bel libro, ed è un libro forte, emozionante, forse anche straordinario, proprio perché non è perfetto, proprio perché è ben lontano dai modelli che gli sono stati proposti (Morante, Ortese, Tornasi di Lampedusa), proprio perché non è il più grande romanzo di questa finemillennio.Eproprioperché vi si intuiscelapresenza di quellache sarebbe potuta essere una grande scrittrice. Note I) Mio fratello ha in seguito vivacemente negato di aver mai potuto dire una cosadel genere: in effetti, come ormai tutti sanno, Mariateresa è stata vicesegretaria del partito radicale nel 1982; il malinteso è da attribuirsi naturalmente solo alla mia distrazione e alla scarsa dimestichezza con l'argomento. 2) La seradella presentazione del libro a Napoli, l'insegnante di lettere di Mariateresa mi ha detto "l'aveva letto. sa. almeno due volte". Adesso. a distanza di anni, ancora mi intenerisce quella sua curiosa forma di civetteria, quel suococciuto, orgogli oso voler negareun'evidenza. (Meno evidente mi appare, se devo essere sincera, una qualche sua parentela letteraria con la Ortese). 3) Per quanto strano possa sembrare, abbiamo continuato per molti mesi a darci ciel lei: io per via di abitudini contratte nei lunghi anni passati in Francia e del fastidio provato, al mio ritorno, per la Familiarità con cui perfetti sconosciuti si sentivano autorizzati a darmi ciel tu; lei perché mi immaginava, credo, anziana e autorevole. LE RELAZIONI SENTIMENTALI PRIMAPARTE ONORAILPADRE, LAMADRE Non lasciarli imprigionare da nessun afle110.Preserva la 111a solitudine. Il giorno, se mai esso l'errò, i,1 cui ti fosse dato un vero a.ffe110,11011ci sarebbe opposi::)011e.fi'a la soli111di11ei111i111a e l'a111ici:ia;a11:i,potrai riconoscerla da questo segno i11eq11il'ocabile. (Simone Weil - La pesa111e11ret la grace) Elisa amata mia, figlia negata, ora che ho separato queste parole dal centro dolente di me, mi sembra che grondino la fatica di nascere. Esse accenderanno nei tuoi occhi i fuochi foschi della ribellione, e quasi certamente ti trascineranno via, sotto la spinta del disprezzo o della paura. Che sia l'uno o l'altro assurdo a porre fra noi distanze siderali, poco conta: una volta in più non ho scelta, ma solo un destino eia compiere. Già vedo come scuoti i capelli, e come questi, a bande sottili e poche, ricadono su guance conservate bambine; aggrondi la fronte lunare, e sul tuo volto imperfetto compare lo sfregio del risentimento. Allora stringi le labbra, che non sai di avere - eppure sono morbide e grandi, incoerente sensualità cli una espressione ininterrottamente innocente - e nella tua bocca nemica si arrotano, per me sola, parole feroci. Fingerò di non udirle. Di più, fingerò che tu non le abbia mai dette. Penserò, invece, che non mi hai buttata lontana, insieme ai fogli solitari e inutili: senza questa sragionante speranza, ogni altra via mi è chiusa. E allora, eccoti: le piccole mani nervose che contano le pagine, mentre il polso - brutale bilancia di una pazienza già tutta consumata - soppesa il disturbo che ti arreco. E anche il dolore che, dopo la furia, ti troverà. Ti guardo: bella non sei mai stata, neppure quando ti vidi la prima volta sulla porta cleila scuola. Eri un'aclolesccnte senza grazie particolari, una figura acerba e malvestita come tante della tua età; com'ero stata io pure, quando ancora sciabordavano sul mio corpo i panni goffi del vestiario materno e, con essi, il disagio dei quindicenni rigidamente amati. Ma tu avevi verso loro una diversa indifferenza, e sui germogli ciel tuo seno scivolavano maglie incolori che ti sbattevano il viso. Mi accorsi subito di te. Stavi appartata, ultima di un gruppo di ragazze tutte più colorate, come faccio io stessa quando la ressa delle persone o eventi confusi mi reclamano: allora, i I richiamo promiscuo a ineguali intimità mi spinge a fuggire. li luogo dove ti riparasti mi parve scelto piuttosto per ottenere attenzione che per respingerla, ma lo stesso ti tenni cara alla mia mente. A quel tempo mi vantavo cli scegliere con questa, e tu mi sembrasti fuori dal branco. Eri una scolara eccellente, la più brava fra quelle creature malleabili e informi che sono adusa incantare, e che cli me si

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