DEDICATO A MARIATERESA DI LASCIA I RITI DELLAMEMORIA E DELFUTURO ILROMANZODI MARIATERESA DI LASCIA Goffredo Fofi Passaggio in ombra celebra "i riti incantati della MEMORIA e del FUTURO" come vissuti nell'età d'oro della vita, nella favola del!' infanzia e del!' adolescenza. E narra il loro periodico scambiarsi di veste, e la loro rovina che è il Tempo. Li celebra con magnificenza di prosa, con controllo di scansioni e di simmetrie, con la sapienza di una narratrice di razza che ha letto e assimilato i modelli più ardui. Essi sono quelli della linea femminile della nostra letteratura degli ultimi decenni, certamente più ricca di risultati sul versante delle scrittrici che su quello degli scrittori. Si può parlare ormai, di un filone nella nostra narrativa che ha grandi madri nella Morante e nella Ortese e tre figlie di talento nella Ramondino, nella Ferrante, nella Di Lascia. Più favolosa la Ramondino, più nevrotica la Ferrante, più realista la Di Lascia, nonostante quanto di favoloso e nevrotico appartenga anche a lei, dei grandi modelli. Della Morante soprattutto perché più intellettuale e più "romanzesca", tre scrittrici più giovani hanno maturato l'intensità del rapporto fiIiale, la forza del le figure materne condizionanti. La Di Lascia prende soprattutto da Menzogna e sortilegio, mentre viene a lei la condizione di "creatura di confine", una di quelle creature irrisolte, che denunciano fin dal!' aspetto il proprio ibrido destino" (p. 22) che la protagonista e narratrice evoca per sé nel momento in cui rievoca, che è quello della sconfitta e della decadenza. Sentiamo nella Di Lascia le buone letture, le adesioni persuase, la corrispondenza di pulsioni e di aspirazioni, una lingua e degli occhi che nascono dai sentimenti, o meglio da un sentimento del!' esistenza vissuta come passione destinata a non realizzarsi e a permanere sconfitta, e tuttavia a riprodursi, a ri-generarsi. Di "madre" in "figlia". La Di Lascia si è scelta "madri" straordinarie, straordinariamente solitarie. Della prima, la Morante, si sente a inizio del romanzo il forte peso e si ha paura del!' imitazione, ma per vedere sciolta quest'impressione rapidissimamente, al calore di una visione e di una scrittura molto autonome. Di madre in figlia si snoda anche la vicenda che ella narra la storia cli famiglia, eminentemente meridionale e di tempi altri e precisi, non lontani, gli anni Cinquanta del secolo, quando il Sud era ancora pienamente Sud, e le famiglie un nodo grande e complesso di membri e di sorprese, di effetti e di sconfitti, di cose esplicite e di cose nascoste che coinvolgevano tutta la vita, che proteggevano e opprimevano per tutta la vita. Raccontare Passaggio in ombra è in un certo senso superfluo: la sua "trama" è semplice e compi icata come quel la di ogni storia di famiglia, e l'autrice sa muoversi con superba capacità di intreccio nella semplicità, con essenziale richiamo alla nudità dei rapporti basilari nella complessità. Due cose, di questa famiglia, fanno il succo del romanzo. La prima è il rapporto che esiste in una famiglia non più eccezionale di tante e tuttavia, come ogni famiglia, particolare ed eccezionale tra le donne e gli uomini che vi si attraggono e vi si fronteggiano. Ci troviamo nel cuore di una società in cui comandano gli uomini, e però rappresentano loro l'instabilità, la difficoltà della durata, la superficialità dei rapporti mentre le donne sono il legame, la fedeltà, la continuità troppo spesso frustrata e tradita dagli uomini. Della famiglia O' Auria dice uno dei membri che ne sono esclusi, un '·bastardo": "No, non si può dire che siano cattivi ..." È che sono ... Sono fatui, ecco! Sono fatui e feroci!" (p. 203). Questo vale per le donne ma vale soprattutto per gli uomini. Le donne. La massiccia donna Peppina "nemica della realtà" forse uno dei più riusciti "caratteri" femmi ni Ii ciella nostra letteratura novecentesca, mette in scena una propria finzione di realtà truccando la vera, negando la vera, regista cli una sola commedia della vita che esclude dalla vita il negativo e il cattivo, il conturbante, il disturbante. Giuseppina la sedotta fugge qua e là e fa casa del paese, dilata la casa al paese. Anita, la doppiamente madre e "mammana", vive di attesa e di silenzio. E Chiara, la narratrice, evoca l'età d'oro, però dal fondo della conoscenza che sfigura e che annienta, passata dal l'entusiasmo al la conoscenza, dolore. La fatuità e ferocia è però soprattutto degli uomini e, anzitutto, dei due che nel romanzo combinano (con fatuità e con ferocia), padre e figlio, Tripoli e Francesco, la vita di Anita e di Chiara, la mancata moglie e la figlia di Francesco. La seconda cosa che sta al centro del romanzo è che in questa famiglia tanti sono gli orfani, gli irregolari, gli illegittimi, i "bastardi". La vita cli Chiara è segnata dalla irregolarità della nascita, così come quella del cugino, il bastardo Saverio, figlio di Giuseppina di cui s'innamora ricambiata, una volta adolescente, e di cui tutti dovrebbero ignorare la parentela con i O' Auria e fin l'esistenza. Ogni amore, in una società chiusa e in un clan, rischia cli essere incestuoso. Tra Chiara e il cugino Saverio non può esserci amore per la condanna- la colpa non espressa, misteriosa, genetica come sociale - che pesa sul!' incesto, e per la viltà di Saverio, ma ogni famiglia può riprodurre questa colpa, ne ha
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