Linea d'ombra - anno XIII - n. 104 - maggio 1995

40 ALGERIA/YACINE lamie BISOGNA DIRSI AFRICANI Incontro con Tassadit Yacine traduzione di Alberto Rollo Kateb Yacine è nato nel 1939 e la sua vita ha coinciso con la storia del!' Algeria contemporanea. È cresciuto sperimentando i rigori dell'occupazione francese, ha militato per l'indipendenza, e dopo l'indipendenza ha conosciuto l'espulsione e l'esilio in Francia. Ha legato la sua notorietà a opere come Nedjma (1956) e Le cercle des représailles (1958) e si è sempre definito poeta e rivoluzionario. Dopo Le polygone étoilé ( 1966) e L'homme aux sandales de caout-chouc (] 970) è cominciato un lungo periodo di silenzio durato sino al 1987 che però l'ha visto attivissimo nel cercare di portare agli algerini, attraverso il teatro ( il suo gruppo Action culturelle des travailleurs), il senso della loro storia, dellé. loro lingue (l'arabo dialettale e il tamazight) in netto contrasto coi nostalgici del periodo coloniale e con i rappresentanti dell'arabizzazione forzata. Ha sempre criticato il nazionalismo arabo-islamico e per questa ostinata difesa di un'Algeria libera, veramente "algerina", è stato condannato nuovamente ali' es il io ed è morto in Francia, a Grenoble, nell'ottobre del 1989. L'intervista che segue è tratta dal volume Le poète camme un boxeur. Entetiens 1958-1989, a cura di Gilles Carpentier, Editions du Seui!, Paris, 1994. Tassadit Yacine è una specialista della cultura e della lingua amazigh. Se le va, proviamo a definire quel che lei chiama la patria, l'Algeria. edjma è l'Algeria, è la ricerca del l'Algeria. L'abbiamo trovata? Secondo me, no. Non siamo neanche in grado di chiamare il nostro paese col suo nome. Non è "Algeria" il vero nome del nostro paese. È un termine turistico. Ldjazair, che cos'è? "Le Isole" ... Ha mai visto un paese che s'è dato un nome come questo: "le Isole"? Sono gli arabi che l'han chiamato così. Sì. Continuamo a usare termini stranieri, talvolta ostili e persino sprezzanti, o altrimenti indifferenti. Lei come la chiamerebbe? lo preferirei chiamarla Tamazight... Tamezgha, è ilposto in cui si parla la lingua tamazight ...credo che Tame-::,ghasia sfato già impiegato da certuni per designare, pare, un insieme più vas/o. Ldjazairnon può essere il nome della nostra patria! È turistico. Anche in rapporto al nome antico dell'Algeria, si è avuta una sorta di amputazione. Nel decimo secolo, era Djazair-BaniMazghena, "le Isole" o "gli Isolotti di Mazghena" (che è la.forma arabizzata di lmazighen). (...) Col tempo Mazghena è completamente scomparso ed è rimasto solo il termine El-Djazai"r. Un giorno l'Algeria ritroverà il suo vero nome. Lei crede realmente che valga la pena di tornare su un dato di.fatto così radicato e largamente accettato ... Necessariamente. Basta saperlo. Di non restare nell'ignoranza, è questo? L'ignoranza è nulla quando si comincia a sapere.L'ignoranza è qualcosa che bisogna scuotere. Sino a quel momento c'è gente che non ne ha nemmeno la pallida idea. li nostro obiettivo è di mettere la pulce nell'orecchio. Di porre quei problemi. Una volta ci dicevano: "No, non è il momento". Quelli che lo dicevano parlavano in nome di cosa? In nome del l'unità. Ci dicevano: "Non bisogna dividerci". Si parla sempre di unità ...Questoèun problema che voglio regolare una volta per tutte. Su che basi si voleva realizzare quell'unione? Anzi, parlare di "un.ione" voleva dire avere a che fare con la disunione. Non capisco perché alla sua generazione quel problema si è posto in quei tennin.i ... La questione è: bisogna unirisi sulla base della menzogna e dell'ignoranza o su quella della conoscenza e della speranza? È necessario porre così la questione. Bisogna unirsi per uccidere una lingua o per farla vivere? Ci si deve unire per conoscere la propria storia comune o per ignorarla? Noi siamo davvero per l'unità, loro no. Insomma se bisogna realizzarla è necessario che essa si fondi su qualcosa di vero. Allora, tutti questi pseudonazionalisti appariranno come falsi patrioti, o addirittura come nemici del l'Algeria, poiché, se fossero patrioti, non arriverebbero al punto di negare se stessi, di negare la stessa essenza di patria; in realtà, in quanto borghesi, hanno bisogno dell'islamismo arabo perché son complici degli invasori stranieri, per la buona ragione che vogliono continuare a dominare sul popolo. Non vogliono che quel popolo capisca, perché sanno che la coscienza è una cosa che va lontano. Con il risveglio della coscienza, il loro potere è destinato necessariamente a cadere. Ma la coscienza comincia davvero a svegliarsi. È così. Forse lei esagera in ollimismo. Ma è così, non ho dubbi. Vuol dire che il disconoscimento della s1oria coincide con il disconoscimen10 di sé? È un complesso di inferiorità. Forse è difficile vedere le cose come sono ... Proprio così, in questo caso. La sua Nedjma è di volta in vol1a il paese, la storia, la coscienza. In arabo Nedjma è un nome di donna. Seguendo ques/a logica si può affermare che anche la storia è negata. Come si è dimenticato il ruolo delle donne durante la guerra, così si nega l'esistenza delle donne come esseri umani. Di conseguen-::,a,da noi, c'è, a mio avviso, un rifiu10 a riconoscere le donne per ciò che sono. li rifiuto di riconoscere le donne è parte del rifiu/o di sé. Non si può costruire una società, una na-::,ione,sen-::,al'altro che è una parie di sé. Come è possibile amputare una parte di sé? Come amputare il paese della parte che l'ha costrui10? li che

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