Abdelhamjd Benhedouga L'ETERNITA... EILFUCILE traduzione di Giulia Co/ace Autore algerino di lingua araba, il più letto nel suo paese, Abdelhamid Benhedouga è nato nel 1925. Studia all'università di Tunisi e lavora durante la guerra d'indipendenza negli organi d'informazione nazionalisti. Dopo il 1962, ricopre alti incarichi alla radio algerina, scrive numerose opere radiofoniche e sceneggiaturecinematografiche. È autore di novelle e romanzi pubblicati per la maggior pa1tedalla S ED, ad Algeri, alcuni dei quali sono stati tradotti in francese presso EMAL, Algeri: La Fin d'hier ( 1980), Le Ve111du Sud (1982), La Mise à 11u (1984), Djazya et /es derviches ( I 992). Oggi è vicepresidente del Consiglio consultivo nazionale. Quel che mi capita, a chi raccontarlo?Ai muri?... Mi capirebbero?Scoppieranno,esploderanno,se scopronoquali to1mentisi consumano qui dentro, quali tormenti subisco, io... I muri, lo so, non possono capire, se potessero, testimonierebbero l'orrore, il culmine dell'orrore. È prima di arrivare in questo luogo che il c1iminale è criminale. Qui, non ci sono altro che vittime. I guardiani stessi... se no rifiuterebberodi svolgere il loro mostruoso mestiere. L'on-ore... unica parola capace di esprimere la situazione.Orrore onnipresente! La letteratura,inpattumiera!Scriveròquesta storia rivolgendomialla prigione, dove orrore e bellezza si confondono. Come ci sono arrivato? Proveniente da dove? Non so... Eravamo in sette fra fratelli e sorelle: sette, un numero sacro, dannatocome laprigione.Miopadree miamadre...un universoincui si coniugano lecontraddizionidella specie umana. La nostradimora: la baracca di una bidonville. Di fronte: una moschea, il paradiso nel suo splendore. Tutti gli abitanti della bidonville approfittavano dei suoi spazi, della sua pulizia, della sua purezza. La maggior partedei fedeli avevano un solo pensiero: godere della sua calma riposante, paradisiaca. L'ampio cortile interno era lindo, di un bianco radioso. L'acqua, nella vasca delle abluzioni, rinnovata senza posa. Un paradiso dalle molte sfaccettature: tappeti di lana pelosa, mosaici, decorazioni sui muri, calligrafie del mihrab (santuario), magnifico minbar (pulpito) d'ebano. Un paradiso di cui la gente del quartiere aveva bisogno, in attesa del paradiso dell'altro mondo. Dico "aveva"... come se la mia presenza fra queste mura avesse sconvolto il tempo e lo spazio. Ma è proprioal passatoche sideve parlare.Lamoschearappresentava molto più di un luogo di preghiera e di riposo, molto più di un rifugio dove andare a ripassare le lezioni e a preparare i compiti. Condivideva i miei sogni e le mie illusioni. Che meraviglia la voce del muezzin egiziano! Fo11unatamente,per chiamare alla preghiera, il nostro quaitiere aveva un uomo innamoratodella musica egiziana tradizionale,soprattuttodelle melodiedi Sid Darwich,cliAl Sanbouti e cli Abclelwahabai suoi inizi... Ovviamente, non era Si Abbas, il nostro muezzin, che lanciava il richiamo alla preghiera, ma quel bravo Si Abbas possedeva l'arte di regolare l'apparecchio AlGERIA/BEN-IEDOUGA 37 elettronico in modo da rispettare il sogno e risvegliare la speranza, a differenza di muezzin di altre moschee la cui voce rimbomba come il tuono, strazia le orecchie e turba gli spiriti. La moschea era la gloria del nostro quaitiere. li suo minareto elevato, slanciato, attirava gli sguardi nel raggio di chilometri. Nel cielo più vicino, gli angeli del Misericordiosoaccoglievano i nostri sogni, le nostre suppliche, di noi, gente del quaitiere. "Certo, faceva notai·elo sceicco, la bruttezza delle nostre baracche indispone coloro che non ci conoscono, ma noialtri vi siamo abituati, non la vediamo più." Da bambino, sognavo il Pai·adiso.Ai miei occhi, incamrninaimi verso il pai·adiso,era salire in cima al minai·eto,poi elevai·sigradatamente verso il cielo. Quell'ascensione mi tormentava. Avrei dovuto essere un uccello per prendere quota! Ma un giorno, a un uomo del quaitiere che lo inte1TOgava propositodell'anima, lo sceicco aveva risposto: "L'anima è un uccello che volteggia nel cielo fino all'ora previsla. Guardi quegli uccelli appollaiati sul minareto, sono le anime dei credenti. " Da allora, ho saputo che era facile salire in cielo. Da sempre, la mia vita, come quella dei miei amici e di tutta la gente del quartiere, era protesa verso il cielo, e la moscheaera la stazione più vicina per intraprendere il viaggio... Poi le cose sono cambiate. Si doveva trasferirelagente inun altro qua1tiere;la nostra bidonville era destinataa scomparire. Ma i nuovi alloggi non sono stati assegnati tutti insieme, il che ha fatto il gioco della speculazione: chi otteneva un alloggio sistemava un parente o un amico nella sua baracca prima di traslocare... Così, la bidonville non scompai·ivamai. La mia famiglianon la finiva più di aspettare il suo turno. La "sorte" sapeva anzitempo chi sai·ebbe stato l'eletto. Alcuni funzionaridel comune, della daira (regione) e perfino della wilaya (Stato) avevano le loro conoscenze, i loro intermediai·i,i loro intriganti. Eventi e ricordi si ingarbugliano nella mia testa. In questa cella, si perde la nozionedel tempo. Non rimpiangoquel che ho fatto.Sono prigionierodi un giudizio, prigionierodi un sogno, prigionierodi un decreto divino che non dipende dagli uomini. I muri potrebbero capirlo? Non penso. Non ho ucciso una persona, ho ucciso un simbolo. Quel che ho compiuto non ha niente a che vedere con un assassinio.Ma i muri sono incapacidi capire. Il dialogo con i muri è impossibile. E poi, su che cosa dialogare? I decreti divini non ammettono nessuna discussione, come ricordava la guida... Ayat Allah! Sono l'anello di una catena incui ogni anello è responsabiledegli altri. Imbecilli!Non sarò io l'anello debole. L'arma puntatacontrocli me non mi fa paura.Ma questo silenziomi soffoca. Parlo a voce alta per sentiremestesso.Sonoancora invitaemi ric·ordo... Leiavevauno sguardo talmenteespressivo! Perché la relazionecarnale fraun uomo e una donna è permessa soltanto nel matrimonio? "Per evi/are il disordine delle stirpi", assicurava lo sceicco. "Non discutere i prece I ti di Dio, diceva laguida, acce/la/i tali quali ... Fra le sue opere, ha creato per voi, tratto da voi, delle spose perché riposiate presso di loro." Paroladi Dio onnipotente. Per me, la sposa presso la quale riposo, è questa cella1 Lo so: più rigoroso sarà il nostrocastigoquaggiù, più grande arà la nostra felicità nell'aldilà. Hikmet Chahriar, un grande ulema (sapiente), quando evocava l'altro mondo, ne parlava come cliuna terra dove sarebbe nato e dove sarebbe cresciuto. Singhiozzava talvolta ricordando i castighi riservati ai dannati dell'inferno.
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==