Linea d'ombra - anno XIII - n. 104 - maggio 1995

Quando eri ragazzino andavi al cinema? lo vengo da una famiglia molto numerosa. Eravamo poveri e vivevamo tutti in una sola camera. C'era un grande letto, bello come quello di Touchia; i nostri genitori dormivano sopra e io e i miei frate! I i sotto, sudei grandi cuscini. Tutti insieme in casanon ci stavamo e, mentre d'estate potevamo uscire, andare alla spiaggia, d'inverno l'unico posto dove potevamo rifugiarci era il cinema. Andavamo al cinema' più per uscire dalla stanza e proteggerci dalla pioggia che per vedere un film. I primi film li ho visti tra le braccia di mio padre, quando avevo pochi mesi: sono stato uno spettatore precoce e il cinema è entrato in modo molto naturale nella mia vita. Si può dire che c'è sempre stato. Quali.film ricordi? Ho visto i primi Charlot, Buster Keaton ... Ladri di bicic/e{fe è stato forse il primo film che ho visto con occhi diversi, che mi ha fatto capire, crescendo, che andare al cinema poteva essereun atto cosciente, una scelta e non un atto automatico. I tuoi lavori hanno sempre avuto riconoscimenti della critica, ma qual è il pubblico che vede i tuoi film? Louss, il mio primo lungometraggio, è andato molto bene in Algeria. È u cito in tutte le città ed è stato visto da molte persone. Non pos o dire lo stessoper Touchia, che, prodotto nel 1993, nel mio paese non è ancora uscito. Pare che ci siano dei problemi tecnici con la stampa delle copie. Non credo che si tratti di censura: con tutti i problemi che attraversa oggi l'Algeria, è in fondo comprensibile che nessuno prenda a cuore più di tanto la sorte di un film. Comunque non si deve dimenticare che è un film che mette il dito sulla piaga del problema fondamentale della società algerina, la condizione della donna. Può darsi che questo abbia dato fastidio a qualcuno. La condi-;,ione.femminile è uno dei /emi.fondamentali del tuo cinema. Ci spieghi perché vi alt ribuisci tan1a imporlanza? Credo che il problema della donna sia sistematicamente sottovalutato in ogni dibattito sull'Algeria. È un vizio grave: basterebbe considerare che le donne sono i bersagli preferiti dell'integralismo islamico. Quando cominci ad analizzare il ruolo della donna nella famiglia e nella società, ti accorgi che valutare tutti i vincoli e i sistemi di condizionamento cui la donna è sottoposta porta dritto al nocciolo del problema: che è poi il problema della democrazia. Non occorrono analisi tanto raffinate, basta partire dalle piccole cose: pensa che se devi andare al Comune per certificare qualcosa, la testimonianza di un uomo vale quella di due donne. È questo il vero problema dell'Algeria e cli tulio i I mondo arabo. Ma non è sempre s/Cllocosì. Ai /empi della guerra di liberazione il ruolo delle donne è s1a10rileva111e. La guerra di liberazione ha liberato il paesee, almeno temporaneamente, ha messo in discussione i rapporti fra i sessi. ella guerra la donna ha operato accanto all'uomo: sulle montagne o nei villaggi erano le donne il sostegno fondamentale di tutta la lotta. GI i stessifrancesi avevano compreso l'importanza strategica della rete di sostegno messa in piedi dalle donne e avevano cominciato ad isolare i villaggi in contatto con il FLN. Arrivare al l'indipendenza è stato un processoche ha coinvolto tutti, donne e uomini, ma aì momento di costruire una società nuova, invece di approfittare cielclima di rinnovamento, si èoperato un recupero forzato della tradizione con leggi che miravano a controllare la AI.GERIA/BENHADJ35 donna sempredi più. Di certo le donne non hanno accettato queste imposizioni. Lo vediamo adesso:sono le donne le più combattive. La loro è una doppia liberazione. In Touchia quesla analisi è svolla in ,nodo molto efficace. Con Touchia ho colto il problema in anticipo. Quando l'ho scritto, cinque anni fa, il problema era ancora implicito, in embrione. È fiction, mi dicevano. Durante le riprese tutto è scoppiato. Se ho capito la situazione lo devo alle mie quattro sorelle, che vivevano il problema in prima persona. Touchia l'ho fatto soprattutto per loro. A dispe{fo di chi trova i !Uoifilm unafuga nell'inlimismo, mi sembrano invece tu/ti .film poli1ici. Sì, ho scelto di raccontare la storia di personaggi comuni, minori, di emarginati come Moussa lii protagonista di Louss, n.d.r.] e Touchia, per parlare di tutta la società. Bisogna partire dalle persone, mettere al centro l'uomo. Con questo non voglio semplificare troppo la questione, so che ci sono problemi di acculturazione, di identità: una società che esce da una guerra dopo 130 anni di colonialismo ha per forza di cose il problema della ricerca di un'identità. Chi ha gestito questo processo, nei trent'anni che hanno seguito l'indipendenza, ha sicuramente gravi responsabilità, senzavolere per questo dimenticare i mutati equilibri internazionali: la fine dei due blocchi ha prodotto la crisi iugoslava, ma anche la questione algerina è collegata alla ridefinizione geografica del mondo. Enon si deve escludere il lato economico della questione: l'Algeria è un paese ricchissimo di risorse naturali, c'è il petrolio, il gas, sono tanti gli interessi in gioco. Tu hai vissulo per lunghi periodi in Europa e da un anno risiedi s/abilmenle in /Jalia. Per scella o per necessilà sei quindi un immigrato ... Credo che l'immigrazione sia anzitutto una condizione esistenziale: io mi sentivo un immigrato anche quando vivevo nel mio paese,unestraneo, perché la mia visione era diversa daquella dominante. Credo di esseredestinato a portarmi dietro la condizione di immigrato, rispetto alla mia cultura d'origine e a quelle delle terre in cui mi trovo ad abitare. Perchého scelto l'Italia? Per me l'Italia era un sogno: il paesedi Leonardo e Michelangelo, la terra del Neorealismo. Poi, una volta venuto qui, ho scoperto che la maggior parte degli italiani ignora la sua cultura, non gliene importa niente. Questo spiega, almeno in parte, l'intolleranza: quando un popolo perde la sua identità culturale - e in Italia domina la cultura americana, quella di MacDonald - come può esserecapace di comprendere chi viene da un'altra cultura? In una siluazione drammalica come quella algerina, quali sono gli spazi di intervento degli in1elle1tuali? L'intellettuale ha un ruolo determinante nella sua società. La situazione attuale del l'Algeria è una conferma: uccidono tutte le persone che pensano. I giornalisti, gli artisti che vengono uccisi non hanno un potere politico o economico, ma solo un ruolo intellettuale, una visione. Se pensi, ti ammazzano: vogliono una società in cui Iagente non pensi. Implicitamente hannoconfermato l'importanza del ruolo dell'intellettuale: perchéècolui che rimette in causa la sua società e vuole che si avanzi. È in a/Lo un grande 1en1a1ivodi semplificazione. Sì, vogliono abolire il dubbio, per potere comandare senza problemi, macosì facendo neganoal paeseanchesolo la possibilità

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==