Linea d'ombra - anno XIII - n. 104 - maggio 1995

34 ALGERIA/BENHADJ Rachid Benhadi NON LONTANO DI QUI Incontro con Carlo Canetta e Luca Mosso 7 Mohamed Rachid Benhadj (Algeri, 1949) è un esponente di spicco della seconda generazione ciel cinema algerino. Fa parte di quel gruppo cli registi che, a partire da Omar Ca1/a10 ( 1976) del capofila Allouache, hanno condotto fuori dalle secchedella celebrazione cli regime il cinema del loro paese. Regista dalla formazione eclettica. con intense frequentazioni della cultura europea, esperienze televisive, pubblicitarie e documentaristiche, Benhaclj esordisce nel lungometraggio nel 1989 con Lo11ss,rosa di sabbia, che, presentato alla "Semaine" cli Cannes, ouiene riconoscimenti dalla critica e viene distribuito anche in Italia (dal COE nel circuito culturale). Il film racconta il passaggio all'età adulta cli Moussa, un giovane handicappato che vive con la sorella ai margini ciel deserto. Racconto di formazione esemplare, Louss mene in scena i conflilti della crescita. ram bivalenza della famiglia-caldo rifugio degli affetti e insieme prigione paralizzante - !"importanza di avere maestri cli vita e cli fede laici e tolleranti (il film è significativamente girato a EI-Ouecl, lasedeoriginariaclel Sufismo, r illlerpretazione filosofica meno rigida e imollerante cieli' Islam) e la necessità cli attraversare lacerazioni dolorose per poter effeltivamente crescere. Trasparellle nella simbologia e nelle metafore. il film mette al centro della scenaun protagonista sciancato e senzabraccia (e lo straordinario Boubakeur Belaroussi ha offeno molto più cli un'interpretrazione, comribuenclo in modo determinante alla costruzione del personaggio), capace di affrontare le avversità con coraggio e ironia, per alzare il grado di temperatura emotiva e colpire lo spettatore con immagini forti. ma mai compiaciute né ricauatorie. Più apertamente metafo1ica la costruzione di To11chia. girato nel 1993. La storia della giovane protagonista è costantememe contrappuntata con la storia cieli' Algeria, e l'infanzia cli segregazione, l'entusiasmo della liberazione e i I trauma del tradimento coincidono puntualmente con le vicende del suo paese. La messa in scena cli Benhaclj anche qui sa usare l'equilibrata composizione delle inquadrature (e Touchia è tantocupamenteclaustrofobico quanto Louss era ariosamente aperto alla speranza) per far risaltare lo spessore dei corpi, lavorando sulla loro evidente, benché spesso rimossa, fisicità. ella concentrazione sul corpo della protagonista è anche la cifra politica del film, che attacca il fondamentalismo alla radice, sul grande tabù del corpo femminile. Touchia, presentato alla "Senimana della critica" di Venezia '93, ha vinto il premio per il secondo migliore lungometraggio, oltre al premio ciel pubblico, al IV Festival del cinema africano cli Milano nel '94. li lavoro più recente di Benhaclj è L'11l1i11,acena, un documentario sui missionari comboniani, presentato nel mese di marzo di quest'anno al Festival del cinema africano di Milano. È in occasione di questa manifestazione che abbiamo intervistato Benhadj, che eiaalcuni anni vive a Roma. Parlaci della tua formazione, culturale e cinematografica. Non c'è solo il cinema nella mia formazione: dipingo e, prima di fare il regista, ho studiato architettura a Parigi. Dopo la laurea in Cinematografia, sempre a Parigi, ho lavorato alcuni anni alla televisione algerina, finché nel 1988 ho girato il mio primo lungometraggio, Louss, rosa di sabbia, che racconta di un handicappato che vive nel deserto. In ques10film, gli elementi documen/aristici si impongono sulla .finzione. Sono molto legato al documentario. li mio primo lavoro è stato un documentario sulla bidonville di Nizza. L'ho girato con la pellicola che ci davano alla scuola di cinema per prendere confidenza con la mdp. Sapevo che a Nizza c'era una enorme bidonville abitata da tremila immigrati. Una città dentro la città di cui nessuno ufficialmente sapeva niente. Ci passai un mese intero e scelsi di girare lì il mio film di diploma. È un film importante non solo per mc, perché ora che questa bidonvi Ile non esiste più, haacquisito un valore di repertorio. Come consideri il rappor10.fi··adoc1.1111e111ario efic1io11? Credo che in fondo sia una questione di sguardo: che giri un documentario o che metta in scena una storia, cerco di tenere lo stessoatteggiamento verso la realtà. J miei film, anchequando sono il risultato di una costruzione precisa, cercano di raccontare una situazione senza far pesare il fatto che si stia facendo del cinema. Quando un regista riesce ad aderire alla realtà e lo spettatore ha l'impressione che si stia filmando direttamente la realtà. ecco che ottiene la suapiù grande vittoria. È quello che ho cercato di fare in Lo1.1ss e, malgrado abbia ricostruito molte cose. penso che lo spettatore non abbia l'impressione di assistere a qualcosa di prefabbricato. Detesto il cinema hollywoodiano. che più che mostrarti qualcosa sembra preoccupato di farti 'sentire il cinema', con gli ambienti, i costumi, gli attori ... A me piace invece mescolare realtà e fiction e per questo cerco di far recitare dei non-professionisti che portino nel film la loro realtà e la facciano pesare. Così è stato in Louss e anche in Touchia ... Nell'ultimo lavoro, L'ultima cena, ho fatto invece il percorso inverso: sono partito da una situazione di tipo documentaristico, dopodiché ho spinto le persone verso la ricostruzione di una situazione. In 1u110questo ha un peso la lezione neorealista? Sì, certo, ancheseèchiarocheoggi non si può fare un film come quarant'anni fa. lo, come tutti i registi della mia generazione, ho visto molti film e non posso fare finta di ignorarli. La mia preoccupazione è trovare una forma che sia adeguataoggi a quello che voglio raccontare: credo che cercare il realismo non significhi riprodurre le formule del cinema italiano del dopoguerra, ma aderire il più possibile alla realtà che sta davanti alla mdp.

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