NacaaBelml GLI SCRITTORIEPURATI traduzione di Costanza Ferrini NaceraBenali è giornalistadel quotidianoindipendente"ElWatan" e membro dell'AJA (Association des journalistes algeriens). I movimenti estremisti che hanno attraversato la storia del- !' umanità hanno spinto scrittori e intellettuali all'esilio, nei casi in cui questi hanno avuto la fortuna di sfuggire alla morte. Il nazismo e il fascismo si sono resi tristemente famosi per le esecuzioni e le deportazioni di intellettuali. In Algeria, l'integralismo islamico non è venuto meno alla regola, poiché fra le prime categorie che questi ha iniziato ad attaccare troviamo scrittori e pensatori. Ricordiamo come il dirigente del Fronte Islamico di Salvezza, il partito principale del movimento islamico, attualmente sciolto, abbia attaccato nei discorsi gli autori sia algerini che stranieri. Teniamo conto che quando un responsabile del FIS come Ali Benhadj, attualmente agli arresti domiciliari, fa tali dichiarazioni davanti a migliaia di fedeli, alla moschea o su cassetta - all'epoca largamente diffuse -queste equivalgono a una vera e propria condanna a morte. Mi ricordo di essere stata colpita, nel 1990, molto prima delle elezioni legislative del dicembre 1991, quando ho avuto occasione di ascoltare una cassetta di questo leader integralista, nella quale qualificava due scrittori egiziani molto conosciuti, Kacem Amine e Nawel Essadaoui, rispettivamente come "apostata che dio gli spezzi la schiena", e "madre di tutte le catastrofi". Da questi discorsi fuoriusciva tanto odio, che si sentì allora che tutti coloro che pensavano diversamente ed esprimevano posizioni diverse da quelle espresse dagli integralisti, davano loro fastidio. Più tardi due scrittori algerini furono i primi a essere condannati a morte dagli integralisti. Rachid Boujedra alla pubblicazione del suo solito libro Lefis de la haine e Rachid Mimouni, per il suo De la barbarie en generai et de l'integrisme en particulier. l comunicati dei gruppi islamici armati (GIA), braccio armato del FIS, nei quali si condannavano a morte i due scrittori, erano affissi nelle moschee e in alcuni quartieri. Sotto la pressione della minaccia e del pericolo quotidiano, Mimouni si è esiliato in Marocco, ove è deceduto in seguito a una malattia due mesi fa. I suoi amici hanno affermato che aveva cominciato a deperire da quando aveva lasciato l'Algeria. Soffriva di un'epatite, ma ha rifiutato di farsi curare. Quando il suo stato si è aggravato, è stato trasportato a Parigi, ma era ormai troppo tardi. Boujedra ha scelto di restare nel paese malgrado la quotidiana minaccia di morte. Intervistato dalla rivista francese "Le Nouvel observateur", lo scorso gennaio, al giornalista che gli domandava perché l'eroe del suo ultimo libro Timùnoun porta sempre con sé cinque pastiglie di cianuro, Boujedra ha risposto: "È autobiograALGERIA/BENALI 27 fico. lo porto sempre con me una pastiglia di cianuro, la porto con me da due anni, da quando il FIS assassina in maniera sistematica gli intellettuali". In effetti scrittori, giornalisti e intellettuali non temono tanto la morte quanto le torture, la decapitazione, le bruciature, lo sventramento che promettono loro gli integralisti armati. Ci si familiarizza così, con l'idea della morte, ma quando si apprende come gli amici sono stati uccisi in modo selvaggio, molti si augurano di morire rapidamente con un proiettile. Altrimenti preferiscono darsi la morte, con il cianuro o l'arsenico, prima che i loro assassini godano delle loro torture. Perché questo accanimento contro giornalisti e scrittori? Anche se nei loro discorsi i dirigenti integralisti tirano in ballo il pretesto della religione, è evidente che si tratta di un pretesto. Taslima Nasreen è stata trattata da miscredente e svergognata dagli integralisti del Bangladesh: in Algeria non siamo più a questo stadio da molto tempo. Gli integralisti non nascondono più che gli intellettuali li infastidiscono e costituiscono un ostacolo alla loro ambizione di instaurare uno stato islamico. Il loro slogan è "coloro che ci combattono con la penna periranno con la lama". È una forma di censura radicale e definitiva, poiché se il potere totalitario che ha governato l'Algeria per trent'anni, aveva l'abitudine di imprigionare gli scrittori ribelli e, talvolta, di vietare la pubblicazione dei loro libri, la forza totalitaria degli oscurantisti ha trovato di meglio - la morte - per far tacere per sempre quelli che la pensano diversamente. Gli integralisti sarebbero dunque dei semplici "folli di dio" che assassinano sotto l'egida della religione? Certamente no. In questa vera e propria epurazione intellettuale, che ha per teatro l'Algeria, molte sono le verità da svelare. Coloro che muoiono oggi in Algeria sono gli stessi che hanno sofferto sotto il passato regime, che hanno rifiutato di sottomettersi agli ordini. Sono coloro che si richiamano alla democrazia e rivendicano il diritto di pensare e di agire. Oggi il loro sangue è versato con il pretesto della necessità di costruire un altro stato islamico, un 'altra aberrazione sulla faccia del mondo. Nella stessa intervista a "Le Nouvel Observateur" Rachid Boujedra mostra che: "Il FIS è nato dallo slogan demagogico dell'anti-corruzione. Ma, cosa strana, non se la prende mai con i corrotti del sistema. I miei libri sono quelli che vendono meglio in Algeria, abito da venticinque anni nella stessa casa popolare senza alberi nè prato, mentre Abassi Madani, numero uno del FIS, possiede superbe ville in molti quartieri di Algeri, ma è gente come me che il FIS uccide. Prendiamo il dirottamento dell' Airbus Air France. Nell'aereo c'erano tre ex-ministri, un ministro in carica e numerosi ufficiali e generali algerini. Guarda caso, nessuno di loro è stato toccato dal commando del GIA''. A cinque anni dal Duemila, teste pensanti come Tahar Djaout, scrittore, poeta e giornalista, Septi, poeta, Said Mekbel, giornalista di grande talento e molti altri ancora sono stati assassinati nell'indifferenza. Il mondo osserva ciò che sta succedendo in Algeria e vuol sapere fino a dove si spingeranno gli integralisti. Come un telespettatore americano che sgranocchia dei pop-com guardando una partita di base-bai I alla televisione. Chi muore in Algeria oggi, è la parte migliore del l' intelligentsia algerina, sono menti insostituibili. E sfortunatamente il genocidio continua e l'Algeria guarda impotente i suoi figli migliori prendere il cammino dell'esilio o quello dei cimiteri. La morte di un uomo di pensiero è sempre una cosa penosa, ma il silenzio e l'indifferenza dell'umanità la rendono ancora più dolorosa.
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