24 ALGERIA/GRANDGUIUAUME non è più protetta: il nucleo famigliare si è disintegrato, gli uomini obbediscono a delle altre forme di solidarietà lontane da quelle della stirpe, sono sottoposti ad altre pressioni. La decomposizione del potere di questi ultimi anni e l'assenza delle leggi, hanno aggravato la condizione della donna. È diventata oggetto di desiderio e di violenza. Una violenza che è il riflesso dell'accresciuta frustazione dell'uomo: del suo desiderio che lo porta al piacere brutale, del suo onore che lo porta a trasformare in violenza sulla donna il disprezzo del quale è oggetto, come uomo, come cittadino, come lavoratore. La cronaca ci racconta quotidianamente episodi di stupro (attribuiti agli estremisti islamisti, e talvolta commessi da vicini di casa), di violenze, di torture, di umjliazioni e di mutilazioni. Ricordo quando in Francia, durante l'estate 1994, poco dopo il mio ritorno dall'Algeria, segui un intervento di Khalida Messaoudi nel telegiornale delle venti. Vestita all'europea come molte donne algerine, interveniva energicamente per denunciare le pressioni di cui sono vittime le donne in Algeria, e in particolar modo coloro che non portano il velo, spesso barbaramente assassinate. Nel denunciare questa violenza rivolta soprattutto sulle donne, affermava che il popolo non avrebbe ceduto alla dittatura di qualsiasi tipo, né all'oscurantismo. Il popolo algerino non sarebbe crollato. Le donne si sarebbero rifiutate e si rifiutano di lasciarsi chiudere in un mondo chiuso, vogliono essere libere. li mio primo impulso era di ammirazione verso il coraggio di questa donna che rischiava la propria vita parlando a viso scoperto, sapendo che, grazie alle parabole, una grande parte dell'Algeria, e non sol6 i suoi amici, avrebbe seguito la trasmjssione. In un secondo tempo ho pensato a tutte le donne in Algeria, nelle campagne e nei sobborghi urbani: cosa può rappresentare per loro tale intervento? Immagino che, sebbene approvassero il suo coraggio, le sue idee, la sua figura di donna non poteva riguardarle in profondità. Khalida Messaoudi è una donna che si è realizzata, che apparentemente non è sposata, non ha marito, non ha figli, è una donna che afferma il proprio potere davanti agli uomini. Queste donne avranno fatto fatica a identificarsi in lei, a pensare che la donna algerina possa essere come quel modello. La grande abilità dell'Islam ismo è stata quella di far credere all'identificazione dell'Islam e allo statuto della donna più tradizionale. La storia mostra come tale statuto variasse secondo le regioni e le epoche, e che continua a cambiare, adattandosi alle diverse società. È ciò che accade nella nostra epoca, in un modo ancora più intenso. Tuttavia si comprende meglio un'evoluzione quando si è colto il suo punto di partenza, che schematizzo in questo modo: - un equilibrio generale interiore-esteriore, nel quale l'esteriore non è considerato come possibilità di un miglioramento favorevole, ma piuttosto come elemento destabilizzante, pertanto considerato come negativo: è lo spirito endogamico; - un equilibrio uomo-donna, dove la donna rappresenta l'interiorità e l'uomo una struttura in apparenza fortemente coesiva (dove la preferenza è per il clan sull'individuo); - una struttura linguistica orale/scritta, nella quale la lingua madre è fortemente marcata di caratteri affettivi e si trova protetta dall'intrusione esterna da uno scritto fortemente valorizzato, quindi sacralizzato. Questi diversi tratti, sono stati considerati da secoli elementi specifici di una civilizzazione beduina nomade che aveva sviluppato una civilizzazione del tipo appena descritto 7 • Potremo considerarlo come un modello arcaico represso, nonostante si riveli più attivo che represso? Francia e Algeria: il malinteso Fra la Francia e l'Algeria si ha la sensazione di conoscersi. Vi è stata una lunga frequentazione reciproca, molti scambi di persone nei due sensi e un'importante immigrazione algerina in Francia. La lingua francese consente di comprendersi ...Qui si trova il malinteso. La lingua ne è il simbolo e l'ambito più colpito. Anche all'interno della materialità del segno: in Algeria una conoscenza approssimativa del francese fa credere che l'informazione passi, ma spesso non vi è che una comunione affettiva nel senso delle parole. Anche quando il senso passa, le referenze, le mentalità che sono dietro sono date per simili: le poche cose che ho potuto dire in questo testo lo mostra ampliamente. Una certa comunione di linguaggio fa supporre una prossimità e ne crea l'illusione. Per riprendere un'espressione di Abdelmalek Sayad8 , occorre considerare tre stadi della relazione fra la Francia e l'Algeria: l - il primo è quello della colonizzazione. Le due parti si sono sentite e affermate come differenti, ma una dominava l'altra e le imponeva il suo potere, la sua cultura, la sua lingua; 2 - il secondo è seguente all'indipendenza. Avrebbe dovuto essere lo stadio in cui le differenze venivano riconosciute e in cui le relazione sarebbero state create su tale base. Questo stadio, che termina nella situazione attuale, è stato quello dell'illusione perseverata, della confusione, del malinteso. La Francia ha considerato l'Algeria come fosse permanentemente una sua copia e un sua emanazione e l'Algeria non ha saputo amarsi abbastanza per rompere l'antico legame e per strutturare la propria personalità; 3 - occorre sperare in un terzo stadio, quello delle differenze riconosciute che permettano alle due società di creare un rapporto di scambio su basi di uguaglianza, e che creino un rapporto fra due civilltà mediterranee sulla base di una storia e di interessi comuni. Per il momento ne siamo lontani. L'illusione è stata mantenuta dall 'élite politica e intellettuale dell'Algeria, così vicina alla Francia, anche quando la malediva, quando le opponeva il suo aspetto rassomigliante. Una rassomjglianza che ha fatto cadere nell'oblio l'altra Algeria, quella delle periferie e delle campagne, che viveva secondo altre regole. Tale simjlitudine delle élites è certamente l'elemento più mistificante, poiché occultava totalmente la differenza. Ho menzionato in precedenza le norme di comportamento politico che uniscono le linee di spartizione dei clan. I capi si circondano di uomini scelti non in funzione delle proprie competenze, ma in funzione delle loro appartenenze familiari, tribali o regionali. Gli occidentali, chiusi nei loro giudizi, hanno la tendenza di qualificare tali pratiche con etichette morali; non si tratta in realtà che di differenze. Gli uomini che vengono scelti in tale modo, sono probabilmente i soli dei quali si possono fidare, quanto di più importante dal punto di vista del potere ...Un altro esempio: i partiti democratici minori non si sono mai potuti riunire fra loro per costituire una vera forza democratica, perché è sempre stato predominante l'impulso a impedire l'ascensione dell'altro. Come una tale cecità è potuta durare così a lungo? La ragione va cercata in entrambe le parti in causa. Da parte dell'Algeria, l'ossessione di trovarsi ali' altezza delle nazioni moderne ha imposto una posizione rigida rispetto al discorso sulla società: l'Algeria era moderna, aveva vinto una grande nazione appoggiata dalla Nato, portava in sé i segni di uno sviluppo nascente. Affermare il contrario sarebbe stato prova cli razzismo, d'imperialismo e di neo-colonialismo. In qualità cli partecipante al Congresso internazionale di sociologia, riunito ad Algeri nel 1974, fui testimone, come centinaia di ricercatori di tutti i paesi, di una violenta diatriba avviata da Mohamed Seclclik Benyahia, Ministro dell'insegnamento superiore e della ricerca. li
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