Linea d'ombra - anno XIII - n. 104 - maggio 1995

22 AI.GERWGRANDGUIUAUME all'evidenza della struttura linguistica specifica fondata sull' opposizione scritto-orale, la valorizzazione necessaria delle lingue madri doveva tener conto di tale situazione. Ciò non impedisce che per l'opinione comune, l'opposizione scritto/orale corrisponda da sempre a una struttura élite/massa, così come formulò il padre del riformismo algerino, Cheikh Abdelhamid Ben Badis, già negli anni '30: "Il linguaggio utilizzato dalle lingue nel mercato, in strada e in tutti i luoghi popolari frequentati dalle masse, non può essere confuso con il linguaggio delle penne d'oca e della carta, dei quaderni e degli studi, in poche parole, dell'élite." 3 In questo modo lo scacco sul piano linguistico è doppio. Con il suo disprezzo per le lingue parlate, il potere si privò del consenso popolare, creando contemporaneamente falsi problemi politiei, quali il "regionalismo" che venne legato alla rivendicazione linguistica berbera. Attraverso la sua politica d'arabizzazione, che non seppe rinnovare con una tradizione araba viva, chiudendosi in un tradizionalismo sterile fondato su una pedagogia antiquata, e preferendo la memorizzazione al risveglio culturale. Non valorizzando la lingua favorì la promozione dei mediocri e dei politici, perdendo il beneficio della credibilità politica che la lingua araba avrebbe potuto apportargli. Concludendo, oggi la società algerina ha un rapporto non equilibrato con le proprie lingue: utilizza francese nella negazione, dispone dell'arabo che la chiude in un estraneità medioorientale, parla la propria lingua nella vergogna: dovè il sentirsi a casa che l'indipendenza doveva assicurargli? La legittimità in Algeria Nella misura in cui la lingua e la legge sono in stretta correlazione, le lingue in uso in Algeria possono aiutare a riflettere sulla legittimità. Sono tre le lingue: la lingua coranica, che incarna la legge dell'Islam, la lingua madre (araba o berbera) che esprime la legge della comunità d'origine e la lingua francese, imposta lungamente come legge coloniale. Lascio da parte per il momento la lingua araba moderna, introdotta recentemente dalla politica d' arabizzazione. È ben evidente che esiste un'ultima forma di legittimità che viene dall'Islam. Nessun potere può contravvenire apertamente a una prescrizione di origine coranica (Habib Bourguiba ne ha fatto l'amara esperienza negli anni '60 in Tunisia, quando ha voluto inteerdire la poligamia e ridurre la pratica del Ramadan). La questione è che il contenuto di questa legge è estremamente vago. Inoltre, non è affatto evidente (né storicamente provato) che un potere politico, per beneficiare della legittimità islamica, debba applicare la chari 'a. Il limite estremo deve essere in quell'ambito in cui il potere non combatte la fede musulmana, né i musulmani ... A causa di questa profonda imprecisione, la legge islamica si è sempre mescolata con quella delle etnie e sposato le loro particolarità. Una delle funzioni stesse degli ouléma delle tribù berbere era quella di elaborare minuziosi compromessi che rispettassero contemporaneamente la chari'a islamica e i costumi della tribali. Ogni "rinascimento" dell'Islam , ripresa intellettuale della dottrina considerata più pura, viene a mettere in questione questo fragile equilibrio fra legge e tradizioni. Come nel caso dell' Algeria, fra gli anni'30 e '50, quando il riformismo urbano dei discepoli di Ben Badis volle proibire le tradizioni proprie delle popolazioni rurali. E come oggi, quando gli integralisti vogliono imporre il velo alle donne, proibire i festeggiamenti ai matrimoni, eliminare i canti popolari. Emerge la necessità di un'autorità riconosciuta che definisca la legge in questo contesto, ciò che avrebbe dovuto fare un'autorità algerina. Al contrario, le istituzioni non si sono assunte le proprie responsabilità in proposito, considerando da sempre i costumi e le lingue popolari come non degni di considerazione. Nello stesso tempo un'altra fonte di legittimità è all'opera in Algeria, quella legata alla lingua francese e ai concetti di modernità e sviluppo. Questa legittimità, data dalla Francia stessa, è in qualche modo un'arma che le si è rivolta contro. I principi fondamentali della Rivoluzione francese portavano in sé il germe della rivendicazione d'indipendenza dell'Algeria. Sembrerebbe strano parlare di questo tipo di legittimità, ma è in funzione di tale fonte che si affermarono i principi di democrazia, anche se la concezione che aveva la maggioranza era senza dubbio diversa da quella dei "democratici". Fin dall'inizio dell'Indipendenza del!' Algeria, il potere si trovò preso in ostaggio fra due tipi di legittimità. Senza avere la possibilità di rompere, si è accontentò di arbitrare a piacimento le pressioni. 4 Ciò spiega come un certo numero di problemi non poterono essere risolti, o al limite furono eliminati di nascosto senza vero dibattito nazionale, come nel caso del Codice della famiglia o della decisione in merito ali' arabizzazione totale del 1991. È a causa di questa doppia cittadinanza, senza istanza d'arbitraggio, che numerosi e fondamentali problemi non trovano a tutt'oggi soluzione. È la ragione per la quale tendono a essere regolati in strada, attraverso la violenza. Lo statuto della donna Parlando di islamismo e della sua influenza nella vita sociale, l'impressione più forte è che tutto giri in modo impressionante attorno alla donna: nell'impedire la confusione fra i due sessi, nel portare il velo, nel lasciare la donna a casa, etc., come se tutti i problemi sociali e politici girassero attorno a tale questione. Di quanto accade in Occidente si può anche far finta di non accorgersi. Eppure, in tutto questo permane qualcosa di profondamente radicato nelle tradizioni. Ci si è domandati molto spesso se nella metà della società algerinà, composta da uomini, domini una mentalità maschilista. Di che cosa si potrebbe trattare altrimenti? La donna al centro della società Esiste una concezione specifica del rapporto uomo-donna nell'insieme del mondo arabo, così come in tutto il Mediterraneo, evidenziata da Germaine Tillion5 . Quando, secondo gli studi antropologici di Claude Lévi-Strauss6, la differenza dei sessi serve sia come paradigma sia come iniziazione pedagogica all'alterità(sottolaforma più precisa del matrimonio endogamico), la relazione uomo-donna si basa sul fondamento dell'onore, nell'ambito culturale che ci riguarda. Un onore situato nella conservazione di purezza della propria discendenza, e senza dubbio lontano da un concetto di scambio e di crescita reciproca. Questo spiega come, già da tempi lontanissimi dal nostro, il matrimonio endogamico venisse considerato il matrimonio ideale, dove il giovane uomo ha come sposa la figlia del fratello di suo padre. Un sistema che permette di tenere unite tutte le quattro generazioni nell'unicità della stirpe, sostenendo in modo estremo la purezza del sangue e mettendo l'accento sulla conservazione della verginità fino al matrimonio. Al di là della materialità della questione, l'onore consiste per gli uomini anche nel controllo delle donne: che neanche un semplice rumore possa intaccare la reputazione della famiglia. Ne segue che il comportamento delle donne,

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==