ormai tra gli algerini, la risposta di Tahar Djaout la dice lunga sull'isolamento degli intellettuali francofoni in Algeria. Questo isolamento è dovuto a un campo politico dominato -in maniera coercitiva e non ideologica-dal potere statale in mano all'esercito, che impedisce l'emergere di élites civili, con l'eccezione dei gruppi sociali che impiega nelle istituzioni e nei settori economici dove essi non esercitano alcun potere. La stella università non ha potuto produrre un'élite perché il potere le ha rifiutato l'autonomia amministrativa, opponendosi alla possibilità che avesse proprie riviste, propri gruppi di ricerca. I rettori delle università - fino alla fine degli anni Ottanta reclutati tra medici e dentisti - e i direttori delle scuole erano scelti dal ministro per la qualità di obbedire servilmente a una gerarchia amministrativa preoccupata che l'università non divenisse un polo di contestazione politica entro cui potessero emergere delle élites nelle quali si riconoscessero i diversi strati della popolazione. Chiuse le università, le élites contestatrici sono uscite dalle moschee, difficilmente controllabili per il loro numero. Sarebbe tuttavia esagerato dire che il potere statale ha impedito l'emergere di una élite secolarizzata, perché in effetti vi sono stati ostacoli d'ordine storico, sociale e ideologico. Il potere dello stato non ha cercato di favorire l'emergere di una simile élite riconosciuta socialmente. Non l'ha aiutata perché temeva che facesse concorrenza all'esercito, unica istituzione concepita per fornire quadri ali' élite dirigente. In sostanza un'élite politicamente adatta non poteva formarsi prima dell'apparire di un'opinione pubblica in un campo politico investito da partiti, sindacati, associazioni, giornali d'informazione e d'opinione. Certo, un'opinione pubblica omogenea, che obbedisca alla razionalità politica e reagisca come un individuo, non esiste da alcuna parte. Quella che è comunemente chiamata opinione pubblica, tuttavia, è l'insieme delle differenti correnti d'opinione che attraversano la società civile, riunite attorno a un consenso minimo sulle procedure di accesso al potere e sulla legittimità dell'opposizione. L'opinione pubblica non si esprime attraverso un partito o un movimento.L'opinione pubblica non indica il grado di coesione od' integrazione del la società, ma soltanto che esiste un consenso sul modo di considerare le divergenze interne alla società. L'opinione elettorale è l'illustrazione dell'esistenza del!' opinione pubblica come elemento determinante del campo politico e della sfera pubblica. La forza degli intellettuali proviene dalla loro capacità a influenzare l'opinione pubblica. Se questa non esiste formalmente, se non interviene regolarmente per sostituire i titolari del potere, l'intellettuale resterà un individuo ri peltato dai vicini per il suo stato sociale- medico, giornalista, avvocato, universitario - e non un attore politico che influenza il dibattito pubblico nel senso della modernità. È qui che risiede la differenza principale tra l'intellettuale critico dei rapporti sociali e delle rappresentazioni collettive e l'intellettuale contestatore. L' intellettuale francofono è critico in una società ossessionata dall'apologia del la sua identità culturale; l'intellettuale arabo fono è contestatore in un paese dove il regime politico è rinnegato. L'isolamento dell'uno e la popolarità dell'altro hanno la stella causa: la società vuole cambiare regime politico senza rimettere in discussione le rappresentanze politiche e simboliche ereditate dal passato. È attraverso questa contraddizione fondamentale che la società si modernizzerà, sfortunatamente al prezzo di sofferenze terribili perché da nessuna parte lo svolgimento della storia obbedisce alla ragione a all'intelligenza, le uniche capaci di risparmiare queste sofferenze. ALGERIA/MEKBEL19 SAID MEKBEL,GIORNALISTA traduzione di Giulia Colace Said Mekbel, cronista, assassinato il 4 dicembre 1994 ad Algeri. Aveva appena scritto il suo ultimo articolo per la stampa estera. Il brano che segue è tratto da questo aiticolo. "Bisogna che dica alcune cose ai terro1isti. Prima di tutto che non facilitano il mio lavoro. Per niente, per niente, per niente. Il mio lavoro è già abbastanza complicato senza di loro. Ogni giorno voluto da Dio, devo torturarmi il cervello per scrivere la mia cronaca quotidiana, trovare un argomento dive11ente, dargli quel piglio leggero e spiritoso che naturalmente i lettori si aspettano da me come se mi bastasse aprire un cassetto per trovarlo ... Insomma, vivo un calvario quotidiano così penoso che mi domando come i terroristi possano ignorarlo. Non contano dunque degli umoristi fra le loro fila che possano capire le sofferenze di un collega? Prendete, per esempio, questo: in due occasioni mi hanno sparato addosso parecchi colpi d'arma da fuoco. Di questo passo, finiranno per uccidermi, vero? E questo, bisogna che lo faccia sapere ai te1TOristi,dirgli che il loro giochino è mortale. Forse ignorano che le pallottole dei loro revolver possono far male e uccidere? E quest'altro ancora: quando devo ingegnarmi in astuzie da Sioux per eludere la sorveglianza degli indicatori dei te1TOristi che spiano le mie abitudini per conto loro. Quando, per esempio, per confondere le tracce, cammino a ritroso verso casa per dare a intendere che ne esco, o viceversa per dare a intendere che rientro. Non so se la mia astuzia riesce a ingannare il nemico, ma so che in compenso il mio strano comportamento ha attirato l'attenzione dei vicini, che hanno consigliato a mia moglie di farmi visitare da uno psichiatra. Bisogna che vi dica che, spesso, con questi giochetti da Sioux, perdo davvero la bussola: a momenti non so più se sto rincasando dando a intendere che ne esco o se sto adottando la tecnica inversa. E c'è soprattutto questo che vorrei che i terroristi sapessero. Su consiglio di amici preoccupati per la mia sicurezza, ho modificato il mio aspetto fisico mutandone alcuni particolari. Mi sono rasato i baffi, tagliato i capelli molto coiti, ho sostituito gli occhiali con delle lenti a contatto. Se voi vedeste il risultato, sono diventato semplicemente irriconoscibile. Al punto di poter passare senza rischi fra due file di te1TOristi.E, per strada, nessuno mi riconosce più, nessun cenno amichevole, nessuna parola gentile. Più niente. Ho davvero l'impressione di essere sparito, di essere morto. E talvolta questa sensazione è così intensa e forte che apro il giornale per vedere se viene annunciato il mio assassinio." da "Telerama", 1994
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==