9 O O ITALIANO CORRADOALVARO Vent'anni L'autobiografia romanzata di Corrado Alvaro ventenne. pp.224, L.20.000 GUGLIELMOPETRONI Ilmondo è unaprigione "Uno dei libri più genuini sulla Resistenza" (Nicolò Gallo). pp. /36, L./8.000 N A R R NINO FILASTÒ Lamoglieegiziana Una girandola di invenzioni nel primo "legai thriller" italiano. pp.360, L.24.000 A GIUSEPPEBOTTAI Quadernoaffricano Il diarioasciuao e incisivo della campagna di Abissinia. pp.104, L.18.000 EVAQUAJOTTO Bestiee noi I grandi, piccoli e m.isteriosi protagonisti del pianeta Terra. pp. I 04, L.18. 000 T o R I JOSÉPABLOFEINMANN !!esercitodi cenere Un western metafisico nella turbolenta Argentina. pp.216, L.20.000 JOSÉ EMILIO PACHECO RODOLFOCELLETTI !!infermierainglese Il principiodel piacere L'intenso e ambiguio rapporto tra un.fratello e una sorella. Il ritorno di un grande narratore. pp.176, L.20.000 M E R e Cinque racconti sulle prime sconvolgenti passioni amorose del 'adolescenza. pp.96, L.10.000 V R I o GIORGIOVANSTRATEN Corruzione Il romanza che affronta lo scempio morale di una generazione. Uno scavo impietoso ne/l'Italia degli ultimi anni. pp. /20, L.18.000 S A G G I STEPHENGUNDLE I comunistitaliani tra Hollywoode Mosca La sfida della cultura di massa ( 1943-1991) pp.592, L.42.000 G I V N T I LUC MONTAGNIER AIDS!!uomo controil virus Storia di un'epidemia raccontata dal suo scopritore. pp.288, L.26.000 FABRIZIOARDITO DANIELAMINERVA FRANCODI MARIA GIOACCHINOLAVANCO ANNA OLIVERIO FERRARIS La ricerca Adunpasso dall'inferno Zoned'ombra di Eva Viaggio alle origini dell'uomo moderno pp.264, L.28.000 X X ALESSANDRMO NGILI Stalin e l'impero sovietico pp. /92, L.14.000 Se111iremafioso e obbedienza criminale pp.160, L.20.000 s E e PEPPINORTOLEVA Massmedia Nascita e industrializzazione pp. /92, L. /4.000 o Storie di normale psicopatologia pp.142, L.20.000 L o GABRIELREANZATO Laguerra di Spagna pp.128, L. /4.000 I 18 ALGERIA/ADDI attraverso il lavoro, la casa, i comfort urbani, la dignità di fronte all'amministrazione ... La religione è percepita dalle masse come il mezzo di accesso a questa modernità nel rispetto dell'identità culturale. Vi è dunque una profonda motivazione democratica nella contestazione islamica, ma questa contestazione non si esprime con le parole e il linguaggio abituali della democrazia. Per questo vi è una rottura tra gli intellettuali e il popolino, ma è una rottura soltanto a livello di discorso. Il popolino non comprende il discorso dei francofoni - in termine di contenuti - e questi ultimi non comprendono il suo. Bisognerà attendere Io scacco del FIS, la sua incapacità a mantenere le promesse perché il discorso secolarizzato abbia degli effetti politici sul popolino, di cui finirà per conquistare una gran parte. L'errore della élite secolarizzata è di non aver continuato a essere democratica nel gennaio 1992, opponendosi da una parte all'annullamento del le elezioni e, dal!' altra, rinunciando a denunciare le torture e gli arresti arbitrari di cui sono state vittime gli islamici. Il voto del dicembre 1991 era un voto i cui effetti futuri sarebbero stati quelli di riavvicinare il popolino alla élite secolarizzata. Il suo annullamento ha creato una dinamica infernale che ha allontanato ancor più questa élite dal popolo per un lungo periodo, con in più l'odio e il desiderio di rivincita. La violenza che si è scatenata ha messo di fronte lo stato sostenuto dall'esercito e gli islamici incoraggiati dalla vittoria elettorale. Gli strati periferici dello stato - medici, giornalisti, ingegneri, insegnanti francofoni, in breve quella che si chiama l'Algeria degli intellettuali - sono stati costretti a scegliere il loro campo. La loro ambiguità risiede nel fatto che, per quanto ostili agli islamici, non si sono impegnati troppo a sostenere l'esercito. Di qui gli interrogativi e i dubbi sugli autori di un assassinio ogni volta che un intellettuale è ucciso ad Algeri. L'isolamento degli intellettuali francofoni Le uccisioni degli intellettuali francofoni sono state - e sono - possibili perché non esisteva un potere universale che dimostrasse la propria autonomia nei confronti dello stato e, pertanto, ottenesse credibilità presso differenti pubblici. È perché gli intellettuali francofoni non sono politicamente e professionalmente credibili e non hanno un appoggio pubblico che si fanno uccidere. La sistematica volontà dei dirigenti dello stato indipendente di combattere tutti gli sforzi di autonomia dentro la società - il potere sindacale, economico, universitario, religioso o anche della stampa - non ha lasciato all'élite francofona alcuna possibilità di essere credibile agli occhi della popolazione. Una simile élite, che fosse emersa indipendentemente dallo stato, avrebbe potuto essere un'alternativa al discorso religioso, o almeno avrebbe potuto porre un limite alla sua egemonia su una società che, per sottolineare la propria sfiducia verso il potere, s'è rifugiata nella politica islamica. L'uccisione di intellettuali non ha suscitato disapprovazione in seno alla popolazione tale da dissuadere gli assassini dal commettere altri crimini. Questo è l'impatto degli intellettuali nella società. I funerali delle vittime, sfruttati dalla televisione di stato come arma di propaganda contro gli islamici, confermava iI telespettatore medio nell'idea che il defunto era un partigiano del potere. Lo scrittore arabofono Tahar Ouettar ha risposto a una domanda postagli da un giornalista di Arte - in una trasmissione dedicata nel maggio 1994 ali' assassinio degli intellettuali - dicendo che la morte di Tahar Djaout era una perdita per i suoi figli e per la Francia ma non per l'Algeria. Al di là di queste terribili parole da cui traspare l'odio che esiste
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