coscienza critica delle pratiche sociali è soffocata dall'ideologia religiosa di cui sono po1tatori. Per questo non criticano i fondamenti del potere attraverso il partito unico o la supremazia dell'esercito nelle istituzioni. Contestano solamente gli uomini che sono alla testa di quelle istituzioni proponendosi di rimpiazzarli. Non criticano neppure la società con la prospettiva di modificare i rapporti sociali; la rimproverano soltanto di essersi allontanata da Dio e le propongono di riavvicinarvisi. L'imam insegnante è un intellettuale contestatore che cerca di essere un intellettuale organico del potere per il quale milita. Ma la dinamica religiosa è tale che vi saranno sempre degli imam contestatori perfino in uno stato che si proclama religioso, perché per i musulmani sunniti non esiste una gerarchia depositaria del!' autorità religiosa. I francofoni: un'élite dal discorso secolarizzato Perché Ali Belhadj, figura emblematica dell'imam insegnante, è divenuto così popolare - al di là della sua capacità personale nel maneggio verbale - e non invece Sa"i"dSaadi, medico prestato alla politica, o Nourredine Bouk.roh, giornalista bilingue che ha creato un partito che reclama contemporaneamente l'islam e la modernità? Vi sar·anno delle ragioni all'incapacità di questi personaggi di creare dei movimenti politici popolar-i. La prima è che sono ritenuti avere con lo stato un rapp01to ideologico fondato sulla modernità occidentale e dunque incapaci di rompere con lo stato-FLN. Questa percezione è confermata dal fatto che i partiti che hanno creato hanno recluAlgerio, ogoslo 1957. Foto Keystone/Sygmo/G. Neri. ALGERIA/ADDI 17 tato essenzialmente negli strati periferici dello stato: funzionari, ingegneri, medici, avvocati, ecc., per lo più francofoni. La seconda ragione è che la forma secolarizzata del loro discorso - tanto critico verso il potere quanto quello degli islamici - li indica agli occhi del popolino come contTar·i alla religione. I partiti detti democratici non hanno legami con gli strati sociali poveri, che appoggiano l'utopia islamica che lascia credere alle masse popolari che è possibile organizzare democraticamente la Città sulla base della fede in Dio. Se fanno notare che la fede in Dio non è sufficiente a garantire l'uguaglianza e la giustizia sociale o a impedire la co1rnzione e gli abusi del potere, gli si risponde di avere più fiducia in Dio. L'élite secolarizzata si trova dunque esposta a una concezione dei rapporti sociali secondo cui la morale reljgiosa deve essere al centro di questi stessi rapporti; ella si trova di fronte una concezione della politica in cui la politica, dal punto di vista formale, non si è ancora autonornizzata dalla coscienza religiosa. L'assassinio degli intellettuali francofoni si spiegherebbe in parte con questa concezione morale della politica che essi non avrebbero condiviso. L'ideologia democratica suscita diffidenza quando è propagandata da un'élite secolarizzata, per di più fondamentalmente francofona. Ciò non vuol dire che le masse che hanno votato per il FIS abbiano votato contro la democrazia. Nel voto al FIS oltre alla sanzione contro il regime in carica vi era anche una rivendicazione democratica, formulata in modo implicito e contraddittorio. La popolarità del FIS si basa su richieste democratiche relative alla partecipazione a un campo politico da cui gli algerini sono esclusi, relative alla partecipazione a una modernità sociale
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