Linea d'ombra - anno XIII - n. 104 - maggio 1995

16 ALGERIA/ADDI La competizione tra francofoni e arabofoni La situazione dell'intellettuale in Algeria presenta delle pa1ticolarità legate alla storia del paese e alle condizioni attraverso cui la società si è inserita nel processo di modernizzazione e si è confrontata con la modernità politica. Profondamente destrutturata da una colonizzazione di popolamento durata oltre un secolo, l'Algeria ha dovuto affrontare all'indomani della sua indipendenza dei problemi culturali relativi all'identità nazionale e dei problemi sociali la cui soluzione passava attraverso lo sviluppo. Questa somma di problemi di ordine diverso si è tradotta nella struttura della sua élite: la frazione francofona è più sensibile allo sviluppo economico per risolvere i problemi sociali (disoccupazione, analfabetismo, crescita demografica, malnutrizione, ecc.) mentre qulla arabofona è preoccupata di affermare un'identità culturale arabo-islamica. Questi due settori dell'élite hanno sempre coesistito, nel movimento nazionale durante il colonialismo e nello stato dall'indipendenza, legati da compromessi in cui non erano assenti secondi fini tanto negli uni che negli altri. Paradossalmente proprio l'indipendenza, che si presumeva li avrebbe avvicinati e fusi in una nuova élite, li ha ancor più allontanati e messi gli u~i contro gli altri. Da una parte gli arabofoni, culturalmente più vicini al popolo, perseguivano l'utopia di far rivivere l'eredità culturale precoloniale; dall'altra i francofoni, più a1·ratti dai valori universali, hanno cercato di innestare la modernità attraverso lo stato. Divisa culturalmente e ideologicamente, l'élite lo è anche politicamente per via della lotta per il controllo dei posti nell'apparato dello stato, lotta a cui non sono estranei interessi materiali. Lo stato utilizzava i francofoni per la loro competenza tecnica, affidandogli compiti di direzione economica e gestione amministrativa; e utilizzava gli arabofoni per compiti di orientamento culturale e ideologico: nell'insegnamento, nel partito unico, nei media. La divisione linguistica attraversa tutto l'apparato dello stato, compreso l'esercito, ma tende a occultarsi al vertice, probabilmente in vi1tù della solidarietà di corpo tra i responsabili. Un potere illegittimo dipende dalla propria coesione al ve1tice dello stato. L'élite arabofona, diversamente da qulla francofona, non si limita a una presenza negli apparati centrali dello stato. Essa è fortemente presente anche nella società dove si adorna di discorsi religiosi in cui si riconosce il popolino. Gli intellettuali arabofoni intervengono spesso alla televisione dove difendono i valori sociali a pa1tire dalla morale religiosa e quelle che sono considerate in Algeria le due "costanti nazionali" (ettawabit e watania), cioè la lingua araba e l'Islam. Questo discorso trova la sua conclusione nella moschea dove, nel corso degli anni, slitterà da una parte verso una rivendicazione d'identità e dall'altra verso una contestazione del potere a paitire dalla morale. Con il crollo dell'economia statale, che doveva originariamente fornire legittimità al potere, l'élite francofona si è trovata doppiamente squalificata perché a lungo identificata con i discorsi economici di stato, cui forniva garanzia scientifica. In effetti gli economisti universitari, in maggioranza francofoni, hanno organizzato convegni e scritto articoli e saggi che sostenevano il fondamento scientifico della "via non capitalista di sviluppo, del socialismo, del sistema dei prezzi amministrativi". L'élite arabofona, al contrario, che s'era disinterellata dei problemi sociali dello sviluppo, non si è sentita coinvolta nello scacco economico e raccoglie i frutti del proprio discorso culturale. Questa posizione le permette di scivolare verso l'opposizione e di presentai·si come espressione ideologica della società contro il potere, accusato di essere detenuto da francofoni chiamati hizb 'rança (venuti dalla Francia). Schematizzando il francofono è un intellettuale organico che s'identifica con lo stato che vorrebbe strumento di modernizzazione e di trasformazioni sociali, l'arabofono, che fa leva sul discorso religioso, un dissidente secondo cui lo stato non corrisponde né nella forma né nella sostanza al patrimonio culturale della società di cui pretende d'essere espressione politica. Gli imam insegnanti li discorso moralizzatore dei vecchi uléma è ormai proferito in toni minacciosi, vigorosi e aggressivi, con una finalità politica, ed è fatto da uomini giovani la cui professione è quella di insegnante, medico, ingegnere, tecnico ... : Abbassi Madani è professore di psicologia dell'educazione all'Università di Algeri, Ali Belhadj _èprofessore di scuola media, Abdelkader Hachani è tecnico specializzato in idrocarburi. Oltre alla propria attività professionale essi guidano la preghiera alla sera nelle moschee di quartiere e animano delle conversazioni su temi sociali (la donna, la giustizia, l'onestà dei funzionari ...) con un linguaggio che richiama folle numerose. La loro celebrità si basa su un discorso aggressivo nei confronti del potere e si fonda sulla norma religiosa. ln seguito hanno superato il loro stato di chierici per diventare uomini politici che, servendosi della folla che li segue, cercano di conquistai·e il potere dello stato al fine, precisano, di farlo obbedire alla morale. L'imam occasionale che cattura l'attenzione dei credenti che sono giunti la sera ad ascoltai-Io nella moschea di quartiere è un funzionario, vuoi usted (professore) in un liceo o università, vuoi hakùn (medico) in un ospedale, vuoi ancora mouhandess (tecnico, ingegnere) in un'impresa di stato. Non appartiene, dunque, a una categoria declassata, non ricava il suo reddito da un settore informale e non vive della solidai·ietà del quartiere. Questo imam appaitiene agli strati sociali privilegiati, possiede un appartamento, una vettura e dispone di uno stipendio di funzionai-io versato regolarmente in una banca. L'autorità che gli conferisce la funzione d'imam è rafforzata dallo stato sociale che l'apparenta ai francofoni la cui pretesa, agli occhi dei fedeli della moschea, è di monopolizzare la modernità sociale. Alla fine degli anni Settanta e all'inizio degli Ottanta, questi imam insegnanti sono diventati un fenomeno sociale. Invitati ai funerali e ai matrimoni religiosi predicavano la buona novella che veniva registrata su cassette e riascoltata e commentata in famiglia. Quando questa élite nata con l'indipendenza s'è interellata alla vita pubblica, al legarne sociale, allo stato, è divenuta un attore politico che il potere ha inizialmente sottovalutato perché sperav? di recuperarlo al momento opportuno. Entrati in aperto conflitto verso la fine degli anni Ottanta gli imam insegnanti si presentano come intellettuali contestatori, che predicano la parola divina, si appellano alla solidai·ietà e alla giustizia sociale, condannano la corruzione e la liberalizzazione dei costumi, denunciano gli attentati alla religione. Se si definisce intellettuale un individuo la cui pai·ola, che poggia su valori sociali, ha un'eco presso un certo pubblico, allora questi imam insegnanti sono degli intellettuali. Ma lo sono in una società dove l'autonomia della politica non si è ancora affennata, dove la religione non si è ancora secolarizzata, dove l'individuo non si è ancora liberato dall'immaginario comunitario che l'imprigiona e gli nega la libertà politica. Gli imain intellettuali hanno un pubblico in una società dove l'opinione pubblica non esiste, se si intende per opinione pubblica un attore politico che cambia con regola1ità le maggioranze pai-Jamentari e i governi. Gli imam intellettuali sono contestatori ma non sono critici, perché la

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