Linea d'ombra - anno XIII - n. 104 - maggio 1995

cosciente di modernizzazione che si urtava al quadro della tradizione musulmana. Alcuni attribuiscono alla colonizzazione la responsabilità di questo arresto del processo di modernizzazione? È certo che essa ha rafforzato le tendenze che si opponevano alla modernizzazione, visto che questa veniva identificata con la dominazione europea. La colonizzazione però non ha funzionato dappertutto allo stesso modo, senza dimenticare inoltre che moti musulmani si sono adattati alla modernizzazione portata dai colonizzatori pur mantenendo le loro idee anticoloniali. Oggi l'Islam può ritrovare il tragitto della modernità? In realtà, almeno in parte, la modernizzazione continua ad avanzare, nonostante gli integrali ti. Lo si vede anche in Lran,i cui tecnici - che siano mollah o meno - vanno a studiare al MIT di Boston. In fondo, non c'è nulla nella credenza in Allah o nella Sunna che si opponga alla modernizzazione. Sarebbe vano cercare nel Corano indicazioni in questo senso, come pure nella direzione opposta. Il Corano non prende posizione a favore o contro la modernizzazione, e neanche potrebbe. L'integralismo continuerà a crescere e diffondersi? Oggi esistono molte forme di integralismo, e alcuni fondamentalisti per certi aspetti sono molto modernizzatori. Secondo me, c'è anche la possibilità di un atteggiamento integralista non necessariamente antimoderno in modo totalizzante. È proprio per questo che un certo tipo di integralismo può continuare ad espandersi e durare a lungo. Perché prevalesse una prospettiva non fondamentalista, occorrerebbe che nell'Islam si affermassero la libertà di coscienza, la possibilità di sfuggire alle leggi dell'Islam e alla sua intolleranza, la libertà di convertirsi ad un'altra religione. Mi sembra difficile che nell'immediato possano realizzarsi tutte queste condizioni. Gli ostacoli che restano, dunque, sono molti. L'Occidente può fare qualcosa? Può almeno cercare di evitare gli atteggiamenti che possono esasperare l'integralismo, atteggiamenti che rivoltano i musulmani spingendoli nelle braccia del fondamentalismo. Ad esempio evitare gli atteggiamenti trionfalistici e il disprezzo per la loro tradizione. Ciò naturalmente non significa rinunciare alla libertà di espressione, che per noi è un diritto fondamentale. Forse bisognerebbe trovare un compromesso tra critica obiettiva e rispetto. Cosa che non è sempre facile, visto che talvolta critichiamo nell'Islam atteggiamenti e posizioni che invece non ci scandalizzano nella nostra tradizione religiosa e culturale ... Certo. Io infatti cerco sempre di tenere ben presente gli errori e i crimini commessi dall'Occidente. A volte questo atteggiamento permette di avviare il dialogo e consente poi di esprimere più apertamente il proprio punto di vista. Ci sono temi o argomenti su cui è possibile trovare elementi di contatto e dialogo? Ne esistono tantissimi, visto che in fondo siamo figli della stessa cultura. La civiltà dell'Islam nasce dalla civiltà grecobizantina e dalla civiltà iraniana mescolate insieme e trasformate in Oriente. Esistono tantissimi legami tra musulmani, ebrei e cristiani. Dunque il dialogo sarebbe possibile. on credo però che riuscirebbe a cambiare la situazione più di tanto visto che i problemi principali di fondo sono politici e non culturali. Da questo punto di vista resto abbastanza pessimista. LahouariAddi GLI INTELLETTUALI ASSASSINATI traduzionedi MarcelloFlores ALGERIA/ADDI 15 Lahouari Addì è professore all'lnstitute d'Études Politiques dell'Università di Lione-2 . La sua ultima opera è L'Algérie et la démocra1ie, La Découve11e 1994. Quest'articolo, tratto da "Esprit" (n. I, gennaio 1995), è il rifacimento di una relazione presentata al seminario annuale del Cadis nel settembre 1994. alla memoria di Tahar Djaout L'uccisione di intellettuali algerini ha impressionato l'opinione pubblica mondiale che si domanda come si possa attentare al sapere e alla creazione artistica in nome di un qualsiasi progetto poljtico. In Algeria, però, al di fuori della cerchia della corporazione e dei suoi amici, questi assassinii non sono stati controproducenti per gli islamici, i cui macabri comunicati annunciavano l'esecuzione dei miscredenti. Come ha potuto l'Algeria diventare indifferente alla morte dei suoi intellettuali? È a questa domanda che questo articolo cerca di dare una risposta. Ogni storia nazionale crea i propri attori - tra cui l'intellettuale - con le proprie particolarità nei propri obiettivi e nelle proprie modalità d'azione. E per questo che non esiste una figura tipica d'intellettuale che attraversa le diverse culture e i diversi paesi: detto in altro modo, non esiste un intellettuale standard. Per fare qualche esempio, la società russa che affrontava il processo di modernizzazione della seconda metà del XIX secolo ha visto affermarsi il tipo di intellettuale organico che, con le sue illusioni e utopie, riteneva sufficiente essere ascoltato dal Principe - o sostituirlo - perché dal vertice dello stato si riversassero sulle masse arretrate il sapere e i valori dell'avanguardia. Questo schema, che in Russia ha più d'un secolo, si è riprodotto ancora una volta negli anni Ottanta con la perestrojka. La situazione francese, diversa dall'esperienza russa, presenta anch'ella un caso paradigmatico d'intellettuale che, erede dei Lumi e critico dello stato e della società, è sinonimo di impegno per alcuni valori universali. Il dibattito francese sugli intellettuali è sempre stato caratterizzato, in modo ossessivo, da quello che già nel 1927 Julien Benda ha cruarnato Il tradimento dei chierici. In Francia l'intellettuale, per effetto della coscienza critica apparsa con l'emergere delle scienze sociali, diffida di uno stato che sospetta d'assolutismo e teme che la propria azione venga utilizzata per rafforzare il potere statale, percepito come un demone che ha la tentazione di ledere le libertà pubbliche e individuali. In Algeria l'intellettuale ha due figure: francofona e arabofona. L'intellettuale francofono è al tempo stesso organico alla russa in quanto deifica lo stato e critico alla francese in quanto si batte contro le strutture tradizionali in una prospettiva di progresso. L'intellettuale arabofono è contestatario nei confronti dello stato e apologetico nei confronti della società da cui vuole espungere le "perversioni culturali e politiche introdotte dall'Occidente".

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