12 ALGERIA/RODINSON rizzato da questo tipo di realtà. Ciò che conta è l'appartenenza alla comunità. E per questo che un teologo canadese, Wi lfred Cantwell Smith, autore di Islam in modem history, ha perfino scritto che i musulmani non crederebbero in Dio ma nell'Islam. In pratica, dunque, si è verificata una sorta di laicizzazione sotterranea e distorta della società. I musulmani, quando parlano del Profeta, parlano di lui come di un uomo eccezionale che ha unificato il mondo arabo, diffondendo un sistema sociale migliore del socialismo e del capitalismo. Ciò che si trova nei manuali scolastici utilizzati nei paesi musulmani è un'immagine che punta sugli aspetti sociali dell'Islam più che su quelli religiosi. Un secolo fa, invece, il Profeta era colui che aveva insegnato agli uomini come guadagnarsi il paradiso ed evitare l'inferno. Secondo lei, dunque, a poco a poco l'Islam avrebbe perso il posto di Dio. L'Islam che sarebbe percepito, più che come una comunità teologico-religiosa, come una comunità socio-culturale e un insieme di leggi valide sul piano sociale, giuridico, morale, ecc... Sarebbe questa la laicizzazione sotterranea? Sì, ma non bisogna esagerare. Ci sono infatti molte persone che hanno per davvero la fede. E poi comunque tutti aderiscono almeno ufficialmente ai dogmi della religione. Detto ciò questa tendenza è un 'evidenza. Ad esempio, sempre Wilfred Cantwell Smith aveva calcolato che nel Corano ricorre tremila volte la parola "Dio" e una sola volta la parola "Islam". Nei discorsi degli integralisti contemporanei, invece, a parte la formula rituale (In nome di Dio misericordioso e compassionevole), la parola "Dio" ricorre assai di rado, mentre il richiamo all'Islam è continuo. Vaperò ricordata una specificità del!' Islam, il quale fin dalle origini è sempre stato considerato una comunità politico-religiosa, in cui la separazione tra stato e chiesa non esiste. In effetti, ogni individuo è legato contemporaneamente a due strutture differenti. Da un lato, una struttura a cui si appartiene dalla nascita, vale a dire la comunità e il suo vincolo primario; dall'altro, una comunità che è stata nel passato una comunità di idee e verità, vale a dire la religione. Queste due strutture normalmente coesistono, solo che le comunità di verità nate attorno ad un profeta, come ad esempio Maometto, tendono a diventare vere nazioni fondate su vincoli primari. È il caso delle sette musulmane. Queste all'inizio erano solamente scuole di verità fondate sulle idee. Esse si separavano dal resto della comunità musulmana, raccogliendosi attorno a questo o quel teologo e creando una nuova comunità. Ben presto però la nuova comunità fondata inizialmente su basi teoricoteologiche diventava una comunità fondata su un vincolo primario. Anche le comunità cristiane hanno seguito la stessa evoluzione. Ali' inizio l'adesione alla comunità è un atto individuale, in seguito si appartiene alla comunità solo in quanto figli di aderenti alla comunità, senza più alcuna adesione personale. Le comunità comuniste hanno avuto lo stesso tragitto. Nell'Islam, le sette medievali che possedevano teorie complesse con numerosi riferimenti alla cultura classica e neoplatonica sono diventate rapidamente delle comunità patriottiche. In tutto il Medio Oriente, dalla Siria al Libano, dalla Palestina all'Iraq, queste comunità sono sempre esistite. Dopo il passaggio dalla comunità religiosa alla comunità patriottica, perché nell'Islam non c'è stato unprocesso di separazione tra stato e chiesa? Questa saldatura tra politica e religione oggi consente agli integralisti di fare politica in nome di Dio... L'appartenenza a una comunità implica sempre un riferimento alle origini della comunità, vale a direall 'età dell'oro. Così, quando le cose non vanno, ci si volge sempre verso la mitica età felice, pensando di trovarvi la soluzione per tutti i problemi. In effetti, alle origini della comunità dell'Islam c'era una specie di stato politicoreligioso, che però poi ha conosciuto grandi trasformazioni. I musulmani sono rimasti fedeli a questo ideale, sebbene poi nella pratica se ne siano spesso discostati. Così, sopravvive in loro l'idea che se si applicassero, non solo i precetti morali e religiosi del profeta, ma anche quelli politici e sociali (seppure questi siano assai poco definiti), si risolverebbero tutti i mali della società contemporanea. L'ideale delle origini, dunque, continua ad agire ancora oggi. Anche nel cristianesimo esiste il desiderio del ritorno alle origini, ma lì implica solo un ritorno ad alcuni comportamenti individuali particolari (la carità, l'attenzione al prossimo, la mansuetudine, ecc.), mentre nell'Islam il riferimento alle origini implica uno stato, un gruppo sociale strutturato, nonché leggi precise capaci di garantire la giustizia e l'armonia della società. Inoltre, nell'Islam classico, agiva un certo pessimismo: è per questo che, prima del giorno del giudizio, era necessario un certo tipo di pratica quotidiana e uno spirito di battaglia che serviva a purificare il mondo da tutte le sue colpe. Oggi indipendentemente da quel pessimismo originario, si pensa che, seguendo le leggi dell'Islam, sia possibile costruire in terra una comunità armoniosa e felice. Ma questo messaggio è veramente presente nel Corano o è una lettura distorta? Lei, tra l'altro, ha accusato gli integralisti di usare in maniera disinvolta le fonti coraniche ... È vero. Essi si sono messi alla ricerca dei passaggi del Corano e della Sunna capaci di esprimere il loro ideale. Nel quadro della polemica costante contro il cristianesimo e l'Occidente essi hanno cercato nei testi sacri le regole conformi alle loro convinzioni, allontanandosi però dall'ideale delle origini. Lo stesso è accaduto nell'ambito del protestantesimo: quando Lutero e Calvino vollero ritrovare lo spirito del vero Vangelo, finirono per esprimere il punto di vista del XVI secolo. Nell'Islam le cose sono andate proprio così: per un certo periodo il parlamentarismo sembrava una risposta a tutti i problemi, così i musulmani hanno trovato alcuni passaggi oscuri nel Corano, e soprattutto nella Sunna, per sostenere la necessità del parlamento. Nel Corano in effetti c'è un passaggio che dice così: "che la decisione sia una deliberazione tra di loro": Per alcuni, questo era un invito alla democrazia parlamentare, ma per gli integralisti era piuttosto un'allusione alla democrazia diretta all'interno della comunità. Insomma, ognuno ha interpretato a modo suo il Corano e Gheddafi è colui che più ha cercato di teorizzare su questo piano. È così che nell 'lslam ritroviamo la critica della democrazia formale fatta da Marx, talvolta anche con argomenti non indifferenti. La crescita dell'integralismo si è accompagnata all'esplosione dell'intolleranza, al punto che oggi molti identificano mondo arabo e intolleranza. È vero, ma la situazione attuale rappresenta il capovolgimento completo di quanto è avvenuto in passato, quando i musulmani erano considerati molto più tolleranti e aperti dei cristiani. Allora la tolleranza nasceva dal bisogno di integrare i popoli conquistati. Inoltre, quando Maometto ha scoperto il monoteismo, si è ritrovato a Medina isolato e criticato dai teologi ebrei e cristiani. Egli però voleva porsi sullo stesso piano delle altre grandi religioni monoteistiche, che per l'Islam sono religioni fondamentalmente giuste ma deformate dalla struttura ecclesiastica. Per Maometto, dunque, se alla base ci sono idee giuste, chi pratica quelle religioni non può essere trattato come un pagano. Inoltre, quando i musulmani, che erano poco numerosi, hanno conquistato territori con milioni
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