Linea d'ombra - anno XIII - n. 103 - aprile 1995

6 25 APRILE Non è dunque possibile,in questa materia,scindere nettamentela rassegnastoriograficadaUavalutazionepo]jtico-culturale.Inoltre,e non percaso, lacongiunturastoriograficaattualeassegnaunpostodi grande rilievoall'intrecciotrasto1iaememoria:e leragionidiciòrisiedononella consapevolezzadiffusa che siamo dentro una svolta profonda della storia,quellache possiamodefinire,almeno inEuropa, come "finedel dopogueITa". La fine del dopogue1rn ha accelerato se non direttamente provocato due fenomeni, opposti e contraddittori. Da un lato, c'è chi attribuisce alla memoria un valore particolare, quasi che si avesse paura di perdere il ricordo di certi eventi nel momento in cui la storia sta compiendo una svolta molto radicale; dall'altro, c'è invece chi opera una radicale svalutazione della memoria: ci si deve liberaredi questo 'passato, si dice da più parti, proprio perché la storia sta _ cambiando e dimenticare il passato aiuta lo stesso processo di cambiamento. La fine del dopogueITaprovoca dunque le opposte derive della ridondanza e della radicale svalutazione della memoria. Di fronte a posizioni così estreme giova ricordare che soprattutto quando si ha a che fare con il passato recente l'intreccio tra memoria (nel senso di discorso pubblico e/o di testimonianza individuale) e storia quale attività scientifica avviene in primo luogo nella testa degli storici. La Resistenzanellastoriadell'Italiarepubblicana Dunque la Resistenza,come il fascismo o l'antifascismo, è stata studiata o non studiata,esaltata o denigrata, in stretto rappo1tocon i mutamentidel climapolitico-culturale.Quantoalle preferenzeternati~· che si è passatidallafase biograficaa quellamilitare,a quellapolitica, a quella internazionale,a quella sociale,a quella,appuntodell'identità nazionale. Se provassimoa intrecciarelamemoriastmicadellaResistenzacon la storiografia,potremmoschematizzareuna successionedi fasi pressappoco similealla seguente: a) La fase iniziale,grosso modo tra iJ 1945 e la fine degli anni Cinquanta: la fase della fondazione storiograficadella Resistenza e quella incui si avviail conflittoinnescatodalleappa1tenenzepolitiche. Quanto alla p1ima,escono in questo pe1iodole opere fondamentalidi riferimentoe le sintesicon le quali anche oggi dobbiamo fare i conti: dall'Italiacontemporanea di Federico Chabod (le lezioni tenute alla Sorbonanel 1950), checontieneunapartededicataallaResistenza,alle storiedellaResistenzadiRobertoBattag]ja,diMaxSalvadori,di R. Carii Ballola, ecc: ciascuna almeno in prute sc,itta (l'eccezione positivaè l'opera di Battaglia, il cui irnpiru1topo]jticodi matrice comunista è riscattatodal!'altaqualitàstoriografica)dalpuntodi vistadelleappaitenenze politichedei rispettiviautori. Se poi guai·diamoal confutto sulla memoriapubblica della Resistenza, osserviamo che le diverse forze politiche ne offrono letture diverse: I)La Resistenzavieneconsideratacomelaprimafasediunprocesso storicodilungo pe1iodoicui esitinonsonodefinitiaprioriintutteleloro ruticolazionimacondu1TannocomunqueversoiIsocialismo:questaè la letturadei comunisti,del Pci. 2) La Resistenza come riscatto della coscienza nazionale e prefigurazionedi una democrazia attiva, fortemente prutecipata:è la posizione del Partitod'Azione, la principalevittima del dopogue1i-a, perché si scioglierànel '47 nonostante il grande contributoche aveva dato alla Resistenzastessa. · 3) La Resistenza come 1ipresadi un corso positivo della storia nazionale: è l'interpretazionedi BenedettoCroce e dei liberali,che l'intendonocomeprosecuzionedellastoriadell'Italiaprefascista,dopo la pru·entesifascista. 4) La Resistenza come movimento essenzialmente etico e di massa, distinto dall'antifascismo storico e dalla politica: questa è l'interpretazione dominante tra i cattolici. 5)Infine laResistenzacome guerra"fratricida", cheè l'interpretazione dei fascisti. Queste differenze interpretative si accentuano proprio a partire dal '47 /' 48, che sovrappone l'opposizione comunismo-anticomunismo a quella fascismo-antifascismo, propria della fase precedente. Questa sovrapposizione spiega ad esempio perché lo schieramento governativo e gli intellettuali che in qualche modo vi fanno rife1imentopreferiscano tacere sulla Resistenza; e perché, al contra1io, le sinistre esaltino la rottura positiva nella storia nazionale rappresentata dalla Resistenza: in particolare, la maggior forza d'opposizione, il Pci, rivendica l'unità della Resistenza ingiustamente spezzata dalla Dc. b) Un'altrnfase si apre con i fattidel luglio '60 quando unaseriedi manifestazionipopolru·icondusseroallacadutadel governoTambroni, sostenutodai voti delMsi, il prutitoerededel fascismo. La memo1iadellaResistenzaesce inuncertosensodal ghetto:dalla Resistenza "taciuta" si passa alla Resistenza "legittimata" se non addirittura "imbalsamata". Le forze politiche al governo (il centrosinistra,che comprendeper la prima volta i socialisti)assegnanoalla Resistenzaunafunzioneirnpo1tante,la legittimano;laconsideranouno strumentoperlacostruzionedell'identitàcollettivadelpaese.Nonsenza effetti negativi:le celebrazionidellaResistenza,che si sviluppanocon forza proprio nel corso degli ai1niSessanta,assumono volentie1itoni retorici (in questo senso essa viene "imbalsamata"),quasi che tutto il popolo italiano avesse in qualche modo prutecipato alla gueITadi liberazionecontro i tedeschie un pugnodi loroservi. c) Con gli anni Settanta, cambia profondamente il modo di guardare alla Resistenza. Il movimento del '68 recupera dal Partito d'Azione l'idea della Resistenza "tradita" se non della "rivoluzione mancata". li tema innescò un conflitto politico-storiografico all'interno della sinistra, dividendo coloro che sostenevano che la Resistenza era stata "t1icolore", cioè nazionale, da coloro che dicevano che era invece stata "rossa", cioè egemonizzata dalla sinistra e dalla pratica e dalle aspettativedi unmutamento sociale radicale. Accanto e oltre il conflitto politico-culturale, nel corso degli anni Settanta ci si impegnò a studiare temi fino ad allora pressoché ignorati: i soggetti sociali (operai e contadini in pruticolare) piuttosto che i partiti; ladimensione locale e ledifferenze regionali piuttosto che il quadro nazionale. d) Con la fine degli anni Settanta, al dibattito e allo scontro serrato succede un nuovo silenzio, tanto che si potrebbe parlare, per gli anni Ottanta, di Resistenza dimenticata. li silenzio si spiega con motivi politici e insieme storiografici. Sul versante politico, esso è il risultatodella forte contraddizione vissuta negli anni Settanta. li riferimento alla Resistenza fu fatto proprio dai governi di unità nazionale ( 1976-1979), che riproponevano aggiornandola l'alleanza del 1943-1947 unendo nellamaggioranza comunisti, socialisti e democristiani; ma anche il terrorismo rosso amò presentarsi come il continuatore della guerra partigiana. La memoria dellaResistenza subì così unagrave inerinaturae venne smentita al tempostesso una convinzioneprofondamente introiettata nel corso del dopoguerra: la convinzione che attentati allademocrazia potessero venire solo da destra. Sul versante storiografico, il silenzio si spiega invece con la durissima polemica sviluppatasi allora contro l'eccesso di "politicismo" della storiografia contemporaneistica italiana e con-

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