Vonyoon 42nd si. FotoSonyPictureClossic/ Grazio Neri. !azione teatrale, di quel contatto fisico e diretto fra attore e spettatore che proprio il cinema ha iITeversibilmente messo in crisi. Se davanti a Vanya sulla 42esima strada si ha la sensazione di essere assimilati agli altri ospiti - proprio come vuole la prima legge del teatro - allora ci si accorge che il film di Louis Malie è un capolavoro, ma quel che più conta è un capolavoro di metodo: forse non ha senso valutarlo secondo il metro e il fine dell'arte cinematografica, ma senz'altro questo film rappresenta un risultato importante della ricerca e della sperimentazione teatrale. Più eccezione di così ... Ali 'origine di Vanya non c'è affatto il problema dell'astratta combinazione fra diverse competenze e linguaggi, ma il tema di un incontro: un incontro che è cominciato, come di norma, con LIII invito a cena (la mia cena con André risale al 1981) e che prosegue più in dilatazione che in profondità, convogliando infine i contributi di molti autori (e di eccezionali attori) in una stessa opera. Autori e attori di teatro o di cinema? La prima cosa che deve aver avvertito Malie è che il confine è davvero labile in America, dove c'è la minore discontinuità possibile fra le due arti (o fra le tre, se vi si vuole aggiungere la letteratura), e dove resiste e si evolve la più forte tradizione teatrale del Novecento. Si può dire che sicuramente Stanislavskij, ma perfino lo stesso Checov, siano emigrati qui. È per questo che in America la scuola degli attori è unica (a dispetto della complementare fabbrica dei divi), e il mestiere degli autori, di commedie o di film o di romanzi, si ispira o ne respira sia i metodi che i risultati. Dall'altra, sempre in America, la storia dello spettacolo è da sempre storia del cinema, e il teatro ha da tempo dovuto scegliere se SPETTACOLO/SHAWN 73 subirne impotente la concorrenza o raccoglierne, nel suo specifico e con le sue armi, la sfida. Il film di Malle arriva per ultimo e non ha che da registrare, con leggerezza e attenzione, i risultati di uno Zio Vanya allestito qualche anno addietro, già ibridato con il cinema e in qualche modo già pronto per essere filmato. Il testo di Checov era già stato trasformato in sceneggiatura da David Mamet; lo spettacolo era già stato pensato per una visione ristretta e ravvicinata, offerta ad un gruppo di venti o trenta spettatori "ospiti" della scena; gli attori avevano già deciso di esibirsi con gli abiti di tutti i giorni, nella naturalità e nella povertà di infinite prove generali. Come hanno già sperimentato in molti, in questi casi l'effetto-cinema viene raggi unto dalla esasperazione della "causa" teatrale: la fruizione dello spettatore può cogliere, come al cinema, primissimi piani e dettagli e respiri, ma sempre di più attraverso un contatto diretto con l'attore, invece che attraverso la proiezione (e l'oblio) nel personaggio. Il merito di Louis Malle è proprio quello di aver completato quel film che in fondo André Gregory aveva già cominciato a "girare". Non è un merito da poco, giacché stavolta si doveva rovesciare nel cinema un effetto-teatro; non bastava trattenersi dall'aggiungere e dall'interpretare ma occorreva garantire la naturalità della compresenza teatrale dell'attore e dello spettatore, contro le innaturali fortissime convinzioni di un pubblico cinematografico che dà per scontato e soddisfacente soltanto il rapporto con Iafiction intesa come prodotto (e non come processo). Malie ha dimostrato che il cinema può essere sensibile all'autonomia del teatro, e che soprattutto può essere intelligente, tanto da entrare in scena senza romperne il trucco o interromperne la convenzione: l'occhio del cinema deve sapersi arrestare in quel limite dal quale ancora si legge la distanza tra
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