Linea d'ombra - anno XIII - n. 103 - aprile 1995

dici dell'infermiera influenza ciò che la sorella del tuo amico pensa del governo cinese. Tutto ciò che sei mi influenza e tutto ciò che sono, tutti i miei pensieri - i I comportamento che ammiro o critico, come scelgo di passare un'ora del mio tempo, le cose di cui mi piace parlare, le storie che mi piace ascoltare, le barzellette che mi piace raccontare, gli avvenimenti che mi rallegrano e quelli che mi risultano sgraditi-influenzano il corso della storia, che mi piaccia o no, che io lo sappia o no, che me ne importi o no. TImio potere sulla storia è ineludibile tranne che attraverso la morte. La privacy è un'illusione. Ciò che faccio è pubblico e ciò che penso è pubblico. La fragilità dei miei privati pensieri diventa la fragilità del mondo. La facilità con cui potrei diventare un maiale è la facilità con cui il mondo potrebbe andare in pezzi, come qualcosa di marcio. Gli schiavi inquieti e incompetenti della moralità-quelle goffe e inette creature che insistono a credere in uno standard che le condanna - sono meno ammirevoli solo di quei pochi esseri perfetti che forse obbediscono completamente alla moralità. Ci sono milioni di gradi possibili d'obbedienza e la persona che obbedisce alla moralità a un livello più alto è più ammirevole della persona che le obbedisce meno e chi non lotta affatto per obbedirle non è affatto ammirevole. Naturalmente, quasi tutti si descrivono come servi della moralità e persino i criminali più oltraggiosi avanzeranno tale pretesa, non solo inpubblico ma anche con se stessi e indubbiamente Hitler stesso non faceva eccezione. Infatti non esiste azione tanto evidentemente malvagia da non poter essere vista e descritta come misura giustificabile e puramente difensiva. Ma non dovremmo permettere a niente di tutto questo di confonderci. Eè vero anche che se noi abbiamo una qualche simpatia o un qualche affetto per la gente- se ci piace la gente-ci affezioneremo a molti che trattano la moralità con suprema indifferenza, incluse quelle persone le cui storie personali rendono più comprensibile la loro indifferenza. Ma non dovremmo permettere neppure a questo di confonderci. Si dà il caso che la moralità sia una protezione di cui abbiano bisogno per evitare il disastro storico totale e così siamo obbligati a mantenere una consapevolezza costante, precisa, del bene che la moralità fa al mondo. Che sia una sfortuna o meno, non ci possiamo permettere di far finta di niente quando conoscenti, amici, noi stessi, scendiamo di qualche grado nella scala dell'obbedienza ai principi morali. Ovviamente è da pazzi oltre che assurdo giudicare qualche piccolo declino sulla scala morale come se fosse un lungo e vertiginoso scivolamento. Ma la tentazione di essere indulgenti con noi stessi è grande e abbiamo tutti scoperto che è più facile essere indulgenti con noi stessi se siamo indulgenti gli uni con gli altri e quindi lo siamo. Così quando si verifica davvero uno scivolamento vertiginoso, ci vuole uno sforzo particolare per accorgersene. Sofismi, false catene di ragionamenti, inganno e autoinganno, tutto converge a mascherare il fatto che un qualche cambiamento è avvenuto. Se passiamo il tempo senza mai esaminarci, continuiamo a non renderci conto dei pericoli che possiamo creare a noi stessi e al mondo. Ma se ci guardiamo allo specchio, ci troviamo di fronte un volto rapace. Forse, sotto la superficie, il volto mostrerà persino, qua e là, tracce sottili di odio e ferinità. E forse la maggior parte di noi somiglia un pochino a Hitler, a quel fantasma sempre presente. Va bene, al I ora, possiamo replicare al lo specchio, siamo esseri spregevoli, lo sappiamo. Tutti lo sono. La gente è fatta così. Certo che siamo come Hitler e siamo stufi di straziarci per questo e, a di ria tutta, siamo stufi persino di straziare Hitler- lasciamolo perdere. Questa risposta indulgente alla non lusinghiera notizia che non siamo affatto buoni significa che, stando così le cose, abbiamo deciso di accettare il male, di non fare più alcuno sforzo per contrastarlo. Questa risposta porta dritti dritti verso la morte. SPETTACOLO/SHAWN 71 Ma è assolutamente ridicolo dire che la gente è spregevole. Se mettiamo il naso fuori di casa e facciamo una capatina al supermercato o al caffè più vicini, non ci sarà difficile vedere, magari dispersi tra scene di bassezza e avidità, esempi - un discreto numero di esempi -di comportamento riflessivo e genti le, attimi in cui un individuo poteva tranquillamente essere freddo o crudele, ma non lo è stato. Magari vedremo proprio la stessa persona fare un gesto sgradevole e subito dopo un atto gentile. Sappiamo tutti che questo elemento di bontà esiste, che può crescere o m01ire,e c'è qualcosa di particolarmente falso e meschino nel sottrarsi alla lotta bisbigliando a titolo di scusa che tanto è già persa. Appendice all'Appendice: ri-leggere il saggio nel 1994 Sono cambiato parecchio nei nove anni trascorsi da quando ho scritto il saggio che avete appena letto. La visione che ho di me è cambiata. Si potrebbe dire che il saggio sia stato la mia "reazione" immediata aAunt Dan & Lemon e che da allora, guidato dal testo teatrale e forse dal mio stesso saggio, io sia davvero cambiato parecchio e abbia oggi una reazione diversa al testo, al saggio e a tutto il resto. Nove anni fa, sentivo che essere uno scrittore definiva la mia identità. Oggi vedo la mia identità in modo diverso. Credo dipenda dal fatto che adesso mi vedo, principalmente, come un membro tra i tanti di una classe privilegiata-una classe che, tra le proprie attività, include lo shopping, la lettura dei giornali, il vestirsi più o meno eleganti a seconda delle occasioni, l'andare al ristorante, il partecipare a eventi mondani e, occasionalmente, la scrittura di testi teatrali e di saggi. I miei scritti suggeriscono che il mondo dovrebbe essere diverso da quello che è. Ma i miei scritti probabilmente non fanno nulla perché il mondo sia diverso. Nel frattempo, il mio ruolo nel mondo è innanzitutto quello di uno che si gode e difende i suoi privilegi - e in questa qualità io, senza ombra di dubbio, mi dò da fare ogni giorno per impedire al mondo di diventare diverso. Anche la mia visione della scrittura è dunque cambiata. Non ho certo smesso di pensare che nel corso dei secoli ci sono probabilmente stati testi teatrali e saggi capaci di produrre un qualche effetto sulla realtà o persino opere e saggi che hanno cambiato in meglio la storia, ma devo ammettere che adesso trovo in qualche modo assurdo suggerire che qualsiasi borghese piccolo e grasso che ha la ventura di buttar giù qualche riga tra un'attività quotidiana e l'altra possa allegramente credere di aver giustificato la propria esistenza sulla terra e di aver pagato il giusto indennizzo per l'iniqua porzione di risorse mondiali che ha consumato in vita sua e che continuerà a consumare se la fortuna lo assiste. E così, rileggendo oggi questo mio saggio e osservando con quanta enfasi insiste sul potere del pensiero - e, implicitamente, sull'importanza della scrittura - vi avverto una difesa del]' esistenza del suo autore a cui non posso abboccare del tutto. Il saggio è scritto come se, in effetti, a ogni membro un po' confuso e disorientato delle classi superiori fosse concesso di prendersi tutto il tempo che crede per districare i problemi del disorientante mondo in cui viviamo. E oggi l'enfasi sulla moralità mi colpisce per la sua assoluta pertinenza con un saggio scritto da un tizio che vuole risolvere i problemi del mondo senza lasciare la propria poltrona - senza neppure chiedersi troppo da dove essa sia arrivata e, naturalmente, ovviamente, senza rinunciarvi. D'accordo, sì, potenzialmente la moralità avrebbe un ruolo importante da giocare nel mondo. Potremmo sostenere che in

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