68 SPETTACOLO/SHAWN di una nazione. La spiegazione data è che ogni governo che cercasse di seguire tali leggi sarebbe in grande svantaggio, perché gli altri governi del mondo continuerebbero a ignorarle. E spesso si dice anche che i governi hanno degli obblighi nei confronti della gente dei loro paesi, ma non nei confronti della gente di altri paesi. Ma, davvero, discutere in questi termini vuol dire considerare i governi in tutto e per tutto alla stregua di esseri viventi, con loro speciali abitudini e obblighi, mentre dal punto di vista dei principi morali i governi non sono altro che organizzazioni sorte a vantaggio di chi le controlla; sono meri intermediari, portatori di messaggi. I miei connazionali e io possiamo pure essere circondati da nemici privi di morale e avere la tentazione di compiere azioni sempre più spregiudicate contro di loro. Possiamo anche sentire un profondo attaccamento reciproco, unito a una fredda indifferenza nei confronti di chiunque altro sulla faccia del globo. Ma i principi morali non vacillano davanti alle particolari circostanze in cui ci troviamo; chiedono di essere obbediti, difficile o facile che sia. Affermano raramente che un gruppo di persone debba lasciarsi calpestare o distruggere. Ma respingono l'idea che coloro che mi sono vicini debbano essere trattati con amore, mentre coloro che sono distanti possano venir trattati con disprezzo. E giudicano delle mie azioni con identica severità, tanto che io le compia con le mie stesse mani o servendomi di strumenti o di catene di comando. E così, naturalmente, giudicano le azioni del mio governo e arrivano alla conclusione che, se pure io sono un tipo simpatico quando mi si incontra per la strada, attraverso il mio governo ho trovato un modo subdolo di fare cose terribili. È chiaro, ovviamente, che vi sono crimini contro gli esset"i umani del mondo che io non commetto. Il mio stivale non opprime i popoli di Polonia o Ungheria. Chi è rinchiuso nelle prigioni del mio paese non viene appeso a testa in giù né torturato; i nostri poveri non muoiono di colera né di peste. Eppure i I mio rapporto con la maggior parte del la gente del mondo non può essere semplicemente descritto come in tutto e per tutto corrispondente a quanto la morale richiederebbe. Mi accorgo così che, finché mi conserverò fedele al mio tirocinio infantile, non saprò mai che cosa significhi star bene davvero e per questo sento un bisogno fantastico di strapparmelo una volta per tutte dalcuore ed essere finalmente libero di cominciare a godermi la vita che mi si apre davanti come una festa. Ogni qual volta un amico fa questa scelta felice e si libera, sento che dentro di me esulto e son pazzo di gioia, perché vuol dire che ci sarà una persona in meno a disapprovarmi se sceglierò di fare la stessa cosa. Mentre scrivo queste parole, a New York City nel 1985, in sempre maggior numero le persone che mi sono cresciute intorno stanno prendendo questa decisione; stanno gettando le loro catene morali e imparando a godersi la loro vera situazione: sì, ammettono a voce alta e con coraggio, viviamo in case bellissime, siamo circondati da bellissimi giardini, i nostri bambini giocano con giocattoli meravigliosi e gli scaffali delle nostre cucine sono colmi di cibo stupendo. E se là fuori c'è gente a cui non sembriamo piacere e che vorrebbe penetrare nelle nostre case e prendere quello che abbiamo, beh allora la nostra fortuna sta anche nel poterci permettere di pagare delle guardie che sorveglino i nostri cancelli e tengano lontana quella gente. E se chi ci protegge deve colpirla in faccia col calcio del fucile o se magari deve voltarsi e sparare, lo fa col nostro permesso e noi speriamo soltanto che faccia quel che fa con diligenza e abilità. Quel che di sorprendente ho notato negli amici che hanno fatto questa scelta è che l'hanno appena compiuta e subito cominciano a sbocciare, a fiorire, perché non nascondono più, né a se stessi né a nessun altro, i fatti reali della loro esistenza. Diventano molto franchi in tema di natura umana. Ammettono liberamente che l'uomo è una creatura predatoria, un cacciatore e un lottatore, che ingannare un nemico, farlo piangere, fargli fare quello che non vuol fare e persino farlo striscia.re nel fango e morire agonizzando può riscaldare un cuore umano. Ammettono che manipola.re la gente può essere un'arte e imbrogliarla divertente. A1mnettono che ci vuole talento a giocare la partita della vita e che è eccitante provocare, minaccia.re, superare in astuzia e battere tutti quelli che stanno giocando contro di te. E via via che imparano ad ammettere queste cose e perdono l'abitudine di guardarsi dietro le spalle per paura di ciò che esiste nelle loro anime, sviluppano il fascino e la grazia che emanano da tutte le persone che stanno davvero bene con se stesse, che non hanno paura, che non si vergognano delle loro azioni. Sono persone libere di amare la vita in modo esuberante. Possono godersi con piacere genuino una bottiglia di vino o una passeggiata in giardino, perché si sentono giustificati ad avere la bQttiglia di vino, ad avere il giardino. E se, per caso, incontrano la donna della lavanderia che si prende cura dei loro vestiti, non hanno difficoltà a farci quattro chiacchiere, perché accettano il fatto che a certe persone, a loro, capiti di indossare abiti splendidi e altre siano pagate per tenerli puliti. E, in effetti, le persone che si accettano sono persone di cui tutti amano la compagnia. Ci sono dunque persone che vivono sgraziatamente in uno stato di perenne disagio, perché si lasciano sferzare su base oraria dalla frusta della morale e poi c'è un altro gruppo di persone, gaie, sicure di sé, che perora hanno messo da parte la moralità e sembrano felici. Ma ogni volta che inizio a sognare di gente sicura di sé comincio a sentirmi terribilmente nervoso, perché penso sempre alla meravigliosa sicurezza di Hitler, a come, ogni sera, esponesse le sue teorie sul mondo ad assistenti, attendenti e segretari riuniti intorno al tavolo della cena, senza rendersi conto che le teorie vanno verificate di continuo per vedere se sono davvero attendibili. La sconfinata sicurezza di Hitler lo rese capace di vivere ogni giorno da instancabile assassino; nessuna debolezza, nessuna energia infiacchita trattenne il suo pugnale dall'affondare nel corpo delle vittime, un'ora dopo l'altra, con meccanica facilità. E così, naturalmente, chiedo a me stesso: diventerò come lui? Sì, certo, ho voglia di vivere comodo. Ma diventare un assassino? Ammazzare qualcuno? Se abdicassi a.Ilamoralità, cosa mi impedirebbe di ammazzare qualcuno? Hitler era un uomo attratto dal delitto, dal pensiero del delitto, dall'idea di accamparsi sul delitto. In particolare dall'idea.di accamparsi sul delitto. Come non immaginare con quale spasmodica eccitazione doveva ascoltare i bollettini in arrivo dai campi di sterminio, dai crematori, dove non mise piede una sola volta? Ma quando parliamo di accamparsi sul delitto ... la persona che segue le notizie del giorno- leggendo del massacro, leggendo del bagno di sangue, leggendo dell'esecuzione in una cella di carcere - quella persona sono io. Una parte di me non si sta identificando con il tizio che nella storia usa la mitragliatrice contro degli innocenti, che abbassa la leva per mandare lascarica al prigioniero legato a.Ilasedia elettrica? Non me lagodo a leggere di quegli incredibili scienziati che fanno preparati vi in vista di ciò che si potrebbe realizzare in eventuali guerre future? Non mi unisco a loro nell'immaginare, con un qualche gusto, gli effetti sorprendenti che i nostri diversi dispositivi avrebbero sulle possibili vittime? Il sangue non mi galoppa a velocità inusitata mentre leggo di queste cose? 1n me non trema qualcosa? So che questi pianificatori, questi scienziati, non sono coinvolti nelle uccisioni.Non stanno uccidendo nessuno. Ma vedo ciò che stanno facendo - stanno costruendo le camere a gas, procurando le pastiglie avvelenate, trovando i locali dove si selezioneranno abiti e gioielli, trasportando le vittime in campi attrezzati e chiedendo loro di spogliarsi per ladoccia e la disinfestazione che seguiranno nel giro di pochi minuti. Nessuno, naturalmente, spinge la gente nelle camere a gas. Nessuno aziona le pompe del gas.
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