Linea d'ombra - anno XIII - n. 103 - aprile 1995

RANDALL: Quella ti mandava ai matti e basta. Per dire: quante corna ti ha messo? DANTE: Otto e mezzo. RANDALL: Otto e mezzo? DANTE: Festa da John Kei, terzo liceo. Mi addormento mezzo sbronzo in camera da letto. Arriva Caitlin e mi salta addosso al buio. RANDALL: E che corna sono? DANTE: A metà scopata mi chiama "Brad"! RANDALL: Ti ha chiamato Brad? DANTE: Mi ha chiamato Brad. RANDALL: Beh, ma non conta. La gente ne dice di cose strane quando fa sesso. Una volta io a una l'ho chiamata mamma. DANTE: Accendo la luce e lancia un urlo. Pensava che fossi Brad Michaelson. GIOVENTÙ SENZA RABBIA EmilianoMorreale Dalla mattina alla sera al bancone di un magazzino di alimentari, davanti agli occhi del commesso Dante, ventidue anni, ne passano di tutti i colori. A fargli compagnia c'è Randall, suo dispettoso alter-ego, commesso nel videoshop accanto; se Dante è indolente, inetto e rassegnato, Randall è un anarcoide molto cinico che sputa nel piatto dove mangia. Insulta allegramente i clienti, guarda porno ermafroditi e vende sigarette ai bambini, appollaiato sul bancone come un folletto. Dante e Randall sproloquiano tutto il giorno dentro il loro carcere, parlano del loro presente di merda, di un passato che certo non era molto diverso e di un futuro che si preannuncia pure peggio. Parlano soprattutto di donne e di sesso, angosciosamente e con crudeltà. Se Randall, da buon folletto, è appunto asessuato-ermafrodito, Dante ha i suoi bei casini con le ragazze: forse sta bene con la ragazza attuale, forse rimpiange la propria ex che forse si sta sposando .... Boh. Probabilmente Kevin Smith è più colto, più curioso dei personaggi che racconta. Comunque dà l'idea di essere altrettanto spallato e sfigato, di non sentirsi migliore di loro. L'adesione al mondo di questi giovani bianchi sottoccupati è senza riserve, i modi del racconto sono loro cuciti addosso: la storia è costruita per accumulo, senza progressione narrativa; la chiacchiera martellante non conduce da nessuna parte, con dialoghi torrenziali interrotti da qualche musichetta per riprendere fiato, un bianco e nero sgranato e sovraesposto che sembra il ritratto della sfiga, montaggio e movimenti di macchina nevrotici e traballanti ... TI ritratto che il film dà della "generazione X" (che termine orribile!) non è da critica mora I istica, né da becero paterna I ismo (perché il regista è giovane, certo, ma non solo per questo: anche i giovani fanno spesso paternalismo, e del più piagnone). Anzi, il film riesce proprio in quanto rifiuta di fare il ritratto di-una generazione, ma sceglie piuttosto di testimoniare uno stile, affermare una presenza individuale che se poi dovrà risultare "emblematica", tanto meglio. Se il regista molto ha capito e molto fa capire anche sui giovani è perché ostentatamente, dei "giovani" come problema non gli frega SPETTACOLO/ SMITH 59 RANDALL: Non capisco. DANTE: Aveva un appuntamento con Brad Michaelson a luce spenta e non va a sbagliare stanza! - Nemmeno lo sapeva che c'ero anch'io a quella festa. RANDALL: Oh mio Dio. DANTE: Bella storia, eh? RANDALL: Quella è sempre stata una stronza con te. DANTE: E la cosa ha avuto pure un seguito niente male. Sai chi è finito al buio con Brad? RANDALL: Tua madre? DANTE: Allan Harris. RANDALL: Il campione di scacchi Allan Harris? DANTE: Se ne sono andati insieme nell'Idaho dopo la licenza liceale. Allevano pecore. RANDALL: Allucinante. niente. Semplicemente, i giovani non sono un "problema", un "tema"; però, chissà, magari vale la pena di raccontare che rottura di palle è, stare a 22 anni tutto il giorno dietro un bancone ad andare in paranoia appresso a clienti mezzi matti e rompicoglioni. Il risultato è che Clerks parla di ventenni senza trattarli come "carne da sociologi", bensì con la naturalezza di chi sa di quel che parla e non vuole dimostrare tesi costruite a tavolino, ma ha voglia di sfogarsi e, nel suo piccolo, si è fatto una qualche idea del mondo e del cinema. Già perché, se questa vita è una palla e non vale la pena di darle importanza e rompercisi la testa più di tanto, Kevin Smith e i suoi personaggi, nonostante tutto, non hanno perso la voglia di farsi qualche domanda e di farla al pubblico. "Che cos'è la normalità?", intanto. Sono forse normali quelli che vengono a comprare le sigarette pagando l'ira di Dio per farsi venire il cancro? O quelle che mettono sottosopra tutto lo scaffale del latte cercando le date di scadenza più lontane?E gli assistenti didattici, poi, che avendo fatto per anni un lavoro inutile si scaricano cercando l'uovo perfetto seduti a terra? Beh, a questo punto meglio mollare tutto e mettersi a giocare ad hockey sul terrazzo del negozio. E poi, "a che servono gli altri?" Qual è la maniera giusta per comportarsi con loro? Ne vale poi davvero la pena? Non è meglio stare dietro il bancone a guardare e a farsi i fatti propri? Infine, cavolo, la morte. L'unica volta che i personaggi abbandonano il set è proprio per andare al funerale di un' amica: nuotava, le è venuto un embolo, così. Certo, poi Randall si fa buttare fuori dalla chiesa perché rovescia la bara. Ma lo spirito gaglioffo e cattivo di Kevin Smith guarda anche, grottescamente e con gli occhi di Epicuro più che con quelli del catechismo, alla morte. Che sarà anche un evento tragico, ma spesso non è nemmeno lei, molto seria. Kate, la ex di Dante, si scopa un cadavere nel cesso aprofittando del rigor mortis e lo scambia per Dante stesso. Chissà allora se c'è poi così tanta differenza con l'essere morti davvero ... Certo, sono un sacco di domande, e chi ha voglia di rispondere quando non si è nemmeno tanto sicuri su qual è la ragazza giusta o se bisogna offrire o no laGatorade agli amici che giocano ad hockey. Però vale la pena di farsele quattro domande a cui non rispondere. Non fosse che. per non dare proprio i numeri, in un lungo sabato pomeriggio, sepolti in un cazzo di emporio.

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