25 APRILE: LA MEMORIA PERDUTA RESISTENZAEANTIFASCISMO MarcelloFlores li cinquantesimo anniversario della Resistenza è in corso ormai da quasi due annj, essendo iniziata dopo 1'8 settembre 1943. Il 25 aprile si ricorderà e celebrerà il cinquantenario della Liberazione, ossia della "fine" della Resistenza. Forse sarà quella l'occasione per parlare davvero della guerriglia armata intrapresa mezzo secolo fa da migliaia di giovanissimi; o forse no. È prob bile, infatti, che si preferisca continuare a parlare, come s'è fatto in questi due anni, più di antifascismo che di Resistenza, facendo sì cht:)- l'interscambiabilità e la confusione tra i due termini sia il lascito più cospicuo di questo cinquantenario. Questo atteggiamento, che non è certo la registrazione di una spontanea coscienza popolare ma i I consapevole risultato del l'azione informativa e pedagogica di una classe colta e mediatica che "coI struisce" l'opinjone pubblica, serve almeno a cruarire alcune questionj_ La prima è quella che riguarda il rapporto tra la Resistenza e la nostra identità nazionale. Gian Enrico Rusconi, che ha già affrontato il tema più generale della "italianità" nel libro Se cessiamo di essere una nazione (Il Muljno, 1993), ha sostenuto nel recente Resistenza e postfascismo (Il Mulino, 1995), che "La Resistenza dovrebbe essere uno di questi momenti di identificazione collettiva. Dovrebbe essere parte integrante della memoria storica della nostra democrazia" (p. 10). È un'ipotesi realistica quando prop1io la parte che dovrebbe essere più attenta e consapevole della nazione (cru educa, chi fa opinione, cm legifera, cru influenza) dimostra, in un'occasione storica inipetibile, il "cinquantenario", un così sfacciato atteggiamento strumentale (strumentalismo politico o culturale, cioè nei confronti di sé o della propria parrocchia e interpretazione della storia, poco impo11a)? I mass media ospitano ormai quasi quotidianamente gli specialisti (storici, sociologi, filosofi), che non possono più lamentarsi di vedere taciute o male interpretate le proprie opinjoni. Certo, la colpa va in paite ascritta ai giornalisti che chiedono, intervistano, tagliano, titolano: ma quanti storici, anche democratici e di sinistra, hanno avuto la possibilità di "parlai·e" e hanno preferito parlare di antifascismo più che di Resistenza, di sopravvivenza del fascismo più che di oblio della lotta di liberazione? Se la Resistenza non è
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