Linea d'ombra - anno XIII - n. 103 - aprile 1995

Carlo Cecchi in uno foto di Giovanni Giovannetti. confusione, a livello se non inconscio, diciamo subconscio, tra il personaggio che recitavo e me stesso. E questo mi dava un certo malessere. ConBeckettquestonon avviene.Beckettè ilmassimodel play. Dà una ce11avitalitàrecitareBeckett, paradossalmente.Non paragonabile a quanto dà (maqueUoè il massimo per un attoreoccidentale)recitare la partedi Amleto.Quelloè un piacereeno1me,anche se gli attorinon lodiconomai,èunacosapienadimistero.UgenioteatralediShakespeare è tale che offre all'attore questa cosa, che fisicamente è una felicità continuarecitarla.Epoiè un divertimentoenorme.In altromodoanche Beckettèmoltopiacevole:sembraunparadosso,maaumentalavitalità. È veramenteil massimodel play. Questodivertimentosi coglienellospettacolo.Al punto chea volte si determinaneglispettatoriun meccanismodi attesa dellagag che è similea quellochescattadavantia unascenettada teatroclivarietà(il chepotrebbeesserepericoloso).Nell'impostareiltagliodellarecitazione avevate inmentequel tipodi teatro? In un primo tempo avevo pensato di prendere per Clov uno straordinarioattorenapoletanocon cui ho lavoratoin passato.Poi l'ho escluso, per due motivi. Primo: dato il suo talento e la sua pratica corrente,per cui quasi sempreha recitatoin napoletano,questogrande attorecomicosarebbestatoinscenaunattorenapoletano;mentreinvece decisiche Hamrn eClovdovesseroesseredueattoriitaliani(nonchegli attori napoletani non siano attori italiani, in fondo io sono un attore SPETTACOLO/BECKETT45 napoletanoche recitain italiano),cioèdueattori la cui lingua"patema" fosse prevalentesu quella materna,che è il dialetto.Secondomotivo: perchéero certoche l'attore che facevaClovdoveva esseredi un'altra generazionerispettoa quelladell'attoreche faceva Harnm. E infattiho preso un attoreche compie 30 anni tra qualche mese e che potrebbe essere mio figlio. In realtàholavoratomoltissimosullacoppiadeivecchi(cheinrealtà sonodueattorigiovani-anche fisicamentemi sembravatroppopenoso per due attorianziani fare quella paite - e nei loro personagginon c'è nessunatristezzaproprioperchésonogiovani).Quelloche fa il padreè un attore napoletano. E lì ci sono dei riferimenti alla recitazione tradizionalee popolarenapoletana,che so, a certi personaggidi Perito. Peròmantenendoi tempi di Beckett,perchéprendo alla letteratutte le pause, le differenze tra le pause interne e quelle più strutturali. [I metronomo è uno strumento di grandissima importanza in questa messinscena.Tuttidobbiamocontare.Abbiamofattodelleproveincui contavamo a voce alta, si contava,all'internodelle battute.Dopo vai·i tentativiscelsiun tempo del metronomoche è al limitetra il moderato e l'allegro,cioèiltempodi unacommedia,nondi undrainrna.Nabokov esageraquando,parlandodei testiteatralidi Beckett,dopo aver lodato leprose,liquidai lavoriteatralicomecosesciaguratescritteallamaniera di Maeterlinck.Però se Beckett lo prendi troppo lento, c'è davvero il rischiochediventi/ ciechi diMaeterlinck(anzi,in uncertosenso,anche se non dico che Beckett abbia pensato proprio a quel testo, Finalecli partita èunaparodiadiMaeterlinck).Dicevochehofattodelleprovecon tempidiversi,maitroppograve,mainpienomoderatoe inpienoallegro. E non andava. Invece con quel tempo lì, tra i due, ho scoperto che funzionava. Per tornare ai riferimenti teatrali.Mi ha fatto piacere, perchésono affezionatoa quel teatro,quandoQuadriha notatodelle "citazioni"da miei lavori precedenti, Sciosciammocca ecc., ma io non ci ho mai pensato.È venuto da sé, i legami si stabilisconoda sé. Certo, c'è un riferimento,ma non prograinmato,bensì "naturale",a tuttoun mondo teatrale,alle"coppie"di comici.Ancheperché,se nonfa ridere,Beckett diventaMaeterlinck. Infàttinonc'è dubbioche tuttaunaseriedi battutesonoscritteper far ridere:e quindidevonofar ridere. Esatto.Equestononsempreavvienenellemesseinscenabeckettiane. In compensoin questamessinscenanon c'èforse una certaesagerazionedell'aspettocomico? Intantoc'è da dire che in baseal particolarerapportoche si crea in una particolaresera tra spettatorie attori può esserci una maggioreo minore accentuazionedell'aspetto comico. Però nei momenti in cui è assolutamentevietato ridere, come nei due monologhi, nessuno ride (Lrnne inunmomentodel I' uItimo,mac'è neltesto,è previstoneltesto). Nel vero monologo drammatico, quello che finisce con "esserci, esserci", lì non ha mai riso nessuno, neanche in quelle serate in cui tra attori e pubblico si era stabiIitoquel rapporto che io stesso ritengo esagerato, in cui gli spettatori si aspettano la gag.C'è però anche un atteggiamento opposto: penso a quello in cui ci si trova di fronte un pubblico, soprattutto di abbonati, magari di una certa età, che inibisce persino chi sarebbe pronto a ridere. Tra i due preferisco quasi il primo, quello che si aspetta la gag e un po' ti spinge anche in quella direzione. Adomosostenevachequinonsolononc'eratracciadiun'adesione all'esistenzialismo,ma che c'era laparodiadi quellaposizionefilosofica e di una bellafetta del pensierofilosofico occidentale tout court Quindianchedaquestopuntodivistaemergeun'ideadiFinaledipartita come di un testoparodico.

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