ILTRAGICOMICODELLAVITA Carlo Cecchi ASPETTANDOLAGAG "FINALEDIPARTITSAE"CONDOCECCHI IncontroconPaoloBertinetti ''Non c'è nientedi più comico dell'infelicità,te lo concedo...", dice Nell, lavecchiettadi Finaledipartita. Questafrase,che,comed' altron'de avevadettoSamuelBeckettnelcorsodelleproveper lasuamessinscena berlinese,è la più impo1tantedella pièce, dev'essere stata unodei punti di partenza per la regia del Finaledipartita di Carlo Cecchi. Si ride, in questa rappresentazione della condizione miserabile dell'umanità, incarnatain due vecchi senza gambe, un paraliticocieco e un servitorechepuòancoracamminaregoffamentema che non1iesce a sedersi. È il riso dianoetico, ha sostenutoin un breve saggioMaitin Esslin, ilrisocheridedell'infelicitàumanaedellapiùcrudeledellebeffe: che l'esistenza umanaè priva di uno scopo ii conoscibilee che ilmondo forse non è altroche una totalemistificazione,l'estremo inganno della divinità. È, in ogni caso, il riso che ridedellacondizione umanausando i meccanismi e le trovatedella comicitàpopolare,quella dellecomiche finalie del teatrodi varietà.PerBeckett imodellisonoovviamentequelli di ambito inglese e americano (i fratelliMarx esplicitamentecitati in Godot, BusterKeatonreclutatoper interpretare Film). Per CaifoCecchi i modelli sono, a ragione, quelli di ambito italiano, e napoletano in particolare. C'è però un ulteriore(e per Cecchi ancor più importante)motivodi comicità,offertodall'elementocostitutivochepercorrel'interodramma (e che è presente seppure in misura minore in Godot e in Giornifelici), cioè quellodeìlametateatralità.Beckettdichiaral'improponibilitàdella vecchiaformadrammaticautilizzandolainmodopai·odico,rivelandola naturafictional, teatrale, della rappresentazioneteatrale stessa.Continuamente i due protagonisti,Hamm e Clov, alludono al fattodi essere in teatro,allapresenzadel pubblico insala,allanaturadi dialogoteatrale dellaloroconversazione.Beckettvabenoltrel'estraniamentobrechtiano. Non solo non vuole l'in1medesimazioneemotiva del pubblico che a Brecht fa sospenderelafinzioneattraversogliespedientiestranianti;ma vuole la consapevolezzanel pubblicodella natura fittiziadellarappresentazione,vuolecheagli spettatorivengasemprerammentatochesono in platea davanti a una messinscena, a una finzione. Carlo Cecchi, sia come regista, sia come interprete(trascinante)di Han1m,hafattodell'aspettometateatrale(giocatointuttelesuepotenzialità comiche,chequi glivengonodalcoincideredimetateatroeparodiadella fo1matradizionale)la chiave di voltadel suo Finaledi partita. Il che è giustissimo: solo i tromboni possono non cogliere questo aspetto. Il problema si pone quando esso viene colto, ma non viene soJTettoda un'idea rigorosa di messinscena, quando la facilone1iae la volgarità prendono il postodella misura.Nellamessinscenadi Cecchi la misura è pressoché perfetta. Come è pressoché perfetto il ritmo della recita, scanditodal metronomo, che ci lasciaassaporai·ela parola teatralepiù semplice e più profonda di questa secondametà del Novecento. CarloCecchi/Harnm,l'eccellenteValerioBinasco nel ruologregariodiClov, ibraviArturoCirilloeDanielaPipernonellapartedei vecchi genitori,eseguonolo spartitobeckettianocon una precisionerispettosa chenon sifaintimidiredal "classico"eche siavvaledi unpigliodivertito che contagiosamente si comunica agli spettatori. Forse in qualche momento c'è una qualche concessione al proprio divertimento, forse qualche effetto(comunque presentenel testo)è troppo sottolineato;ma si tratta di marginali sbavature, licenze d'attore, che nulla tolgono al valore di quelloche si annuncia come lo spettacolopiù bellodi questa stagione teatrale. Conquesto Finale di paitita CarloCecchi si accostaper laprima voltaal teatrodi Beckett.Nell'intervistarlosulle caratteristichedella sua regia e sul suo rappo110con l'opera del grande drammaturgo irlandese, ci èsembratoinevitabilepartiredallaspiegazionedelperché finora non cifosse stato un Beckettnellasua carrierateatrale. ImotividellamiaresistenzanelmettereinscenaunlavorodiBeckett da una par.tevenivanodal beckettismo,la letturametafisicadi qualcosa cheè laparodiadellametafisica.Dall'altrapartevenivanodall' averfatto Pinter. In Pinter, che deve enormemente a Beckett, pur essendo i due diversissimi (oltre tutto, nel rapporto rispetto ai grandi drammaturghi della crisi di fmeOttocento,Beckett vieneda Cecov, piuttosto;e Pinter viene da Ibsen,piuttosto), in Pinter la strutturadrammatico-musicaleè beckettiana,lastessadistinzionedi "silenzio"e "pausa" è assolutamente uguale.Ebbene, i personaggidi Pinternon ti abbandonano all'uscita di scena, quell'ambiguità, minaccia, malesserenon tanto leggero,non se ne vanno, ti condizionano un po' le giornate. Temevo che lo stesso sarebbe successoanche per Beckett.Manco per niente. In questoè più grande,senzaparagone.I personaggidiBeckettsonocomei personaggi dei grandissimi drainmaturghi. Amleto, o il misantropo Alceste e Monsieur Jourdain di Molière non mi condizionavano le giornate. I personaggidi Pinter sì. Io pensavo che abolendoPinter ogni biografia, però non abolendolabiograficità(cioènonabolendodel tutto,in realtà, il passato, anche se in un ce1tosenso lo abolisce perché i personaggi partonodal nulla)era come se l'attore che lo recitava, a parte il piacere enom1eche vienedall'essere Pinter ungrandedrainmaturgodove tutto è afiìdato al teatro, ne fosse un po' vampirizzato. Perché in realtà a qualcosa ti devi riferire e quindi quel passato è fatalmente il passato individualedell'attore; per cui a me succedevaquesta commistionetra personaggio e situazione di Pinter e me stesso; facevo una ce1ta
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