Linea d'ombra - anno XIII - n. 103 - aprile 1995

I due cretini, sollevandosi le gonne coi lustrini e gridando oscenità, corsero dall'altra parte della strada. Fischiavano dietro alla ragazza, ed era evi ente che lei, senza voltarsi, sentiva quei furfanti che la inseguivano sfacciatamente per le strade deserte. Faceva freddo e Zorro, avvolto nel mantello e con la spada sguainata, avanzava cauto e silenzioso. La ragazza travestita da egiziana iniziò a correre con la logica goffaggine di chi porta i tacchi, come le colombe che non spiccano i I volo. Sissignori, la faraona era tale e quale a una colombella argentata in pericolo. La mia povera Cleopatra si andò a ficcare in un groviglio di vicoli stretti e disabitati. I due cani bavosi le stavano dietro ghignando: "Non correre tanto, carina: in ogni caso ti acchiappiamo." A mo' di Tyrone Power, io li seguivo zitto zitto, si potrebbe dire come una vera e propria volpe, oppure come un felino salvatore. Metà Giustiziere Mascherato e metà El Coyote. "Bella, fermati subito." Schifosi, sul serio, quei due coglioni. Erano riusciti ad avvicinarsi alla ragazza. La afferrarono, la sballottarono da una parte ali' altra. La ragazzina chiedeva aiuto, aiuto, e presto le sue urla si trasformarono in uno squittio da gatta intrappolata. "Dài, forza" diceva nervosamente il più alto, tappando la bocca ali' egiziana. Quello grassoccio, piuttosto brillo, si abbassò i pantaloni, strappò con violenza la gonna di lamè. Cruuiiic. La ragazzina si divincolava isterica sotto quell'orso che rideva aLla fine con le mutande in mano. L'altro stringeva le bianche braccia di Cleopatra e, non si sa a chi, ripeteva lo stesso ordine: "Dài, forza." Prima che se la facessero, Zorro intervenne dall'angolo. Zorro avve1tì: "Ehi, cornuti, se non lasciate immediatamente la ragazza mi vedrò costretto a sgozzarvi come due maiali." Non mi aspettavo una reazione codarda da due violentatori così espe1ti, ma la verità è che, vedendosi sorpresi, non gli restò altro da fare che darsela a gambe sull'altro lato della strada deserta. Lì rimasi io, con la spada sguainata, proiettando una lunga ombra da eroe misterioso. Una così temibile presenza doveva imporre rispetto incontroluce. Era il t:rionfodellagiustizia. O meglio: era lasconfittadei due omuncoli più spregevoli del mondo. E lì c'era lamiaadorataCleopatra,con ilviso rosso perii singhiozzo e la vergogna, Cleopatra che piangeva, buttata per terra, con le gambe aperte e il vestito a brandelli. Gemeva come un'ammalata. Z01rn si avvicinò premuroso a prenderle lamano. L'egizianasembravachiedere con lo sguardo chi sei, cosa fai qui, perché. Zorro si commuove nel vederle la bocca semiaperta, nello scop,ire le belle labbra secche della ragazza e, dietro di queste, i denti brillanti, i denti perfetti sotto le labbra carnose della faraona. Ho sempre avuto ben chiaro in testa che quando una donna fa una leggera moina con la bocca, un gesto, un increspare di labbra, così, non so, una smorfia vezzosa, tale e quale Cleopatra, in quel momento non puoi rifiutaiti di soddisfare il suo ego viziato, devi concederle il favore che ti chiede in silenzio. Non pensarci due volte e dalle il bacio che si meritano le sue labbra asciutte, inumidiscile con la tua lingua ansiosa. Riempiti del suo respiro e riempila del tuo respiro. Si tratta di far bella figura. Ogni voltacheZorrosi trova da solo con l'eroina,ogni volta che la salva da un paio di malfattori, deve prenderla tra le braccia e baciarla con passione, impetuosamente, senza bisogno di togliersi la maschera. La ragazza trema tra le robuste braccia del mascherato e non sa che dire, né come ringraziarlo. E allora, facendo come se non volesse, colpendo coi suoi piccoli pugni la spalla di Zorro, la ragazza egiziana protesta sotto il sapore di tabacco nero e rum bianco della bocca che le bagna il viso, la bocca che le bacia il collo, la bocca che le mordicchia l'orecchio. STORIE/ CONCEPCIÒN 43 Com'era bella Cleopatra. Le sue gambe, quasi brucianti di febbre, si negavano al mio corpo, e il mio corpo, dopo aver allontanato gli assalitori,oraesigeva il suo giusto tributo. Il destino degli eroi pulsa nel placido abbraccio che chiude l'avventura. Malgrado i suoi gridolini d'impotenza, possedetti con tutte le mie forze la ragazza, mi abbandonai all'impeto dell'alcool e dell'ardore. Daquell 'oscuro vicolo disabitato si poteva ascoltare in lontananza, quasi impercettibile, il tamtamtam della festa giù nella piazza grande. La musica si diffondeva per tutta la città rimbalzando sui lati del viale. La ragazza rimase esausta sotto il mio mantello di raso rossastro, respirando affannosamente, forse preda di un incubo, con lacrime sulle guance. Mi alzai stanco. Mi allacciai la cintura. Raccolsi il cappello da terra. Straccetto logoro che sventola nell'aria, il pennacchio non ha perso lo sfavillio da giocattolo di fiera. L'ombra si allontanava già a capo chino quando, riconsiderando alcuni dei segreti che coordinano lesue scorrerie, lentamente si fermò. Dalla prima traversa ritornai verso l'egiziana contusa, che giaceva sul bordo del marciapiede; la girai a pancia in giù e, senza darle il tempo di lamentarsi, con la punta del fioretto le disegnai sulla natica nuda il segno di Zorro, una sottile e rapida zeta di sangue. Corsi verso la strada. I petardi, quello scoppiettio plumbeo sopra le antenne, si stavano trasformando in un molesto bruciore di stomaco, flatulenza impo1tuna. Giunto alla fermata, con ancora addosso l'odore di saliva e sangue, mi tolsi la maschera e, alla luce dei fari dell'autobus che si avvicinava, cercai l'ora sull'orologio da polso. "Merda. Com'è tardi". Severina Rossi Gustavo Tomsich Due ,diari ... suJ •:,·. ·:;:-;- ··. :•::=;i: -:=:=:

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