' t STORIE Anelio Rodrigue.z Concepcion DUERACCONTI Anelio Rodriguez Concepci6n è nato a Santa Cruz de La Palma nel 1963. Ha pubblicato i versi di Poemas de la guagua (Poesie dell'autobus, 1984) e le prose poetiche di La ciudad se rompe y se levan.ta (La città si spezza e si alza, 1990). Sposato e padre di un bambino, insegnante di lettere in un liceo della sua piccola isola atlantica, è autore di studi su argomenti linguistico-folclorici dell'arcipelago, alla cui vita culturale collabora attivamente scrivendo su giornali e riviste. I due testi che presentiamo, illustrati da disegni di Stefano Fabbri, sono tratti dal volume La Haban.a y otros cuen.tos (L 'A van.a e altri racconti, Ediciones La Palma, Madrid, 1990), cui è seguita la raccolta Ocho relatos y un dialogo ( Otto narrazioni e un dialogo, Ayuntamiento de Santa Cruz de Tenerife, 1994). Del vivace quanto sconosciuto ambiente intellettuale delle Canarie abbiamo parlato sul n. 62 del I99Ì, con un'intervista al più emblematico narratore di quei lidi, Yfctor Ramfrez, e un suo racconto (Danilo Man.era). GULASH traduzione di Alessia Tanara e Stefania De Grandis Il presidente del governo è un corrotto speculatore di merda. E non lo dico perché è il principale azionista della più grande impresa installatrice di scoli della provincia, e nemmeno perché suo fratello dirige i lavori di ristrutturazione di tutta la rete fognaria della città. No. Affermo che il presidente del governo è uno speculatore di merda così come affermo che il presidente del governo è uno speculatore. L'espressione "di merda", in questo caso, ha la stessa funzione di "corrotto", ovvero è un epiteto in più da aggiungere al lunghissimo elenco di sporchi epiteti attribuibili al sostantivo "speculatore". So perfettamente cos'è uno speculatore fin da quando frequentavo il centro di Formazione Professionale (è lì che ho imparato cos'è un epiteto). La professoressa di Scienze Sociali un giorno ci disse che una persona che, per esempio, compra della terra a tot lire al metro quadro per poi rivenderla al doppio, o al triplo, o di più, è uno speculatore. Verbigrazia, il presidente. Tutti conoscono i suoi armeggi nel settore delle costruzioni (quello immobiliare, secondo la prof). Comunque non pensare che questa sia l'unica cosa che ho imparato alla scuola alberghiera. Mi sono anche dedicato allo studio della poco nobi le arte del barista. Mi sono iscritto al corso alberghiero perché volevo seguire l'esempio dello zio Paco Calvo, che gestisce un localino situato al pianterreno di casa nostra. Da allora ho girovagato come un'anima in pena, lavorando prima come cameriere in un hotel del sud a tre stelle, poi in un altro a quattro e infine in uno a cinque stelle. Tutto questo in poco meno di tre anni. Mi avevano promesso un altro posto di cameriere nel più importante ristorante della capitale, ma proprio allora sono dovuto partire per la naia e ovviamente mi hanno fregato il posto. Quando mi sono congedato non mi ricordavo più di come si serviva una bottiglia di champagne, che è ciò che distingue il cameriere di un hotel a cinque stelle da un qualsiasi altro cameriere. Così ho accettato l'invito dello zio Paco e sono andato a sgobbare per alcuni mesi come sguattero nella taverna della mia strada. È la cosa più brutta che possa capitare a chi si dedica a questo maledetto mestiere: servire da bere agli amici. Non ti considerano, se la svignano senza pagare, ti ridono in faccia perché sanno che non puoi fare scenate ... E quando non ne potevo più di lavare bicchieri di vino, finalmente arriva l'opportunità tanto sognata da quando mi avevano licenziato: un albergo extralusso dello stato. Stavano per inaugurarne uno sulla costa e per caso mi è giunta notizia che cercavano dei camerieri. Mi sono presentato e mi hanno preso, ma solo in prova. Tanto ti prendono sempre in prova. Si sa, magari poco dopo arriva qualcuno tremendamente ammanicato e ti frega il posto. È sempre stato così, non facciamo finta di niente. Per questo, ogni volta che mi prendono in prova, cerco di ingraziarmi il cuoco, il mai'tre o la cassiera. È ovvio che vale addirittura di più la raccomandazione del capocuoco di quella del direttore dell'hotel, no? Da quanto mi hanno detto, è una regola universale, perfino tra i muratori. Sicché questa volta non potevo fallire, tanto meno trattandosi di un albergo ext:ralusso, proprio il sogno di chi lavora come cameriere: un posto fine, dove ci va soltanto gente con la grana, perché, secondo me, già che siamo camerieri, la cosa migliore è servire gente educata che ti lascia buone mance e ti dice "per favore" e "grazie". Alla scuola alberghiera non mi hanno insegnato solo cos'è un epiteto. Lì ho imparato a servire a tavola e a·versare il vino nel bicchiere con un braccio dietro la schiena. Lì ho capito subito che una cosa è lavorare con spagnoli e un'altra è lavorare con inglesi e tedeschi. Gli spagnoli ti danno del tu e ti guardano dall'alto in basso solo perché tieni un vassoio in mano. Per gli inglesi e i tedeschi cotti dal sole e dalla birra non sei altro che un fantoccio vestito di bianco spuntato dietro il bancone; fanno gli gnorri e si guardano i fatti loro. Per dirla schietta. Parole chiare e cioccolata densa. E con queste tre regole imparate a memoria sono uscito dal Centro di Formazione Professionale. Ebbene, tutto considerato, fra le cose che ho imparato lì, quella che più mi ha impressionato fino adesso è la faccenda del!' epiteto. Il presidente del nostro governo autonomo, per esempio, è un epiteto ambulante che per giunta non fa altro che balbettare un epiteto dietro l'altro. Fa' attenzione a come
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