da di Pearce incarna la "crisi spirituale di metà Ottocento", con gli entusiasmi per il progresso scientifico e la fede nelle conquiste della tecnologia che trova la sua apoteosi nell'Esposizione del 1851 (debitamente visitata da Pearce e consorte) e con lo smarrimento della fede religiosa che la scienza indirettamente determina. Il pensiero di Darwin ebbe un effetto dirompente nella cultura inglese del secondo Ottocento, enormemente maggiore di quanto in genere si pensi da noi (anche perché da noi, vuoi per arretratezza, vuoi per la sapiente cappa cattolica, vuoi per il fatto che la Bibbia non la leggeva quasi nessuno, il contrasto tra l'evoluzionismo e la parola rivelata non determinò il terremoto culturale che scosse invece il mondo britannico). Nel suo romanzo Swift tocca dunque un nodo centrale della formazione ideologica dell'Inghilterra moderna, un fenomeno scientifico e filosofico decisivo per la sua storia. Nel suo precedente bellissimo romanzo, Il paese dell'acqua, Swift aveva mescolato in modo sapiente la Storia come ricostruzione razionale del passato e la storia come favola e racconto (e la storia della regione d'origine del protagonista si incrociava con i suoi ricordi d'infanzia, si congiungeva/ contrapponeva al presente). In Per sempre c'è un meccanismo simile; ma l'invenzione fabulatoria che presiede alla ricostruzione dei fatti storici reali è come frenata e talvolta appesantita dalla componente ideologica, dalla necessità di dare conto del percorso intellettuale del suo protagonista. L'invenzione si dispiega invece con soavissima grazia e delicatezza nella ricostruzione della storia d'amore tra Pearce e la giovane Elizabeth. E la stessa grazia la si ritrova nelle sue storie d'amore che riguardano il passato prossimo di Bill Unwin, quella vitalisticamente passionale tra la madre e il giovane americano Sam (che la sposerà dopo il suicidio del padre) e quella romanticamente e giovanilmente passionale tra lui e Ruth, che diventerà sua moglie. La prima storia d'amore ha un contraccolpo psicologico importante (che Bill gira ironicamente in termini letterari, tirando in ballo Amleto): è Sam, il nuovo marito della madre, ad avere causato indirettamente la morte del padre, suicidatosi dunque per la scoperta del tradimento? La risposta sarà no, con una sorpresa aggiuntiva un po' romanzesca e deliziosamente beffarda per il suo risvolto sociologico. Ma soprattutto è una storia d'amore raccontata con un brillante miscuglio di disincantato realismo e di gioia di vivere, che sboccia nella Parigi del 1945, quando Bill aveva nove anni. Quando Parigi, fondale della Bohème che la madre cantante l'aveva portato a vedere, si risvegliava dopo "l'inverno della guerra", con i suoi negozi, i suoi caffè, l'aria frizzante tra i viali, i marciapiedi lucidi di pioggia e i tetti mansardati scintillanti al sole autunnale, con le studentesse di danza intraviste attraverso una finestra e le tazze di cioccolata calda. Nel romanzo di Swift i luoghi risaltano in tutto il loro fascino perché la loro bellezza corrisponde alla bellezza del1' amore di cui sono testimoni. E questo non (solo) perché si tratta di Parigi. Lo stesso discorso vale per la Londra inaspettatamente intima che fa da sfondo all'amore tra Bill e Ruth, con le sue piogge estive e i locali di Soho, le sue camerette per studenti e i suoi onnipresenti taxi, i suoi alberghi discreti e le sue vecchie stazioni, testimoni ferrose di una potenza che fu. Swift sa di rischiare la banalità letteraria. E Foto di Giovanni Giovannetti. fa intervenire l'ironia amara del suo narratore, denunciando "l'amore romantico" come un artificio, come "un' invenzione dei poeti" da non prendere sul serio. Ma intanto riesce a spacciarci tre belle storie d'amore romantico: gli sguardi ottocenteschi, i gemiti amorosi parigini, le voluttuose tenerezze londinesi. Tutti ugualmente intensi. Ci sono anche tre storie di morte - della madre, di Sam, di Ruth - che di poco precedono il presente della narrazione. Su amore e morte ecc., ecc. Swift non si difende con l'ironia. Per la verità uno scatto, una specie di ironica consolazione, c'è nella morte di Sam, che spira beatamente (si suppone) tra le braccia di una prostituta. Ma questo è un episodio appena enunciato, nei cui confronti il distacco è tutto sommato possibile. Non per quanto riguarda la morte della madre e di Ruth, che è invece narrata con un senso di desolata impotenza di fronte all'inevitabilità della loro fine, già consumata nel momento della rievocazione della loro lontana vitalità.L'ironia non è praticabile. Forse perché la morte non è un'invenzione dei poeti.
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