Linea d'ombra - anno XIII - n. 103 - aprile 1995

Ha trovato lo spettacolo privo di gusto, è preoccupato dell'effetto del linguaggio volgare sulle mie sensibili orecchie. "Tu devi lasciar correre un pochino." E per dimostrarmi il modo di farlo si allontana da me, fa un balzo in avanti la testa china e ferma, poi balla con quelle gambe incredibilmente scoordinate. È un magiaro, mi dice spesso, e sotto sotto anche un asiatico. Lo vedo nei suoi zigomi taglienti come quelli di Attila, nonostante i suoi capelli biondi. Con i suoi jeans scoloriti e la sua giacca di pelle, sembra una videostar del rock. Io guardo MTV perore nell'appartamento quando Charity fa il turno serale da Macy. Ascolto WPLJ con le cuffie di Charity. Perché dovrei vergognarmene? La televisione in India è così edificante. All'improvviso come aveva cominciato, Imre si ferma. La gente ci cammina intorno. Il marciapiede estivo è pieno di gente che va a teatro indossando vestiti di tela indiana increspata; la giacca per tutto l'anno di Imre è fuori luogo. Europeo. Poliziotti a gruppi di due e tre si battono leggermente le cosce con i manganelli e mi sorridono benevolmente. Vorrei strizzar loro l'occhio, metterci tutti nei guai, dirgli che il ballerino pazzo proviene dal Patto di Varsavia. Sono troppo timida per mettermi a danzare a Broadway. Piuttosto abbraccio Imre. L'abbraccio lo coglie di sorpresa. Vuole che lo lasci stare, ma non si aspetta veramente che lo faccia. Barcolla, sebbene io pesi non più di 47 chili, e con lui cado leggermente in avanti. Poi mi afferra e camminiamo sotto braccio fino alla fermata dell'autobus. Mio marito non ballerebbe e non abbraccerebbe mai una donna in piena Broadway. Tanto meno lo farebbero i miei fratelli. Non sono persone che si danno arie, ma hanno frequentato scuole di stampo anglicano e posseggono un ben sviluppato senso di ciò che è sciocco. "Imre." Gli stringo la mano grande e ruvida. "Mi spiace di averti rovinato la serata." "Non hai fatto niente del genere." Lui sembra stanco. "Non aspettiamo l'autobus. Facciamo una pazzia e prendiamo un taxi." Imre ha sempre risorse inaspettate. Il Sistema, lo chiama lui, classe '56. Sui sedili posteriori del taxi, senza nessuno sforzo, mi sento leggera, quasi libera. Memorie di indiani bisognosi si mescolano alle orde di gente di strada di New York e levitano, come astronauti, dentro la mia testa. Ce l'ho fatta. Sto facendo qualcosa della mia vita. Ho lasciato la mia casa, mio marito, per conseguire una specializzazione come insegnante di sostegno. Posseggo un visto per entrate multiple e una modesta borsa di studio per due anni. Dopo, si vedrà. Quando si iscrisse ai corsi di francese alla Alliance Française mia madre fu picchiata dalla suocera, mia nonna. Mia nonna, la figlia maggiore di un ricco zamindar, era analfabeta. Imre e l'autista continuano a parlare in russo. Me ne sto ad occhi chiusi. In questo modo posso sentire meglio i passanti. Scriverò a Mamet stanotte. Mi sento forte, senza freni. Forse scriverò anche a Steven Spielberg per dirgli che gli indiani non mangiano il cervello delle scimmie. Ce l'abbiamo fatta. Forse anche i Patel ce l'hanno fatta. Mamet, Spielberg: non sono paternalistici nei nostri confronti. Forse hanno un po' paura. Charity Chin, la mia compagna di stanza, è seduta sul pavimento mentre beve Chablis da un bicchiere di plastica. È alta un metro e sessantotto, diciotto centimetri più alta di me, ma pesa un chilo e mezzo meno di me. Fa la modella per le "mani". Le orientali hanno il monopolio nel campo delle modeile per mani, dice lei. Si è rifatta gli occhi otto o nove mesi fa e per gratitudine STORIE/ MUKHERJEE 31 va a letto con il suo chirurgo plastico ogni terzo mercoledì del mese. "Oh, bene," dice Charity. "Sono felice che sei tornata presto. Ho bisogno di parlare." Sta riempiendo assegni. MCI, ConEd, BonwitTeller. Le buste già affrancate e sigillate formano una piramide fra le sue gambe armoniose fasciate da calzettoni che le arrivano al ginocchio. La copertina del libretto degli assegni è di plastica marrone, marezzato per sembrare cuoio di vacca. Ogni volta che Charity gira la copertina, bianche oche volano sugli assegni color cielo. Guadagna bene, ma è una spendacciona. Quello che le rimane basta per questo appartamentino in comune, con affitto controllato aChelsea. "Va bene. Parla." Quando sono arrivata, lei si vedeva con un analista. Adesso si vede con un nutrizionista. "Ha telefonato Eric. Dall'Oregon." "Che cosa voleva?" "Vuole che paghi la metà dell'affitto della sua soffitta per la scorsa primavera. Mi ha chiesto di ritornarci, ricordi? Mi aveva pregato." Eric è il marito abbandonato di Charity. "Che cosa ha detto il tuo nutrizionista?" Eric adesso indossa una tuta rossa e lavora la terra nel Rajneeshpuram. "Pensi che anche Phil sia un matto, non è vero? Che altro potrebbe essere dato che se non sono matti non mi piacciono?" Phil è un flautista con pochi capelli. È molto permaloso a proposito di come si debba scrivere la parola flautista. È permaloso a proposito di tutto, dalla musica ai libri, al mangiare, al vestire. Insegna in un piccolo college del nord, ed il mese scorso Charity ha comprato una Datsun blu usata ("Nissan" insiste Phil) così può trascorrere i fine settimana con lui. Ritorna ogni domenica sera, esausta ed esasperata. Io e Phil non abbiamo molto da dirci - è l'unico musicista che conosco; gli uomini nella mia famiglia sono avvocati, ingegneri oppure sono negli affari - ma lui mi piace. Vicino a me si rilassa. Quando viene a trovarci, ci fa delle pagnotte di segale. Lucida il pavimento della nostra cucina. Come molti uomini di questo paese, mi appare un bambino disadattato, o anche una donna, che sta cercando qualcosa che gli è passato accanto, o qualcosa che non potrà mai avere. Quando pensa che non stia guardando, infila le mani sotto il maglione di Charity, ma non c'è gran che lì sotto. Qui è una modella con grandi ambizioni. In India, sarebbe una zitella senza seno. Io sono timida di fronte agli innamorati. Mi assale un senso di tristezza quando li vedo scherzare fra loro. "Non è per i soldi" dice Charity. Ma io penso che sia proprio per quello. "Lui dice di amarmi ancora. Poi si gira e mi chiede cinquecento dollari." Che cosa c'è di così strano in tutto ciò, vorrei domandare. Lei ama ancora Eric, ed Eric, tuta rossa e tutto il resto, è abbastanza intelligente da accorgersene. L'amore è un bene di consumo da preservare come ogni altro. Mamet lo sa. Ma io dico, "Non sono la persona a cui chiedere sull'amore." Charity sa che il mio è stato un matrimonio tradizionale indù. I miei genitori con l'aiuto di un intermediario, che era il cugino di mia madre, hanno scelto uno sposo. Tutto quello che ho dovuto fare è stato di informarmi dei suoi gusti in fatto di cibo. Ho paura che questa sarà una serata lunga. A Charity piace confessarsi. Mi tolgo il mio sari di seta-non sembra più neanche troppo appariscente - lo ripiego in un panno di mussola e lo ripongo in un cassetto del comò. È difficile farsi lavare i sari a Manhattan, anche se c'è uno bravo a Jackson Heights. La mia

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