Linea d'ombra - anno XIII - n. 103 - aprile 1995

30 STORIE/ MUKHERJEE Foto KennethJorecke/ Contaci/ Grazia Neri Volgare, razzista e antisociale. Gli attori non sarebbero riusciti a portarlo in scena. Questo spettacolo e tutti questi terribili sentimenti sarebbero stati accuratamente repressi. Talvolta ho voglia di risposte nette, chiare. Offritemi oggi un po' di dignità, ed io me la prenderò. "Cosa?" Imre si muove verso di me senza distogliere gli occhi dall'attore. "Che cosa hai detto?". Le lacrime scendono. Voglio alzarmi, gridare, fare una terribile scenata. Ho una gran voglia di essere villana, di litigare. L'attore recita con voce stentorea, lanciando saliva. Dammi una possibilità. Non sono jùiito, posso ritornare a galla. Avevo det(o a quello stronza, dammi un contatto vero. E cosa mi dà quello stronza? Patel. Nient'altro che Patel. Questa volta Imre mi mette un braccio intorno alle spalle. "Panna, che significa Patel? Perché stai prendendo tutto questo in un modo così personale?" Mi ritraggo dal suo tocco, ma non me ne vado. Le costose scuole femminili di Losanna e di Bombay mi hanno insegnato a comportarmi bene. I miei modi sono squisiti, i miei sentimenti delicati, i miei movimenti raffinati, i miei stati d'animo imperscrutabili. Mi hanno vista superare rivolte, sradicamenti, separazioni, la morte di mio figlio. "Non me la sto prendendo personalmente." L'uomo grasso ci guarda. Anche la donna ci guarda e ci fa segno di stare zitti. A mia volta, li fisso tutti e due. Poi, fisso il gomito dell'uomo con sguardo freddo e cattivo. Sotto il blu acceso delle maniche della camicia Hawaiana di poliestere, il gomito sembra morbido e flaccido. "Mi scusi" gli dico, la mia voce risuona della naturale meschinità di una donna beneducata ed espatriata del Terzo Mondo, sebbene la mia retorica sia stata appresa altrove, "Lei si sta prendendo il mio spazio." Preso alla sprovvista, l'uomo sposta il braccio lontano da me. Se Io appoggia contro il petto. Quando è pronto per ribattere, io gli ho già rivolto le spalle. Probabilmente gli ho rovinato il primo atto. So di sicuro di averlo rovinato ad lmre. Non è colpa mia; è colpa delle circostanze. Le vecchie colonie si estinguono. I Patel - i nuovi pionieri - devono essere prudenti. L'ammonimento di Idi Amin è sempre valido. I cavi del!' AT&T trasmettono buoni consigli da un continente all'altro. Mantenete tutti i beni in denaro liquido. Fate investimenti del tipo Seven - Eleven, ritirate i vostri investimenti su condomini e motel. Io so cosa si prova da ambo le parti, questo è il problema. I Patel sentono odore di truffe, i tristi agenti immobiliari del palcoscenico: il post-colonialismo mi ha fatto loro arbitro. È l'odio che bramo, puro odio crudele e di parte. Dopo lo spettacolo io ed lmre ci dirigiamo verso Broadway. Qualche volta mi tiene per mano; è solo perché ci sono pazzi e ubriachi rannicchiati vicino alle entrate. Imre è qui da più di due anni, ma è rimasto molto in lui del vecchio mondo, molto cortese, apertamente protettivo nei confronti delle donne. L'ho incontrato lo scorso semestre a un seminario per insegnanti di sostegno. Sua moglie è un'infermiera in qualche parte dell'entrnterra ungherese. Hanno due figli, e richieste di emigrazione lunghe miglia. Mio marito dirige una fabbrica tessile 200 miglia a nord di Bombay. Non abbiamo figli. "Tu ti rendi le cose difficili", dice Imre. Egli ha creduto che Patel fosse un nome ebreo o forse spagnolo; fa lo stesso per lui.

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