Linea d'ombra - anno XIII - n. 103 - aprile 1995

28 25 APRILE conversioni sulla via di Damasco dei figli e dei nipoti di Almirante e del Movimento Sociale di trent'anni dopo. Si chiamino Storace o Tatarella fa un bell'-effetto scoprire che la risposta più chiara che ancora oggi si può utilizzare contro chi minimizza le responsabilità del fascismo nella Shoah, viene fuori dal partito di Longo e di Tanassi. Virtù nascoste della prima Repubblica! Il mito del Bravo Italiano ha delle crepe che, talvolta, ce lo rendono simpatico. Ma tant'è: a quell'epoca nell'interpretazione del fascismo che andava per la maggiore, l'antisemitismo contava quanto il due di picche e le energie migliori venivano incanalate altrove. Bidussa propone una tesi forte, che consiste nell'identificazione del razzismo fascista quale elemento residuale di un paese "antico-moderno" ed è una tesi largamente condivisibile. Nella genesi del mito dell'italiano, che con perizia l'autore di questo agile saggio ricostruisce, concorrono libri come Gog di Papini (ora finalmente riproposto da Giunti, dopo tanti estetismi un po' fatui sul mito connesso del Bravo Scrittore), testimonianze di un'Italia contadina che teme la modernità dell'Ebreo metropolitano, dissolutore e corruttore. Ne vien fuori un'analisi brillante per originalità, vivace anche nella scrittura. Il tema che Bidussa affronta è quello già noto agli studiosi della psicoanalisi in Italia: mentre il regime etichettava la dottrina freudiana come "scienza giudaica" per eccellenza, la cultura non accademica e non scientifica faceva propri quei medesimi sentimenti e, in nome dei suoi valori primigeni, cercava di "resistere" alla tentazione dell'analisi e della conseguente terapia. Il mito del bravo italiano, in verità, è collegato all'archetip@ del mito della sanità latina, mito antichissimo, che esplode in maniera rozza e scomposta quando la psicoanalisi si diffonde, e il fascismo s'afferma. "Un paradiso terrestre, ma con serpenti", dicevano gli intellettuali stranieri che si recavano in visita nel nostro paese. Ed avevano ragione: l'espressione non ha perso valore nemmeno nell'Italia di questi anni Novanta, sulla quale s'interroga Bidussa, a conclusione del suo libro, chiedendosi che cosa mai sia rimasto di quell'antico nel moderno, anzi nell'attuale. Nei momenti di massimo sconforto, specialmente prima (e dopo) le campagne elettorali, capita anche a noi di ripetere quell'adagio. L'Italia è un paradiso terrestre, ma con serpenti. A rendersene conto siamo rimasti in pochi: la maggioranza propende per una omologatrice raffigurazione di maniera. O il paradiso senza serpenti del Mulino Bianco, o i serpenti senza il paradiso di "Avanzi" o di "Cuore". Bidussa preferisce altre metafore. Il Bravo Italiano, che dice intramontabile, è Fantozzi, giacché avrebbe battuto Cipputi per ko. Ma Fan tozzi è un simbolo troppo polivalente per essere realistico. Non ce n'è soltanto uno di Fantozzi, ma dieci, venti. il Bravo Italiano vincente negli anni Ottanta e Novanta è senza nome né volto, ma si compone di tanti autoritratti ideologici, ivi compreso l'autoritratto di chi per tanti anni ha sperato di poter vivere di rendita e troppo tardi s'è svegliato. Il Bravo Italiano è l'anima bella del pacifista a buon mercato, "del professionista dell'antirazzismo" (la formula è di Bobbio nel volumetto l' elogio della mitezza, che Linea d'Ombra ha testé stampato), che non riconosce i suoi pregiudizi perché si crede immune da virus; in fondo, a voler essere sinceri fino in fondo, il Bravo Italiano della mitologia dei nostri tempi, e della nostra sinistra, è anche colui che è andato alimentando e diffondendo il mito opposto del Cattivo Italiano, soltanto per mettere in pace la propria coscienza. Dire che si è cattivi in fondo è dire tutto e niente come dire che si è buoni. Anzi a forza di parlar male del Bravo (o del Cattivo) Italiano si finisce talvolta di dimenticare i bravi italiani che sono esistiti davvero, in carne ed ossa, i Lorenzo Perrone, i Giorgio Perlasca, le Ernestine Battisti e quindi, per contrappasso, non si è in grado di identificare nemmeno i cattivi, che pure non mancarono e non mancano mai. A forza di andar dietro ai miti e agli idealtipi s'è rinviato sine die quell'esame di coscienza nei confronti del fascismo che ancora non è stato consumato con la necessaria spregiudicatezza nemmeno fra gli stessi ebrei, spesso immemori del consenso che hanno dato al regime fino ancora nell'autunno inoltrato del '43. Perché di solito si dimentica che il dilemma non è affatto quello obsoleto (fascismo/antifascismo), bensì quello più complesso e al tempo stesso più elementare (perciò più attuale) della consapevolezza/inconsapevolezza politica. Mentre il dilemma fascismo/antifascismo potrà anche essere superato, quello consapevolezza/inconsapevolezza è più adeguato ai nostri tempi. I miti proliferano più facilmente laddove trovano davanti a sé persone inconsapevoli, che subiscono la politica e non la dominano. La ferita aperta dall'8 settembre 1943, mai più rimarginata (non soltanto per gli ebrei) modificava nel profondo il carattere dell'italiano, non nel senso che determinerà la guerra civile (o meglio non soltanto per questo), ma nel senso che metterà a nudo in maniera spaventosamente non mitologica, dunque scandalosa, quello che può accadere a chi non ha alcuna consapevolezza politica. PtRELLA G0TTSCHE LOW[ Per grattarsi il mignolo. Per sposarsi l'anulare. Per insultare il medio. Per viaggiare il pollice. Per leggere l'lnclice. E in edicola L'Indice cli questo mese. Assaporate il vero gusto della cultura. E non accontentatevi cli un assaggio. abb~~~~~~t~~~o;;z::;: trotve;tletNiltte lDe inclliccazioniEper come ricevere Ln regalo la tessera sconto valida in tulle le DEI LIBRI DEL MESE Librerie Messaggerie. COME UN VECCHIO LIBRAIO.

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