Linea d'ombra - anno XIII - n. 103 - aprile 1995

26 25 APRILE l'immediatezza di Rossellini - o di Gentilorno! - si irrigidisce in scherni e figurine didascaliche. Insomma, e per dirla tutta, la "giusta linea" comunista, ha prodotto oleografia più ideologia, e ovviamente oleografia più che verità. La grande voga del cinema resistenziale e antifascista degli "anni del boom" ebbe una ragione importante: un paese cui nel decennio precedente si era impedito di prender coscienza della sua storia recente, e di analizzarla, assorbirla e confutarla nelle sue vergogne e accettarla ed.esaltarla nei suoi slanci positivi, voleva ricordare e voleva sapere. Il cinema dette il suo contributo muovendosi tra commedia e pathos, prendendo spesso a filo conduttore la vicenda di un uomo mediocre (un comico) che prende coscienza, ricostruendo argutamente un contesto e cadendo, se così si può dire, nel positivo messaggio finale. La fiducia nel centro-sinistra, nel neocapitalismo, nelle sorti della democrazia portata dal benessere si rivestiva di vecchi appelli sentimentali e sminuiva quella che era la cosa migliore di queste vicende: la loro parte "nera" e crudele. Chi aveva ceduto tornava a combattere, i conformisti si ridestavano, i morti risuscitavanò'• e schiaffeggiavano i cattivi di nuovo, o per l'ultima volta. Il capolavoro di questo cinema fu Tutti a casa di Luigi Cornencini, mentre il più amaro Una vita difficile di Dino Risi doveva crescere e moltiplicarsi fino agli anni della contestazione, fino a C'eravamo tanto amati di Ettore Scola, un film non poi così sconsolato e in cui il personaggio positivo e positivissirnodi Nino Manfredi additava con la sua StefaniaSandreUi speranze di alai "sorpassi". Comicità e retorica, una ricetta vincente per la sinistra ufficiale e, di recente, per tutta. Una ricetta vincente? Il solo film che veramente fuoriuscisse da queste evocazioni nazional-popolari Inquestedue pagine, scenedal film Paisà (op. citi (simpatiche quando scritte da sceneggiatori con morale, meno simpatiche quando scritte e dirette, interpretatee prodotte da furfanti pronti a ogni giravolta, e il loro nome nel nostro cinema è sempre stato massa) fu Il terrorista di Gianfranco De Bosio, suo esordio e sua unica operacinematograficadipeso.Qui I'otticaeraG.L.: lalogicaciellenistica, umanistica, cattocornunista veniva chiamata in causa e messa sotto accusa, pur non tacendo leambiguità, lecontraddizionie ladisperazione di una posizione piùdura,che per l'appunto assumeva fino in fondo, con pienachiarezza, anche il problema dellaresponsabilitàindividuale. Film intensamente didascalico, coniugava Brecht con Camus, ed è forse, oggi, dopo i primi film di Rossellini, l'unico che si possa presentare ad unpubblico di giovani,peresempio nellescuole,per far capire idilemmi di fondo di una grande svolta storica. Poteva essere una grande occasione l'adattamento di Tiro al piccione di Giose Rirnanelli, il romanzo autobiografico di un giovane che aveva scelto la Repubblica di Salò e vissuto quegli anni e quelle lotte dall'altra parte, ma Giuliano Montaldo, regista ossequente ai dettami di partito e fiacco di suo, ne smontò ogni possibile provocazione e lo infilò nel trita idee e nel trita sentimenti abituale. Sul versante post-'68, dovremmo citare i tentativi di proporre una "Resistenza tutta rossa", tutta rivoluzionaria e iperleninista operati da qualche film militante di ricostruzione molto molto ideologica, e magari il Corbari di Valentino Orsini, ibrido in tutti i sensi: sul versante nazional-popolare di dichiarata e sfacciata oleografia (voi utarnente provocatoria: cattivissimi e non, a confronto, tra sventolio di bandiere rosse e sventagliate di mitra) il Novecento (parte seconda) di Bernardo Bertolucci. , Mentre la lettura più distanziata, che tenta la memoria poetica, la favola e il mito, per una volta afflato sincero e risultati commossi, è venuta dai solitamente pesantissimi fratelli Taviani con alcune ispirate scene di La notte di San Lorenza. Ricordo di ricordo, evocazione di evocazione ...

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==