24 25 APRILE Roma città aperto, do R.Rossellini, Trilogiadelloguerra, Cappelli,1972. DALLASTORIAALCINEMA GoffredoFofi Il cinema che in Italia ha affrontato il grande tema della Resistenza ha spontaneamente e decisamente scelto subito la linea interpretativa dettata indirettamente dal Comitato di Liberazione Nazionale: la Resistenza è stata lotta di popolo interclassista per la liberazione del territorio nazionale dal nemico straniero - il nazismo - e dal suo alleato interno - il fascismo. La guerra di popolo è stata organizzata e diretta da raggruppamenti politici preesistenti all'evento del fascismo: cattolici, socialisti, comunisti, azionisti, repubblicani, liberali, monarchici, uniti nel comune scopo della liberazione e del ristabilimento di un ordine democratico dopo vent'anni di dittatura. I conflitti interni tra visioni e ceti politici molto diversi tra loro andavano attenuati, per non spezzare un'unità delicata e fragile. All'interno, tuttavia, alcune forze avevano più peso di altre: nella pratica della lotta armata, comunisti e socialisti da un lato, azionisti dall'altro; mentre nella lotta politica contavano fortemente, per motivi di politica internazionale e nazionale, anche le posizioni cattoliche e le liberali e laiche. La grande distinzione tra repubblicani e monarchici aveva invece minor peso. Le posizioni monarchiche furono nella Resistenza, molto secondarie. Un'altra grande distinzione va ricordata, giacché oggi la conoscenza del!' argomento si è confusa dopo decenni di opposte retoriche, ed è dunque opportuno dire cose che sono ovvie per persone di più di quarant'anni: la Resistenza non c'è stata nel Sud, salvo che nel l'Appennino abruzzese; è durata solo un anno nel l'Italia centrale e due in quella settentrionale. Ed è solo nel secondo anno che, tra strategie e linee dominanti, le differenze si sono davvero chiarite nella durezza dello scontro, verificando la diversità degli ideali dei progetti, delle pratiche, pur nel comune scopo. Partiti che erano scomparsi dalla scena politica (ridotti in patria a pochi e dispersi membri silenziosi o carcerati) si riformarono attorno a vecchie dirigenze rientrate dal!' esilio (e, come i comunisti, legate alla politica del Komintern, cioè di Stalin, e alla visione delle cose che ne de1ivava) ed ebbero infine, alcuni, una forte base organizzata. Non va infine dimenticato che, anche se è potuto sembrare paradossale, la forza ali' interno della Resistenza più decisa e meno tattica - in molti modi la più rivoluzionaria - è stata Giustizia e Libertà, emanazione del Partito d'Azione, e non la comunista, più tattica, attenta agli equilibri politici complessivi, e dunque più controllata e più moderata, soprattutto dopo il ritorno di Togliatti da Mosca.
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