Linea d'ombra - anno XIII - n. 103 - aprile 1995

22 25 APRILE Ci alziamo in piedi lentamente.Cocitomi stringeforte un braccio.Il tedescoci guardain voltouno ad unosenzaparlare.Poi dice:"Noi non siamo criminalicome voi che uccidetegli uominicome bestie.Sarete interrogatie se direte la veritàavretetutti salvala vita".Ciò dettouscì guardandofissamenteCocito. Ci scambiamolenostreimpressioni.Siamotuttipiùottimistialmeno perquantoriguardaciòcheci attendeingiornata.Invistadegliinterrogatori concertiamoun piano comune di difesa. Restiamo d'accordo di insisteresullatesiche eravamodirettia Bra per arrenderci.Perquanto riguardameedEliocombiniamodi sostenerecheeravamosullamacchinaunicamentequaliintermediari.Siamopococonosciuti.L'età perElio e le condizionifisiche per me dovrebbero indurre a prestarci fede. Speriamoaddiritturainunaprossimascarcerazione stabiliamoildafarsi per salvareglialtri.Linosorridedel nostroottimismo. La scomparsadel pericoloimmediatoelapossibilitàdidifendercicidàforzaeciportamolto lontanonellesperanze. Io concertodentrodimetuttounpianodi azione in casodi scarcerazione. Tuttoilmattinopassasenzache laportasiapra.Solonelpomeriggio unufficialefascistaentrae chiamaCocito.Dueuominiloaccompagnano colmitraspianato.Restiamoansiosiadattendereilsuoritomo.Dopocirca un'ora laportasiapreeCocitoentra.Ciraccontachegliinterrogatorisono condottida ufficiali taliani.Diceche sannogiàtuttosul suo contoe che è statocostrettoaconfermaretutteleazionidicaratteremilitarecompiute. Ha l'impressioneche la letteranon siastatatrovatae che la tesicircala nostraintenzionediarrendercipossaandare.Hadatotutteleinformazioni più strampalatesulnumerodegliuominie sul loroarmatnento.Circala lorodislocazioneha indicatounazonadiboschimoltoampia.Nonnutre al riguardoalcunapreoccupazioneperchéha sempredatol'ordineche ih casodicatturad'unmembrodellabandaquestadovesseimmediatamente cambiarezona.Sadi contaresuCarloLambertiper l'immediataesecuzione di questoordine.Dice di aver rispostoal maggioreAzzi che gli chiedevacomemaiilgiornoprimaridessequandoilmaresciallotedesco lo batteva:"Perchésonoun ufficialeitaliano". Passiamoilrestodelgiornoaconcertareiparticolarincuipotremmo caderein contraddizione.Alla seraci addormentiamotuttipresto. 20 agosto. Allenove è entratoMaxper condurreMarcoall'interrogatorio.Rientrache è quasimezzogiorno.Noncidà troppiparticolarima sembrache lecosenonprendanounapiegaeccessivamentebrutta.Dice di aver insistitosullamia innocenzae di averperoratolamia immediata scarcerazione.CircaLinoha sostenutoche fosse semplicementeil suo segretario.Ha negato che abbia avuto una qualsiasiparte nella sua liberazione.Dobbiamososteneretuttiquestatesiperchéad essa è legata la sortedi Lino. 21 agosto. Mi sveglioprestissimo.Sonomoltoeccitatoal pensieroche forsequesto è ilgiorno incui sidecide lamia sorte.E sequalche spiami avessesegnalato?Alle noveentra ilmaggioreAzzi. È lavolta di Lino. Quandoritorna è un po' menopessimistadel solito. Pareche nonsappianonulladellasuapmtecipazionealla liberazionediMarco. Il libro cassa è forse la sua salvezza. Non contiene nulla di compromettente per nessuno perché è redatto in modo convenzionale. Mi comunica alcuni particolari da confermare nel mio interrogatorio. Restiamo ancora io ed Elio. Attendiamoeccitati il pomeriggio.Alle due la porta si apre ed entra un ufficialedelle SS tedesche mai visto. Parla perfettamenteitaliano. Veniamoa sapereche è un italianoche ha giurato fede ad Hitler. Ci alziamo tutti. Dopo averci passati in rivista chiede: "Chi è Chiodi?" Rispondo: "Io". Mi squadra da capo a piedi e poi puntandomi un dito sul petto dice: "Tu sei un capo dei partigiani". Rispondoenergicamente: "No". Mi guarda fisso per un istante e poi dice: "Sarai fucilato, preparati".Non posso tenermi dal rispondergli: "Grazie". Si rivolge poi a Cocito dicendogli: "Vieni con me". Siamo tutti impressionati dalla piega imprevista che prendono le cose. Passa un'ora e la porta si riapre. Cocito viene brutalmente sospinto all'interno. Ha il volto disfatto. È senza gli occhiali. Il viso è arrossatoda evidenti percosse.Nondice unaparola.Si sdraiasullapagliacol volto fra lemani.Mi avvicino rivolgendoglipm-oledi conforto.Sigiraemi dice: "Per me è finita". Poi mi raccontache gli interrogatorisonoora condotti dalle SS tedesche e dalla Gestapo in presenza del maggiore Azzi e dell'ufficiale italiano che è venuto a prenderlo. È accusato d'essere un comunista criminale e di aver ucciso di sua mano l'Eremita di Pocapaglia, sua mogliee due bambini. Alle sueproteste di innocenza è stato colpito al viso violentemente. Termina con queste parole: "lo non mi salverò più. Non vedrò mai più il mio bambino. Se ti salvi,Piero, sappimivendicare".Mi st:Iingeforteforte un braccio. Mi sento sgorgare le lacrime.Decido di difenderlo con tutti i mezzi nel mio interrogatorio. Subito dopo pranzo lo stesso ufficialeviene a prendere Marco. Attendiamoun'ora, due, tre, e Marco non torna. È sera e Marco non è ancora tornato.Fuori nella strada sentiamoad un trattouna voce di donna che grida disperatamente: "Marco, Marco". È interrotta da grida di soldati. Si sente un tramestio e poi più nulla. Poco dopo dall'interno della caserma sale un canto ritmato. Sono le SS italiane che cantano I' Horst WesselLied. È seratardi.Lino passeggiasue giù nervosamente.Èmoltoeccitato.Adun trattosi volge versodi noicon il viso sconvoltoe dice: "Io vado". Abbassa il capo e parte contro il muro. Lo afferriamoper le gambe. Lo facciamo sedere sulla paglia tenendolo d'occhio. 22 agosto. Ho passato la notte in uno strano dormiveglia.Verso il mattinomi sonopesantementeaddormentatoed ho incominciatoa sognare.Sognavotuttociò che inrealtàmieraaccaduto rivivendocon angoscia tutti i particolari.Ad un tratto, mentre stavo svegliandomi ho pensato, come mi capitava spesso dopo un sogno angoscioso: meno male che è solo un sogno. Una immensa felicità mi riempì l'animo. Apriigli occhiper cercare lecosefamiliari dellamiacamera da letto e l'orribile realtà si abbatté su di me come una mazzata. Verso le nove la porta si apri per lasciar entrare Max. Era solo, armato di mitra. Si rivolse a me dicendomi di seguirlo. Dal primo giornoeravamo senza scarpe né calzeed i dolori reumatici ai piedi si eranoaccentuati.Camminavoa stentosullaghiaiadelcortile.Maxmi sospingeva brutalmente dicendomi: " Ti sei preso i dolori a fare il partigiano. Te li caveremo noi". Mi ordinò di fermarmi davanti alla portadell'ufficio. Un SS aimato di mitramontava la guardia.Da una bassa finestra si vedeva tutto il cortile. Notai, nel fondo, due fucili mitragliatoriche incrociavanoil fuocosull'entrata dellacaserma.Ad un tratto nel vuotodella finestra si profilòa mezza vita la figurad'un ufficiale tedesco.Era piccolo e con un viso freddo pieno di ferocia. dopo avermi osservatoa lungomi disse: "Come ti chiami?" "Chiodi Pietro." "Che mestiere facevi?" "Il professore." "Quanti anni hai?" "Ventinove". Dopo avermi guardatodi nuovo a lungo senza parlare concluse: "Unabellacarrierafinitamale:con una rafficanellatesta". Abbassai il capo. Non potevo sopportare quello sguardo pieno di selvaggia crudeltà. L'ufficiale si allontanò. Passò qualche istante e poi la porta si aprì. Entrai. Era una vasta sala. Due SS montavano la guardia. In unangoloattornoad unvastotavolosedevano iImaggiore Azzi, un maresciallodella Gestapocondavanti a sé una macchinada scrivere, l'ufficiale italiano in divisa da SS tedesca,Max che faceva da interprete.Fui fattosedere.Dovettideclinarelegeneralità,gli studi fatti, la professione. Dichiarai che mi trovavo sfollato a Montaldo quando vi giunse Cocito. Che mi interposiper aiutarlo ad uscire da una situazione di cui si diceva scontento. Voleva ritornm·ealla tranquillitàdellafamigliaspecialmenteinseguitoalle insistenzedella

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==