Linea d'ombra - anno XIII - n. 103 - aprile 1995

20 25 APRILE partigiano e sono interrogati dalla Gestapo a Bra (sono le pagine intense e drammatiche che riproduciamo per la cortesia del figlio Andrea Chiodi e dell'editore Einaudi). Cocito viene torturato e impiccato a Carignano il 7 settembre. Chiodi viene deportato, prima in un campo a Bolzano, poi in un altro vicino a In:isbruck, dove, gravemente ammalato di artrite, viene aiutato a farsi passare per lavoratore volontario e a ritornare fortunosamente in Italia. Nelle Langhe riprende la guerriglia come comandante del battaglione garibaldino "Leonardo Cocito" sino alla liberazione di Torino. In un bel profilo scritto per i Ritratti critici di contemporanei di "Belfagor" (a. XLVII, marzo 1992) Giuseppe Cambiano racconta che "a fine guerra Chiodi sfreccia all'impazzata senza meta con la motocicletta per le colline delle Langhe, nella disperazione di veder decimate dei suoi allievi le aule del Liceo". L'ira e lo strazio per gli amici e i compagni caduti percorre, per usare ancora le parole di Fortini, "pagine toccate da una sorta di grazia, che non è una grazia letteraria, che è soprattutto morale, di moralità della locuzione". (Cesare Pianciola) 18 agosto. Al mattinoMarco si fa attendere fino alle otto. Giunge con Lino. È anivato in ritardo perché lamacchina non partiva. È tardi ma decidiamo di andare ugualmente. È con noi anche Elio che proseguirà per Bra coll'incarico di informare di tutto il CLN. Cocito stende una lunga relazione per il Comitato in cui i fatt,isono esposti nel modo più minuzioso. La legge forte a noi tutti, dopo di che anche Marco la sottoscrive. Elio se la pone in tasca. Dopo una brev.e discussione decidiamo di partire disarmati. Risalgo allora in casa per togliermi i pantaloncini corti mimetizzati che indossavo. Mi davano un po' fastidio essendo stretti e ruvidi. Nel risvolto dei pantaloni lunghi nascondo un biglietto in cui Cocito mi affidava il comando della mia formazione. Lo porto con me per farlo ratificare da Della Rocca. Passando da Baldissero incontriamo Gino. Ci ferma e ci avverte che un uomo di Della Rocca è venuto ad avvertire che il capitano forse non potrà venire al colloquio. Marco è al volante e Cocito gli è sedutovicino. Dietro siamo io,ElioeLino. Marco si volge verso di noi dicendo: "Cosa andiamo a fare allora?". Cocito insiste perché si vada ugualmente, sia perché il CLN venga informato a tempo, sia per ritirare altre armi. Dopo un attimo di incertezza il suo parere prevale. Quando incontriamo qualcuno chiediamo notizie della zona. Vicino a Pocapaglia un uomo di Marco ci assicura che tutto è tranquillo. Appena passata Pocapaglia ci fermiamo vicino a una chiesetta. Lì è caduto Danilo. Scendiamo e Cocito ci racconta col cuore in gola come andarono le cose. Ripartiamo e poco dopo siamo in vista alle colline di San Matteo. Filiamo su un rettilineo. In fondo una svolta ci toglie la visione della strada. Cocito mi dice: "Dopo quella svolta c'è un bivio. Una strada porta a San Matteo e l'altra a Bra. Per ora prendiamo la prima ma presto, vedrai, prenderemo l'altra". Alla curvaMarco rallenta. Siamo ametàcurvaquando,come in un sogno malefico, sei sagome che impugnano il mitra ci si parano innanzi. Sono le SS italiane. Ci fermiamo. Ci fanno scendere uno ad uno con lemani in alto.Elio scendendo passa aMarco la letteradiretta al CLN. Vedo Marco che la fa scivolare sotto la macchina. Mentre gli uominici stanno perquisendol'ufficiale ci chiede: "Chi siete?". Cocito si fa innanzi e risponde calmo: "Partigiani." "Dove andate?" "Andiamoa Bra per arrenderci.Ieri ci siamo già presentatiad Alba, ma il comandodellaMuti ci ha consigliatodi presentarcia Bra". L'ufficiale fa un cenno e da altre parti affluisconogruppi di armati.Ci fanno risaliresullamacchina.Cocitovienfattosaliredietro,conme Elio e Lino. Vicino a Marco si siede l'ufficiale.Fuoridue SS si siedonosui parafanghie dietroaltredue si accoccolanosulparawti.Mentrecarnminiamo mi levo lentamente il bigliettodal risvolto dei pantaloni e lo inghiotto.Vedo che ancheCocito stamasticando. ArriviamoaBandito;lamacchinaentrainunampioco1tile.Marcomi dice: "Stai tranquillo.Ce la caveremo". Cocito chiede del gabinetto. Quando ritornami dice: "Dalla partedei campi era aperto.Ho avuto la tentazionedifuggiremanon l'ho fattopensandoche avreilasciatovoinei guai. Sarebbestatochiaro che non andavamoad arrenderci". Poco dopo si riparteverso Bra. Ci fa brutta impressioneil fattoche siamo scortati da un altro automezzo. La macchina entra nell'ampio cortile della caserma e si ferma innanzi agli uffici.Ci fanno scendere. L'ufficialecheci haai.restatientranegliufficieneescepocodopocondue maresciallidella Gestapo: uno si chiama Max e parla correntemente italiano.Ci siavvicinanoeciinvestonodiinsultiintedesco.Maxriassume: "Banditi!Per voi nessunapietà,cordae sapone". L'altro si fa indicareCocitoe poi incominciaa colpirloal visoa tutta forza.Cocitobarcolla,cade, si rialza,vienecolpitodi nuovo.Ride.Viene colpitodi nuovo. UncapitanodelleSS,meridionale,piccolocongliocchialisuunvolto scimmiesco,estrae la rivolte!Jae mi colpisceai fianchi sospingendomi verso il carcere.Camminiamo sempre incalzatida tedeschie fascistiin gara a colpirci. Saliamo due rampe di scale, attraversiamo un corto corridoiosbarratoda uncancelloe veniamosospintiin uno stanzoneper metà coperto di paglia. Ci spogliano di tutto. Scarpe, calze, giacca, camicia.Un ufficialefascistasi rivolgea Cocitocon occhi pienidi odio e gli dice: "Ah, tu sei Cocito! Tu facevi propagandaantifascistaanche nell'esercito,nellascuolaeperfmo sui treni.Tuofratelloè l'organizzatore della cellula comunista di Racconigi. Ti sistemeremo noi". Cocito rispondefreddamente:"Sì, io sonocomunista,mamio fratellono;nonsi è mai occupatodipolitica".L'altro ridee risponde:"Vi sistemeremotutti e due". Finalmenteescono e restiamosoli. La pesanteportasichiudeconuntonfochecisiripercuotene!J'anima. A metà altezzac'è uno spioncinodietroil qualesi intravedonocostantementedue occhiche ci fissano.Sono le SS che guardanoa vistala loro preda. Incominciamoa parlarea bassavoce.Marco è il più ottimista. È convinto che il trucco riesca e che Schieppatici sostenga. La grande speranza è che la lettera diretta al CLN di Bra sia scivolatadietro la macchina senza esser stata vista dalle SS. Elio ha il volto disfatto. Probabilmente pensa ai cinque bambini che stasera lo aspetterai.mo invano. Io penso a mia moglie e ai miei vecchi genitori. Mi sento un'ondatadidisperazioneinvadermil'anima.Vorreialzarmi,affen-arele sbarreescuoterlefinoaspezzarle.Sonoleduedopopranzo. È unagiornata splendida.Dietrole sbarresi profilanoetereelecolline,le nostrecolline. Mi sembrache un quadratodelle sbarresi allarghimiracolosamenteper lasciarmiuscire.Sono libero!Cammino versocasa. La portasiè apertabrutalmente.UnufficialedelleSSentragridando: "Alzatevi banditi!".Ci alziamo lentamente. Mi passo una mano sulla fronteerientroinme.Ciguardainvoltounoaunoepoiescesenzaparlare. Ci sediamodi nuovo.Nessunoparlapiù.Cocitoè sdraiatoe guardaverso ilmuro.Eliositienelatestafra lemani.Marcoguardafissooltrelesbarre. Lino si è tiratoil berrettosul volto,ed è sdraiatoin un angolo. Fuori si sentono voci tranquilledi passantie grida di bambini.Un terribilepensieromi prende.Perchémi sono impegnatoinquestalotta? Perché sono qui quando tanti più sani e forti di me vivono tranquilli sfruttandola situazioneinogni modo?Ripensoallamia vitadi studio,al mio lavorosuHeideggerinterrotto.Perchéhoabbandonatotuttoquesto? Mi ricordo con precisione:una strada piena di sangue e un carro con quattro cadaveri vicino al Mussotto. Il cantoniereche dice: "È meglio morireche sopportarequesto". Sì è allorache ho decisodi gettarmiallo sbaraglio.Avevosempreodiatoil fascismoma da quel momentoavevo sentitochenonavreipiùpotutovivereinunmondocheaccettavaqualcosa di simile,fragentechenon insorgevapazzadifurore,controquestebelve. Unastranapace mi invadel'animo aquestopensiero.Ripetodentrodime:

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