Linea d'ombra - anno XIII - n. 103 - aprile 1995

Estate'44 Centraledel portigianatocuneese. certezza di avere combattuto sempre dalla parte giusta e di trovarsi ora finalmente a un appuntamento da troppo tempo atteso. Ma per chi entrò nella Resistenza senza questo retroterra il senso della cesura non solo politica, ma anche esistenziale fu certamente enonne. E fu questa cesura che diede all'esperienza umana ed esistenziale della partecipazione alla Resistenza l'intensità e I' accelerazione che sono propri di processi di maturazione assolutamente straordinari, con la consapevolezza di vivere anche l'eccezionalità di questa esperienza. Nessuna immagine oleografica o eroicistica della Resistenza ha mai restituito il senso forte di carica etica e di impulso vitale che sono stati i connotati costitutivi di questa esperienza. Dopo Il partigiano Johnny si può dire che il pericolo della monumentalizzazione della memoria della Resistenza, affidata alla retorica dei discorsi ufficiali e alla mitologia della sua unità da sempre e ad ogni costo, ha trovato il suo antidoto sul versante letterario, e sia detto senza alcuna intenzione di dargli una collocazione riduttiva. Non so quanto consapevolmente Fenoglio ha rotto uno schema fisso nella rappresentazione della Resistenza, riportando gli uomini delle bande partigiane dalla mitologia e dalla stilizzazione dei resistenti come partigiani nati ed eroi potenziali sin dalla nascita alla loro natura di uomini in carne ed ossa, con i loro sentimenti, le loro emozioni, le loro passioni, i loro odi e i loro amori. La felicità narrativa di Fenoglio non è solo artificio letterario, risiede nella freschezza di una rappresentazione che riesce a superare iIdato autobiografico per farsi simbolo di una esperienza collettiva in virtù della sua aderenza alle ragioni esistenziali. I comportamenti dei protagonisti delle vicende di cui narra si giustificano dall'interno delle loro emozioni, dei loro impulsi, dei loro istinti, non sono 25 APRILE 15 predeterminati da alcuna legge della Storia nè da alcuno schema dell'ideologia. La loro verità, espressa letterariamente, non è finzione letteraria, perché scaturisce dall'esperienza di uomini concreti che agiscono e parlano senza mediazioni intellettualistiche, uomini che non sono votati a una Causa che li trascende ma che sono terrenamente consapevoli che il loro destino è racchiuso nei piccoli atti di cui si compone la loro vicenda quotidiana. È la stessa ragione per la quale il paesaggio della Langa, pur così inconfondibile, non induce a una riduzione provinciale, territoriale, dell'orizzonte nel quale si muovono i partigiani di Fenoglio ma finisce per diventare lo sfondo di ogni possibile scontro della Resistenza. Non interessa qui rintracciare gli esiti degli Appunti partigiani (datati da Lorenzo Mondo al 1946) negli scritti posteriori di Fenoglio; lo stesso Mondo ne offre una identificazione ed una esemplificazione convincente. Più importante mi pare constatare come già negli Appunti vi sia quella coralità di soggetti che appartiene al mondo della Resistenza tipico di Fenoglio. l partigiani non sono in primo luogo gli antifascisti, sono gli ex militari, gli sbandati, i giovani, gli studenti; sono garibaldini e badogliani; nessuna santificazione dei combattenti, tra di loro vi sono anche i prepotenti e i sopraffattori, la giustizia partigiana non guarda in faccia a nessuno néa loro néal maestro spia dei fascisti. E anche qui, più dei tedeschi il vero nemico sono i fascisti. La scelta di campo di Fenoglio non è accompagnata da giustificazioni teoriche, ma non è per questo meno profonda. Le parole che mette in bocca alla "ragazza profumata" corteggiata nella piazza di Santo Stefano: "Non è decente essere borghesi,diquesti tempi. I giovani, s'intende. Odiqua,odi là, macontantod'armaerischio. Non lepare?"-sono l'unica dichiarazione programmatica, che non nasce da una opzione ideologica, ma da qualcosa di molto più intimo, da una scelta che è insieme etica ed esistenziale.

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