Le foto di queste pagine sono dell'Archivio fotografico I N.S.M.LJ Fondo fotografie; Fascicoli Partigiani, Cuneo e volli del cuneese. incontrare nella piccola città di provincia. Tutti sapevano che Mario Acqua viva era stato assurdamente accusato di fasci mo e fatto fuori da qualcuno del Pci, ma di fronte a questa memoria quelli di sinistra - come eravamo molti di noi giovani alla fine degli anni '50 - restavano interdetti, paralizzati dalla difficoltà di sistemare i messaggi contrastanti, e di affetTare un quadro complessivo della Resistenza che li potesse comprendere. Ho ritrovato la storia nel romanzo di Giampaolo Pansa, Ma l'amore no (Sperling & Kupfer, Milano l 994), dove Acquaviva compare nella figura di Ernesto Galimberti. È una versione romanzata, che aggiunge una storia d'amore alla vicenda storica di un militante del Partito Comunista Internazionalista, di ascendenza bordighiana, che nella vita era sposato e aveva una figlia. Lo stesso Pansa ne aveva sentito parlare da bambino, mi racconta per telefono, a Casale, dove l'uccisione era accaduta a poca distanza da casa sua, I' 11 luglio 1945 all'uscitadella fabbrica Tazzetti. Anche Pansa ha seguito la memoria, innanzitutto la sua, scrivendo quaderni su quaderni di ricordi della sua infanzia, cercando riscontri nei settimanali che si pubblicavano a Casale in quell'epoca, documentandosi su libri e raccolte fotografiche della Resistenza, nonché su ricerche etnografiche e dialettologiche sul Monferrato. Colpisce, a proposito di queste ricerche, la contemporanea distanza e vicinanza tra il lavoro preparatorio per un romanzo storico e quello storiografico: l'affinità del l'ossessione per il dettaglio e per il senso dell'insieme, l'incertezza su ciò che servirà o no, la decisione di 25 APRILE 11 seguire un'ispirazione di cui non è evidente il fine ultimo. li romanzo storico è un genere ibrido per eccellenza, così come lo è i I diario; entrambi consentono contaminazioni tra forme espressive, dando grande libertà di combinare toni diversi. Nel romanzo di Pansa si sente la memoria autobiografica nella raffigurazione del ragazzo Giovanni, si avverte la ricerca inventiva sul linguaggio monferrino, si riconosce il felice intreccio tra immaginazione e documentazione. Anche qui è diventato possibile ricordare ed elaborare quello che prima non era possibile: e forse perché si è arrivati a ricordare ciò che unisce popoli diversi, andando oltre l'odio per l'altro, è contemporaneamente possibile ricordare ciò che ha diviso gente appartenente non solo allo stesso popolo, ma a fedi politiche della stessa matrice. La memoria può oggi - e deve - confrontarsi con i conflitti interni al comunismo, con le ripercussioni dello stalinismo in ogni parte dell'Europa (dunque c'è una dimensione europea implicita anche nella storia di Galimberti/ Acquaviva) o raffigurare gli aspetti della guerra civile meno detti dalla storiografia (ma in alcuni paesi come la Francia già oggetto di attenta ricostruzione e riflessione storica), come quelli delle donne fasciste rapate e messe alla gogna. Nel romanzo, di fronte a quello spettacolo, il ragazzo Giovanni reagisce vomitando, e un ufficiale inglese commenta: "è la legge della guerra in tutta Europa". Non a caso uno dei temi di ricerca della storiografia è oggi quello delle ritorsioni ed epurazioni dopo il 1945, su cui si stanno organizzando convegni e incontri a Vienna e a Berlino per il prossimo futuro. Non vorrei ridurre il libro di Pansa al suo valore di ricostruzione. Il romanzo esprime passioni e immagini in una scrittura agile, ma
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