8 2S APRILE Molti preferirono non schjerarsi, ma una minoranza scelse in modo giusto, pur non avendo, in larga parte, alcuna esperienza politica. b) Il secondo problema è quello dell' unjtà della Resistenza, che è insieme il comune denominatore delle celebrazioni ma anche, con le precisazioni necessarie, un aspetto importante della storia effettiva della Resistenza. Si deve in primo luogo precisare che unità della Resistenza non vuol dire identità. Le varie forze politiche guardavano diversamente al futuro ed è suquesto terreno soprattutto che si manifestarono le divergenze. Da parte della storiografia di sinistra e in particolare comunjsta si è individuato un rapporto stretto tra la tematica dell'unità e quella del cosìddetto attesismo (la riluttanza a impegnarsi senza remore nella lotta). Ribaltando sul piano storiografico una parola d'ordine dell'epoca, si è reintrodotta la tematica del conflitto politico e di classe: "attesisti" vengono definiti ad esempio gli antifascisti moderati e i "badogliaru" o, in termini sociali, gli industriali, per confermare "l'egemonia della classe operaia" (in realtà, del Pci) nel corso della Resistenza. Alla quale, tuttavia, non giova una descrizione in termini di "guerra di tutto un popolo" contro i tedeschi e un pugno di loro servi. c) Il terzo problema è quello del rapporto tra politica ed autonomia, tra spontaneità e organizzazione, che è stato sviluppato dopo il 1968. In queste interpretazioni prevale una critica della politica e il tentativodi leggerelaResistenza come iniziativaautonoma delJeclassi. Il nesso spontaneità/organizzazione viene tendenzialmente ri'' sotto a favore del primo termine: se in tal modo si corregge la prospettiva unanirrustica e politicistica delle interpretazioru fino ad allora dominanti, si rischja al tempo stesso di isolare le lotte rivendicative nelle fabbriche e nelle campagne dal contesto politicomilitare nel quale necessariamente si iscrivevano. Torna comunque a merito di queste interpretazioru l'attenzione portata alla dimensione regionale e locale e alla storia della società italiana durante la guerra. d) L'ultimo punto riguarda il significato della Resistenza in relazione alla storia italiana e il contributo da essa portato alla identità collettiva del nostro paese. Il libro di Claudio Pavone può essere letto come una ricchissima riflessione intorno a questo tema. Egli sostiene che nel corso della Resistenza si sono intrecciate tre guerre: una guerra civile tra cittadini dello stesso paese, una guetTa nazionale contro i tedeschi e una guerra di classe tra operai e industriali, tra agrari e contadini, che rilanciava e riprendeva quella che si era combattuta tra la conclusione della prima guerra mondiale e l'avvento del fascismo (e, più in generale, nell'intera vicenda della storia dell'Italia unita). Il libro di Pavone, benché largamente apprezzato, ha ricevuto anche alcune critiche, in particolare per l'uso della categoria di "guerra civile", a suo tempo fatta propria, nella chiave di "guerra fratricida", dai fascisti: alcuni ex resistenti vi hanno voluto vedere una sorta di legittimazione dei fascisti. Si tratta di un equivoco: la pietas dello storico corregge il luogo comune antifascista dei fascisti privati delle loro sembianze umane e ridotti al ruolo di semplici fantocci. Ma restano ferme le ragioni della contrapposizione fascismo-antifascismo. Nulla è più lontano da Pavone di una tendenza al pareggiamento delle responsabilità. Per Pavone il fatto che nel 1943-45 si sia combattuta anche una guerra civile assume la banalità di una constatazione: in quegli anni cittadini di uno stesso paese si sono combattuti fra loro. È utile se mai interrogarsi sul perché una tale definizione abbia provocato tanto scandalo. li motivo è che, con la sua ricostruzione, Pavone ha rotto un tabu interno alla tradizione resistenziale: l'immagine della Resistenza come guerra di tutto un popolo contro i tedeschi e un pugno di fascisti. Una immagine che, come abbiamo visto in precedenza, convergeva con il tema dell'unità della Resistenza, agitato polerrucamente dalle sinistre, e in particolare dal Pci, nella lotta politica postbellica. Nella società italiana dell'epoca ci sono infatti i resistenti attivi, ci sono i fascisti, ma c'è anche, accanto a una parte di italiani che sostengono la lotta partigiana, quella che è stata definita la "zona grigia": coloro che non si sono schierati da nessuna parte, che hanno atteso gli eventi, che hanno chiesto protezione agli uni e agli altri, ai tedeschi e agli americani, ai fascisti e agli antifascisti e alla fine si sono risvegliati, se non antifascisti, equanimemente postfascisti. Quantific;are e qualificare la "zona grigia" non è possibile, perché la sua storia non è stata ancora scritta: solo quando questo lavoro sarà compiuto sarà possibile dare un giudizio complessivo sul 1943-45 e sugli esiti della Resistenza. Ma, per tornare al librodi Pavone,credoche il suo messaggio più esplicito e lapartecipazione con laquale è stato letto dai più derivino dalla tematica sollevata dal capitolo iniziale e confermata dal sottotitolo del volume: il problema della scelta. La scelta compiuta da una minoranza attiva 1'8 settembre senza alcuna garanzia istituzionale, perché lo Stato era crollato e non si venjva legittimati nella propria azione da nessuna autorità superiore. Coloro che decisero di prendere la via dei monti lo fecero grazie a un soprassalto della loro coscienza civile e in nome di un inedito sentimento di italianjtà. Se non ci fosse stata la Resistenza - osserva Pavone - si sarebbero moltiplicati i lamenti sull'eterno uomo "guicciardiniano", che guarda solo al suo interesse particolare. I resistenti hanno invece scelto di rischiare la propria vita in una situazione in cui si poteva tranquillamente lasciar fare la guerra agli americani e ai tedeschi, e attendere la sua conclusione. Scegliere di rischiare la propria vita voleva dire invece comprendere l'importanza di un contributo italiano aJla vittoria degli esercì ti alleati per evitare che la pace e la libertà venissero consegnate al paese esclusivamente dall'esterno. In questo, io credo, consiste il contributo della Resistenza alla definizione dell'identità nazionale. Essa è stata una delle rare fasi della storia italiana nelle quali ci si è schierati apertamente e si è combattuto per una rottura in senso democratico della vicenda nazionale, nella quale, al contrario, si sono alternate di norma fasi trasformistiche e fasi autoritarie. Note Ho tenuto pa1ticolarmente presente il saggio di C. Pavone, La resistenza oggi:problema storiograficoe problema civile, in «Rivista di storia contemporanea», XXI (1992), n. 2-3, pp. 456-480. Amendola G., Fascismo e movimento operaio, Roma, Editori Riuniti, 1975. Battaglia R., Storiadella resistenzaitaliana (8 settembre 1943-25 aprile 1945), Torino, Einaudi, 1970( 1953). Cari i Ballola R., La resistenzaannata ( 1943-1945), Milano, Edizioni del Gallo, 1965. Chabod F., L'Italia contemporanea: /918-1948, Torino, Einaudi, 1961. 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