Linea d'ombra - anno XIII - n. 102 - marzo 1995

e della soggettività collettiva. Davanti alla maggioranza come maschera obbligatoria della vita sociale e come unica regola del gioco della politica, non si può non ammettere di sentirsi diversi e soprattutto divisi. Non si può non sentire anche noi la nostalgia inutile di un clima retrò, magari leggermente avanzato e spostato appunto a sinistra, sui formidabili anni Sessanta. Bei tempi quando il professor Eco ci spiegava che si poteva essere apocalittici o integrati davanti a "Lascia o raddoppia?". Adesso la scelta è drammaticamente la stessa, ma l'integrazione o l'apocalisse sono diventate dimensioni ravvicinate del terzo tipo e riguardano quasi ogni aspetto del fare e dell'esistere. Adesso, si dirà che ancora una volta si preparano tempi difficili, ma si ha la sensazione che potrebbero essere anche tempi orribili. Tempi in cui la divaricazione fra l'aspirazione alla maggioranza e l'identità di minoranza si allarga e si spezza dentro ciascuno di noi, mentre integrati o apocalittici diventano nella realtà sinonimi e si toccano come i poli di un minaccioso arco voltaico. Ma la sinistra è bella perché è varia. Ad esempio c'è anche qualcuno che, irrimediabilmente progressista, non fa che scrivere saggi sull'Elogio del tempo nuovo e ci ha già spiegato che, se Berlusconi non ci fosse stato, si sarebbe dovuto inventarlo, giacché "la discesa di Berlusconi fra gli uomini" ha confortato le più avanzate teorie sui mass media e ci permette di pensare con rinnovato ottimismo a un prossimo futuro, nel quale avverrà - udi te! - "i I passaggio dalla democrazia di massa al la democrazia elettronica". Che sia il solito modo intellettuale di sfuggire alla forbice e di rinviare l'integrazione al domani apocalittico che si sta preparando? In questo caso perfino Alberto Abruzzese avrà certo capito che si tratta di una consolazione risibile e di una conciliazione che equivale a un cortocircuito. Ma forse non se ne è accorto. Quando si studia e si conosce tutto delle comunicazioni di massa salvo la questione del loro potere, è come quando da bambini si imparava tutto sull'elettricità ma si continuava lo stesso a prendere la scossa. UNA CANZONE PERQUESTAITALIA BESAMEMUCHO, DIENRICODEAGLIO Gianfranco Bettin Quando sarà un po' più maturo - tra non molto, si spera - questo paese si vergognerà di quello che ha combinato negli ultimi tempi. Se ne vergognerà una sua cospicua parte, soprattutto, che lo ha combinato con entusiasmo e adesione. Ma anche l'altra parte, quella che ha subìto, dovrebbe un po' avercela con sé per non aver saputo trovare le parole, i gesti, le proposte giuste per resistere adeguatamente. Chi ci ripagherà, comunque, della vergogna di aver fatto vincere a mani basse le elezioni e di aver consegnato il governo e buona parte del potere a uno sfacciato demagogo carico di debiti e di cerone? Come si potrà rimediare al fatto avvilente di aver visto prevalere, nei collegi elettorali di Palermo, un fascista ITALIA '9S 7 Ilario Alpi in uno foto di Isobella Baleno/ Grazio Neri contro Antonino Caponnetto? E, soprattutto, ora, disarcionato Berlusconi ed entrati nella grande vigilia dello scontro forse definitivo per gli assetti politici e di potere dei prossimi anni, come impedire un nuovo trionfo della destra demagoga vorace che abbiamo conosciuto nei mesi scorsi? Primo: capire. Forse è questo che occorre, intanto. Capire nei tempi brevi che sono concessi alla riflessione in una stagione politica incalzante, in una congiuntura economica e in deriva sociale e culturale che possono farsi irrefrenabili e devastanti. Besame mucho, il libro di Enrico Deaglio (Feltrinelli, pp. 167, Lire 20 mila) non è solo un "diario di un anno abbastanza crudele", il 1994 appunto. È anche uno dei primi e più acuti tentativi di ragionare sul caso italiano e di interpretarlo non solo alla luce delle sue manifestazioni politiche ma tenendo anche conto di quanto avviene nelle profondità del Paese Italia (come recita il titolo di un bel libro di Ruggero Romano, pubblicato da Donzelli). Più "a caldo" ci avevano provato Corrias, Gramellini e Maltese ad azzardare analisi e ritratti dell'Italia berlusconizzante e della sinistra masochista e pasticciona, col loro 1994. Colpo grosso (Baldini e Castoldi). Chi l'ha letto ha certo provato un senso di smarrimento e di ripulsa di fronte al paese che vi veniva descritto (con fedeltà e brillante capacità narrativa). Con Besame mucho scendiamo un po' più in profondità nelle viscere e negli umori dell'Italia odierna. Deaglio vi si muove esplorandone i dettagli come le strutture portanti, i nuovi ricchi e i nuovi potenti come i nuovi poveri e i nuovi diseredati, gli indizi seminascosti dei cambiamenti come le plateali mutazioni sotto gli occhi di tutti. È un libro bello e amaro, avvincente e inquietante. C'è un'immagine, sul finire, che forse ne rende più di altre l'umore e il tono. Deaglio è appena uscito dalla casa dei genitori di Ilaria Alpi, la giornalista del TG3 assassinata in Somalia insieme al suo

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