Linea d'ombra - anno XIII - n. 102 - marzo 1995

76 STORIE/ FRAME La signorina Aitcheson rimase immobile; pareva che stesse trattenendo il respiro. "La maestra non ha paura, è vero?", ripetè il custode. Si curvò in avanti, emettendo la sua sentenza, quando l'insegnante improvvisamente mosse di scatto la testa e alzò le braccia in preda al panico cercando di liberarsi della biscia. Quindi, accorgendosi che i bambini la stavano guardando, sussurrò guardandosi intorno: "No. Non ho paura. Certo che no." "Certo che non ho paura", ripeté secca un'altra volta. Percepivo chiaramente la sconfitta e !'·impotenza che la attanagliavano. Il custode sembrava non accorgersene, come se sulla sua capacità di percezione fosse cresciuta la pelle di un rettile. Che cosa importava a lei. della campagna per la conservazione e il benessere dell'argistrodonte, del serpente a sonagli e delle bisce comuni? Che importava a lei di trovarsi un giorno in un bosco o in mezzo al deserto e decidere se uccidere un serpente o lasciarlo libero, quando il tragitto verso e dalla scuola nel centro di Filadelfia era già abbastanza pieno di pericoli che la preoccupavano? Tra circa due anni sarebbe andata in pensione e sarebbe rimasta da sola in quel l'appartamento senza portiere, e tutti sapevano cosa sarebbe accaduto, di come avrebbe avuto paura perfino di aprire la porta di casa, di uscire di notte e di portare con sé il portafogli. C'erano già abbastanza cose di cui preoccuparsi senza dover imparare a toccare e ad amare i serpenti, innocui o no, facendoseli mettere intorno al collo affinché tutti, compresi i bambini - soprattutto i bambini - potessero assistere all'insorgere della sua paura. "Vedete, la signorina Aitcheson sta toccando il serpente. E non ha asso I utamente paura". ,. Mentre tutti la guardavano, la maestra toccò la biscia. Le sue dita si ritrassero. La toccò di nuovo. "Vedete, la signorina Aitcheson non ha alcun timore. È in grado di stare qui con un bellissimo serpente intorno al collo, toccarlo, accarezzarlo e non provare la minima paura". I volti dei ragazzi erano pieni di ammirazione per il coraggio della maestra, eppure si avvertiva il persistere di una tensione crudele; i ragazzi continuavano ad attendere. "Dobbiamo imparare ad amare i serpenti" disse il custode. "Chi di voi vuole venire ad accarezzare il serpente della maestra?". Nessuno fiatava. Un ragazzo si fece timidamente avanti. Rimase come pietrificato di fronte alla maestra. "Toccalo pure" lo spronò il custode. "E' un serpente socievole. La maestra lo porta sulle spalle senza nessuna paura". Il ragazzo allungò la mano, la posò delicatamente sul serpente e immediatamente la ritirò. Quindi, ritornò di corsa al suo posto. Gli altri ragazzi urlarono di gioia. "Ha paura" disse qualcuno. "Ha paura del serpente": Il custode cercò di calmarli. "Dobbiamo abituarci a loro. Gli adulti non hanno paura, ma è comprensibile che quando si è piccoli si può avere paura, ecco perché vogliamo che voi impariate ad amarli. Non è vero, signorina Aitcheson? Ho ragione? Allora, vediamo, chi di voi sarà tanto coraggioso da venire a toccare il serpente della maestra?". Due ragazze si fecero timidamente avanti. Rimasero in piedi mano nella mano, fianco a fianco, fissando prima il serpente e quindi la signorina Aitcheson. Mi chiedevo quando sarebbe finita quella tortura. Le due bambine non toccavano il serpente, ma gli sorridevano e gli parlavano, anche la signorina Aitcheson sorrideva e sussurrava loro che erano molto coraggiose. "Aspettate un minuto", disse il custode. "Non c'è nessun bisogno di essere coraggiosi. Non è un problema di coraggio. Il serpente è innocuo, assolutamente innocuo. Che coraggio è se il serpente è innocuo?" Improvvisamente, la biscia si girò a guardare la signorina Aitcheson e spinse la testa piatta verso la guancia di questa. La maestra lanciò un urlo, scaraventò le braccia verso l'alto, si strappò il serpente dal collo e lo gettò sul pavimento. Quindi, dopo avere attraversato di corsa la stanza, si lasciò cadere su una piccola sedia di tela accanto alla sala degli orsi e scoppiò a piangere. Non avevo voglia di assistere ancora alla scena. Alcuni bambini incominciarono a ridere, altri a piangere. TI custode raccolse il serpente, se lo mise su un braccio e lo accarezzò per consolarlo. La signorina Aitcheson, che stava riprendendosi dallo spavento, sedeva smarrita, smascherata da una piccola, inutile tortura. Pareva che i suoi occhi tentassero di dire che non era mica colpa sua se era cresciuta in città. Guardò i bambini, cercando in qualche modo di riguadagnarsi la loro ammirazione e il loro rispetto; ma questi la ignoravano. Si sentiva tagliata fuori da loro e da se stessa e perfino dal suo futuro pieno di paure, poiché non poteva promettere di amare e rispettare ciò di cui aveva paura. Al momento non aveva nessun altro posto se non quella piccola sedia di tela accnto alla sala degli orsi del Museo di Scienze Naturali. Guardai l'orologio: se mi fossi sbrigata avrei potuto prendere il treno dalla 30ma strada. Non c'era tempo per compiere il viaggio nel cuore umano. Corsi verso l'uscita del museo. Faceva molto freddo. Al mio ritorno a casa, i rompighiaccio si sarebbero messi al lavoro sul Delaware e sul Susquehanna e la nebbia si sarebbe alzata. Sì, avrei proprio preso il treno dalla 30ma strada. Il viaggio attraverso il cuore umano avrebbe dovuto attendere la prossima occasione. PIRELL.A G0TTSCHE LOWC Copyright Janet Frame, 1983 Per grattarsi il n'.rignolo. Per sposarsi l'anulare. Per insultare il 1nedio. Per viaggiare il pollice. Per leggere l 'hi.dice. E in edicola L'Indice cli questo mese. Assaporate il vero gusto della wlttlra. E non acconlentat.evi di un assaggio. 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