Linea d'ombra - anno XIII - n. 102 - marzo 1995

7 4 STORIE/ FRAME jersey lucido come un armadio, brunito come il rame, assi massicce che scricchiolavano nell'erba ondeggiante. "Ha un anello al naso? E' un vero toro o un bue?" Aveva un anello al naso il che voleva dire che era stato domato, o così almeno credevamo; poteva essere legato e portato per la cavezza; nonostante ciò, era stato selvaggio una volta e conservava il suo orgoglio, diversamente dai buoi che camminavano compiti addossati gli uni agli altri e correvano come un fiume in piena attraverso i prati, che non facevano alcuna impressione né si stagliavano con profilo imponente contro il cielo. Il toro stava da solo. Il signor Bennet non era stato incornato da un toro, il suo toro addo~esticato, e portato di gran corsa ali' ospedale di Glenham dove gli avevano dato trentatré punti? Ricordando il signor Bennet, ci spostammo cautamente vicino alla staccionata del recinto, pronti a scappare. Qualcuno disse, "Guardate, gratta la terra con la zampa!" Un toro che gratta la terra con la zampa si prepara a un attacco. Fuggimmo via veloci passando sotto lo steccato. Poi, prendendo coraggio, costeggiammo i cespugli della parte più lontana del recinto, passammo attraverso la steccionata e continuammo la nostra strada per l'Invaso. Avevamo perduto di vista il torrente tra gli argini profondi. Lo vedemmo adesso davanti a noi e lo salutammo con più sollievo di quello che sentivamo, poiché nella parte del suo corso nascosta dal recinto del toro aveva subito dei cambiamenti, aveva assunto la forma, la profondità, l'umore di un corso d'acqua sconosciufo, che spumeggiava in modo diverso dal torrente a cui eravamo abituate e che non dava alcuna indicazione della sua profondità. Sembrava scorrere segreto lungo il suo letto, non desiderando più comunicare con noi. Ci rendemmo conto con sgomento che avevamo perduto improvvisamente possesso del nostro torrente. Chi lo aveva preso? Perché non ci apparteneva più? Fendemmo l'aria con i bastoni e dimenticammo lo sgomento. Ritrovammo l'allegria. Fino a che qualcuno disse che si stava facendo tardi e ci ricordammo a vicenda che durante il giorno il sole non sembra muoversi, rimane semplicemente appeso con una puntina da disegno contro il cielo e poi, mentre si ha lo sguardo altrove, improvvisamente scivola giù veloce dentro il mare come la testa mozza di un'anguilla dorata, facendo oscurare tutte le cose del mondo. "Ma così succede solo ai tropici!" Noi non eravamo nei tropici. Le divisioni del mondo nell'atlante, i diversi quadrati di latitudine e longitudine ci affascinavano. "Di notte la sabbia nel deserto si congela. Le signore indossano pezzetti di sabbia ...." "granelli ..." "granelli o pezzetti di sabbia come girocolli e i cammelli ..." "con i colli come lumache ..." "con le corna, ce le hanno le corna?" "Minnie Stocks va con i ragazzi ...." "Lo so chi è il tuo ragazzo, lo so chi è il tuo ragazzo ..." Che t'aspetta al cancello del giadino, Che t'aspetta al cancello del giardino ... "Non arriveremo mai all'Invaso!" "Chi ha avuto questa idea?" "Mi sono storta la caviglia!" Qualcuno cominciò a piagnucolare. Ci fermammo. "Mi sono storta la caviglia!" Ci fu una discussione. "Non è storta, è slogata." "storta." "slogata." "Va bene, allora slogata. Dovrò mettere una benda, dovrò camminare con le stampelle ...." "Una volta ho portato le stampelle. Guardate. Ho una cicatrice dove mi sono fatta male cadendo dai trampoli. E' una cicatrice bianca, come un centopiedi. E' sugli stinchi." "Stinchi! Non è una parola buffa? Stinchi. Siete mai state prese a calci negli stinchi?" "stinchi, gomito ..." "Si dice omero ...." "nocche ..." "una caviglia slogata ..." "una caviglia storta ..." "un giradito, un'unghia dei piedi incarnita, le radici dei miei capelli, verruche, meningite spinale, paralisi infantile ..." "Paralisi infantile, paralisi infantile si deve essere portati in giro su una sedia a rotelle e occorre mettere dei ferri alle gambe e le ginocchia sbattono l'una contro l'altra ..." "Una volta che si è in un polmone di acciaio non si può più uscire, lo sprangano, come una gabbia ...." "Vai nell'ambolanza ..." "ambulanza ..." "ambolanza ..." "ambulanza in osdepale ..." "ospedale, un'ambolanza in ospedale ..." "Paralisi infantile ..." "Tintura di benzoino! Tintura di benzoino!" "Sciroppo bronchiale Baxter, sciroppo bronchiale Baxter!" "Sciroppo di fichi, sciroppo di fichi della California!" "Il torrente si sta alzando!" Sì, c'erano del le bolle sulla superficie e l'acqua stava diventando fangosa. I nostri dubbi furono dissipati. Era lo stesso vecchio torrente e lì, improvvisamente, proprio davanti a noi, c'era una pineta e già il suono dei sospiri dei pini raggiungeva le nostre orecchie e ci turbava. Ci avvicinammo, tenendoci vicino agli argini del torrente appena conquistato, fino a che esso non ci abbandonò ancora una volta, facendo scorrere il suo corso segreto dove noi non potevamo andare e ci ritrovammo così tra i pini, una striscia ristretta, e oltre s'estendeva una vasta superficie di acqua scintillante che ci abbagliava gli occhi, con la parte centrale increspata da piccolissime onde grigie. Non era né un lago, né un fiume e neppure un mare. "L'Invaso!" L'odore umido degli aghi di pino ci faceva mancare il respiro. Non c'erano uccelli, solo il continuo sospiro degli alberi. Adesso potevamo vedere l'acqua distintamente; giaceva, tranne che per le onde al di là della riva, in una calma quasi perfetta che sapevamo essere traditrice - altrimenti per quale motivo la gente aveva così paura dell'Invaso? La striscia dei giovani pini sulla sponda, come alberi giocattolo, soggiogati dal vento, sospirava e ci raccontava i loro tristi segreti. Nell'Invaso c'era una parvenza di ordine che celava un disordine troppo spaventoso da riconoscere tranne che nei momenti di sonno profondo e di sogno, quando le difese sono abbassate. Le piccole, scintillanti e innocenti onde riflettevano ora luce verde, ora grigia, sottovesti, foglie di lattuga; gli alberi sospiravano e ci dicevano di star buoni, sst 1, come se qualcosa stesse dormendo e non dovesse essere disturbata - forse era questo che ci dicevano sempre gli alberi, di fare silenzio per non disturbare qualcosa che non doveva mai e poi mai essere

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