72 STORIE/ FRAME che accompagna una calamità o una profezia, "L'acqua del torrente sta salendo. Staranno facendo qualcosa su all'Invaso." Da lì al pomeriggio il flusso del torrente sarebbe stato alto, turbolento e fangoso e sarebbe stato impossibile attraversarlo a balzi, sguazzarvi dentro oppure pescare: esso celava sotto una crescente e fluida oscurità quel male che "essi", le autorità, avevano deciso di fiItrare in modo rapido e clandesti no dal l'Invaso. Per lungo tempo, quindi, abbiamo obbedito ai nostri genitori e nelle nostre passeggiate non siamo mai arrivate fino all'Invaso. C'erano altre cose a coinvolgerci, altre curiosità, paure, sfide. La scuola era finita. Avevo avuto un premio, un grande libro giallo cacca di gatto. Dentroc' erano edizioni di una rivista,// Settùnanale dei Vermi, che si presumeva scritto da vermi, lumache e ragni. Durante la prima parte delle vacanze passammo il tempo sedute sull'erba alta del prato davanti casa mordicchiando gambi di trifoglio, leggendo riviste sugli insetti e mettendo in relazione le definizioni di questi con le vite di quelli che vivevano nel nostro prato tra le radici, secche per il caldo estivo, della gramigna, delle margherite, dei denti di leone, del trifoglio d'Irlanda, del trifoglio bianco e dell "'erba" comune. Avanzò l'estate. Le vecchie e spampanate rose rosse lasciarono cadere i petali accompagnate dal ritornello pieno di rammarico ripetuto da mia madre anno dopo anno nello stesso periodo, "Avrei dovuto farci un potpourri, c'è una ricetta fantastica nel Libro del Dr. Chase". Nostra madre non fece mai il potpourri. Lei litigava soltanto con nostro padre su come pronunciarlo. Le giornate diventarono lunghe e calde in modo insopportabite. I nostri regali di Natale erano ormai rotti o troppo noiosi per interessarci. Le bambole di plastica avevano perduto le braccia e le gambe, e vi erano squarci sui loro lucidi corpi rosa; l'inchiostro invisibile si era ormai riversato tutto in messaggi segreti; diari deludenti nella loro brevità (due righe per giorno) erano già stati riempiti per tutto l'anno a venire .... Le giornate passate in spiaggia erano noiose; non c'era spazio nel le cabine, così eravamo costrette a svestirci nella stanza comune al piano di sotto col pavimento pieno di chiazze d'acqua, di impronte strascicate di piedi e sabbia, e la finestrella con le sbarre (che mi faceva credere di vivere durante la Rivoluzione francese). Strane voci si diffondevano per il mondo infuocato. Il mare si stava prosciugando, presto si sarebbe,,t>otutiandare in Australia in barca o a piedi. Erano stati visti degli squali ali' interno del frangiflutti; uno squalo aveva attaccato un bambino e con un morso gli aveva staccato il sapete cosa. Nuotavamo. Stavamo in costume tutto il giorno. Smettemmo di giocare ai cowboy, a baseball, con lo slittino e a "quei giochi" in cui mimavamo la vita dei grandi con amori e divorzi, baci e schiaffi, facendoci degli amanti ogni qualvolta nostro marito era fuori città per lavoro. Ci stancavamo di tutto. Apparvero delle crepe sulla terra; l'erba era diventata gialla; iIterreno era ingombro di gusci di scarafaggi e lumache; dalla discarica abusi va che stava sul retro le mosche entravano in casa; le carte moschicide pendevano dal soffitto attorcigliate e quando si riempivano un frenetico ronzio invadeva la stanza. Persino iI gatto teneva fuori la sua linguetta, ansimando per il caldo. Ci rendemmo conto, e ne eravamo felici, che la scuola sarebbe presto ricominciata. Com'era la scuola? Sembrava fosse passato tanto di quel tempo, quasi non ci fossimo mai state; certo avevamo dimenticato tutto quello che avevamo imparato: quanto sembrava spaventoso, elettrizzante e strano! Dove saremmo andate iIprimo giorno, chi sarebbe stato il nostro insegnante, quali i titoli dei nostri libri? Chi si sarebbe seduta accanto a noi, chi sarebbe stata la nostra migliore amica? Ali' inizio del l'autunno la terra crepitò nella foschia e tuttavia il sole di febbraio la inaridì; la lamiera arrugginita della tettoia esterna accanto allacantinaera calda persino di notte, ma trasudava umidità; le giornate erano ancora lunghe, la notte faccia a faccia col giorno e quasi nulla in mezzo tranne un po' di sonno agitato, con le lenzuola sul pavimento e le finestre spalancate alle falene dai luccicanti occhi sporgenti che si muovevano nell'oscurità sbattendo e risbattendo sui muri i loro corpi grinzosi. Giorno dopo giorno il solerimanevaancora in agguato. Eravamo stanche, ci prudeva dappertutto, i nostri corpi abbronzati si erano spellati più volte, la pelle dei piedi era ruvida, c'era polvere sui nostri capelli, i corpi erano appiccicosi per il sale e il sudore, gli asciugamani erano rigidi per la salsedine. Tra poco si torna a scuola, dicemmo di nuovo, ed eravamo contente poiché le lezioni davano ombra a stanze e corridoi; i gabinetti erano freddi e senza sole. Poi, veloce, improvvisa, la malattia arrivò in città. Paralisi infantile. Titoli terribili sul giornale che elencavano il numero dei casi, il numero dei morti. Tutti bambini, ovunque in campagna, su al nord, giù al sud, due strade più in là. Le scuole non riaprirono. Le lezioni arrivarono per posta, stampate a caratteri dall'inchiostro sbavato su carta bianca ruvida; sembravano improvvisate e false, ispiravano diffidenza, non potevano competere con le lusinghe del sole che ancora splendeva e si dilatava, il mondo sarebbe finito in cenere, i giorni erano troppo lunghi e non c'era niente da fare, niente da fare; le lezioni erano tediose, e lo erano ancora di più nella stanza che dava sulla strada con le tendine blu mare tirate giù a metà e le piccolissime fessure attraverso cui passava la luce e i fogli delle lezioni pieni d'inspiegabili macchie d'inchiostro, come se la macchina che li aveva stampati si fosse rotta o ribellata. L'antico Egitto e lo straripamento del Nilo! Che ce ne facevamo del Nilo, quando avevamo un nostro torrente con le sue inondazioni! "Andiamo lungo il vallone, risaliamo il torrente", dicevamo, stanche di tutto. Poi, un giorno, quando la nostra irrequietezza era al massimo, quando le mosche ronzavano come api sulla carta moschicida e il legno deformato della casa faceva crepitare le sue giunture per l'eccessiva noia, per il bisogno di fare qualcosa sotto il sole cocente, trovammo ancora una volta l'unica soluzione alla nostra agitazione. Qualcuno disse "Com'è il livello del torrente?" "Quasi alto". "Bene". Così ci mettemmo in cammino, in costume, portandoci dietro dei bastoni di salice. "Tenetevi i cappelli in testa, mi raccomando!" gridò nostra madre. Giusto. Lo sapevamo. L'insolazione, quando il sole picchiava dietro la testa, ti faceva stramazzare al suolo. Insolazioni. Fulmini. Persino le onde della marea ci minacciavano in questa costa del sud. TI mondo era pieno di pericoli. "E non arrivate fino ali' Invaso!" Non prendemmo in seria considerazione l'ammonimento. C'erano abbastanza cose a tenerci occupate lungo iI torrente per andare a visitare l'Invaso. Prima di tutto, le coppiette. Ci piaceva scovare e seguire una coppietta che amoreggiava e quando, come sapevamo avrebbero fatto per stanchezza o per altre ragioni, trovavano un posto sul prato e si stendevano, ci piaceva scherzare
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