Linea d'ombra - anno XIII - n. 102 - marzo 1995

70 STORIE/ EPPEL' combattimento.Marciano comunisti, fascisti,monarchici, tutti uniti controchi governain nome dellademocrazia. U nostroottimismosi spegne venerdìprimo ottobre. Dai giornali capiamocheglieventivannoprendendounapiegaassaiseria.Prenotiamo per Cristinail volodi domenica treottobre. Sabatoè giornatadibagagli.I dimostrantiinpiazzasi sonoscontrati con la polizia: la televisione mostra sequenze agghiaccianti.Nella residenzadel Patriarca(sempre lui, l'ebreo) i rappresentantidel Presidenterusso(ebreo,comesidiceva)cercanounaccordoconilParlamento. Ma non ci riescono. La nostra traversaè ingombra di decine di automezzimilitari.Domenicamattina:sarà un problemaraggiungere l'Anello,distante250metri.Per l'aeroportobisognamuoversinonoltre le tre e mezzodel pomeriggio. La traversaè stretta.Arrivanonuovemacchinedi poliziaedesercito. A mezzogiornocapiscoche, se non portoora lamacchinasull'Anello, piùtardinonciarriveròpiù.Quandolanostraamicasvizzera,nonostante la situazionecritica, a tre ore dalla partenza scende a correre i suoi chilometri,laaccompagno.Come sia1iuscitoaportarelamacchinaalla stradaprincipale,nonso io stesso,datocheeraevidentementeimpossibile. È un'epopeacherichiederebbeundiscorsoa parte:guidodapazzo, tra le bestemmiedei soldati, attraversocortili e c01tiJetti,campettidi gioco per bambini,faccio slalom tra macchinein sosta. Insommaun lavorettoda stuntman.Con lamacchinaè tuttoa posto,mi mettoanche d'accordo coi poliziotti,perché ci faccianopassare,quando più tardi scenderemocon la valigia. , Tornatoa casa,mi mettoad armeggiareattornoalla serratw·adella valigiadi Cristina,che improvvisamentesi è guastata.Vienelamoglie dello scrittoreViktorErofeeva chiedercicome stiamo,e a restituirmi quattrovolumidelleoperediMajakovskijcheavevoprestatoalmarito. Per stradac'è il putifeiio.Cristinasi fa ladoccia. Presso laCasaBiancaun'enorme follasfonda i cordonidi polizia, nellaconfusionepiù totale. Cristinaesce dal bagno. La signoraErofeevdà uno sguardodalla finestraa quelche sta succedendoe fuggea casa. AggiustoinqualchemodolaserraturadeUavaligia.Sottocasanostra una confusioneindescrivibile,che toccheràattraversare,con lapaUaal piededella valigia. Si sentonoi primi spari, urladappe1tuttoe gente che corre in ogni direzione. E all'improvviso... squilla il telefono! La secondatelefonatain un mese.Un collega,un autoredi Libriper ragazzi,mi proponedi sc1ivere assiemeun librodi favole. "Come hai fattoad avere la linea?" "Ho fatto il numero,senza nessunproblema.AJlora,le scriviamo questefavole?" "Favole?Sai che favole stannosuccedendosotto la mia finestra?" "Portanoun ferito!"urlanoCristinae miamoglie. In strada fuggi fuggi generale, 111ggisconoi camion militaii. I poliziottigettanoneicassoniipropriscudi,conunmacabro1imbombo. Raffichedimitragliat1iciedai111iautomatiche.Lanostratraversaè piena all'inverosimiledi gente che coITe.Le tre e mezzo: aU'aeropo1tonon ai1iveremomai. Passa un guaitod'ora e laconfusionescompare.Quandousciamo con la valigia, la traversa è totalmente vuota. Po1tare la macchina suLI'Anelloèstatoinutile:l'unicorisultatoècheoradobbiamotrascinarci la valigia. Ma che fine hanno fatto decine di soldatie poliziotti,le baniere metalliche,ur,maredigentecheunattimofa intasavalanostrastradina? Vicino alla mia macchina trovo cinque spaventatissimiufficialidi polizia. Per non farsi riconoscere si sono levati i be1Tetti;sudati e sgomentimisupplicanodi po1tai·lidaqualchepaite,viadi lì. Nonposso, pu1troppo,hoduepasseggerie iIbagaglio.Edevoco1Tereali'aeroprnto. L'Anello dei Giardini è la strada più larga della città. Nel punto in cui la imbocco ha sette corsie in ognuno dei sensi di marcia, e le macchine vi sfrecciano ventiquattr'ore su ventiquattro. D'improvviso, invece, un silenzio di tomba. Dese1to assoluto. Sembriamo, Cristina, mia moglie ed io, personaggi di un film americano, gli unici sopravvissuti alla guerra atomica. La scena è surrealista, un deserto d'asfalto, ma nonostante la fretta indiavolata non supero i limiti di velocità, perché intravedo un cordone di poliziotti che sbarra la strada. Uno spettacolo inquietante, sembra un posto di blocco sulla luna. Agito fuori dal finestrino il biglietto aereo. Nessuna reazione. Fanno segno di svoltare nella stradina parallela. Dopo qualche isolato cerco di tornare sull'Anello, unica strada che mi porti ali' aeroporto. Alcuni automobilisti girano a vuoto. Chiedo da dove si passi: "Tutto bloccato", mi rispondono. Un'espressione disperata è dipinta sul volto di un autista dell'Ambasciata polacca. Gli pai-Jonella sua lingua e lui nonnota nemmeno la stranezza, come se avesse perso del tutto la percezione di dove si trova. Nessunosiazzai·daa rientrareneLI'Anello.Io nonhosceltae svolto. Di frontea me un cordonedi OMON (repartispecialiantisommossa), spilungonimascheratie armatidimitra.Nellacorsiacent:raleavanzauna colonnasterminatadi blindati.Balzogiùdallamacchinasventolandoil passaportodi Cristina.Gli OMONmi puntanoil mitraaddosso.Agito anche il bigliettoaereo.Colmitramifannocapiredi levarmidi torno,di passaresullacorsiaopposta.E con lamiaZhiguH,che dai blindatinon sivede,mi fiondoinunastradinacontantodidivietod'accesso.Mentre stopensandoconterroreall'infrazionecommessa,miamoglieseneesce con un consiglio:"Attento,è pienodi buche". Se penso a come le ho risposto,mi vergognoancora...tantopiùinpresenzadell'ospitesvizzera... Uscitidall'Anellola stradasembranormalissima,il tempoè belloe la gente passeggia. Fino all'aeroporto non incontro nemmeno una macchinadellaStradale,cosaassolutamentestraordinaiia;insituazioni normalisonoappostatiad ogni incrocio. Ali'aeroportonessunosanientediquelcheè successoincittà.Provo a raccontarequalcosa,ma mi guardanoincreduli. Al 1itornoattraverso una città che le autorità hanno con ogni evidenza abbandonato a se stessa. La sensazione onibile è che la ribellioneabbiatiionfato,che per il paesecominci l'incubo. Lamiatraversaè ancoradeserta.Dopolafolladiuominiemacchine dell'ultimomesee soprattuttodelleultimeore, è sorprendente.Uvento trascinal'immondiziasull'asfalto. È il tramonto.Vedounapattuglia,di spalle,propriosottocasa mia. Duegiovanottoniin tuta mimetica,con cascoe fucileautomatico.Uno di lorostabevendouna lattinadi birra. Mi avvicinoe chiedo:"Ragazzi,a chi appartenete?".Si giranoe vedo sulleloromanicheunasvasticainversionerussa.Mi squadranoattenti. IngannarsisuUemieorigini (comenel casodel Pati·iai·cao di Eltsin)è impossibile."UnitàNazionaleRussa" rispondeuno, accentandoogni pai·ola."Chiai·issimo!";mi giro e vado verso il portone,aspettandomi una rafficanellaschiena. Nel nostropalazzolasparatoriahadanneggiatododiciappa1tamenti. Una donnaè 1irnastafe1itaall'occhioda una pallottolavagante.Gli appaitamentisono statirin1essia posto.La vicinanon ha recuperatola vista.UnuovoSovietSupremohagraziatoispirato1ied esecutoridella rivolta.Da quasi un anno il paesevive in una relativacalma. Avevo ragione a sostenere che il fascismo non ha futuro. In compenso... Nota I) Gli avvenimenti qui descritti si riferiscono al tentativo di Putsch avvenuto a Mosca il 3 e 4 ottobre 1993. Copyright Asar Eppel'

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