l'umanità" (Confessione 13). Così, nel mese di luglio del 1877 visitava con Strachov il famoso monastero di Optina Pustyn. Tolstoj non ricavò molto da questo, come da parecchie altre visite a monasteri che compì in quel tempo. Il 17 aprile 1878 partecipava alla liturgia pasquale. Prova grande difficoltà, scrive nel suo diario, il 22 maggio, soprattutto di fronte ai canti e preghiere in omaggio al sovrano, di cui è ricca la liturgia. "A tutto ciò che si trova nella liturgia posso dare una spiegazione soddisfacente. Ma Lunga vita e Prevalga sui suoi nemici sono un sacrilegio. Un cristiano [non ha nemici, cancellato] deve pregare per i suoi nemici, e non contro di loro" (48, 69 s.). 13 Corifessione dice con chiarezza le sue difficoltà di allora, al tempo della guerra russo-turca, del 1877: "In quel tempo in Russia c'era la guerra. E i russi, in nome dell'amore cristiano, cominciarono a uccidere i loro fratelli ... E io rivolsi la mia attenzione a tutto quello che veniva fatto dagli uomini che professano il cristianesimo e inorridii» (cap.XV). 7. C'è sicuramente una fonte per comprendere questa difficoltà tolstojana. Jean Jacques Rousseau ha un ruolo enorme nella formazione di Tolstoj. li nome di Rousseau compare nella prima pagina: 17 marzo 1847, Tolstoj ha 19 anni: " Sono d'accordo con Rousseau, che occorre la solitudine[ ...] Lascia agire la ragione: la ragione dell'individuo è un parte di tutto ciò che esiste". In particolare è importante per Tolstoj la religiosità della Professione di fede del Vicario Savoiardo nell' Emile, 14 che egli legge ripetutamente: cfr. nel diario il 29 giugno 1852, 1'8 luglio 1853, il 19 ottobre 1853. Orbene, la Professione contiene una precisa menzione del culto in spirito e verità, verso la conclusione, ove si parla di" culto uniforme». Tolstoj riprenderà questo testo più di cinquant'anni dopo, per il suo Ciclo di lettura, cui lavorò nei primi anni di questo secolo. Si tratta di una parafrasi che merita attenzione. 15 Ecco il passo citato nella parafrasi tolstojana: Dicono: occorre un culto uniforme. Ma il culto che Dio domanda è quello del cuore: e questo è sempre uniforme, se è sincero. È stolto pensare che per Dio sia così importante l'abito del sacerdote, la correttezza delle parole che egli pronuncia, e i gesti che compie ali' altare e le sue genuflessioni. No, amico mio, ergiti in tutta la tua altezza e rimarrai nondimeno ben vicino a terra. Dio vuole che noi lo adoriamo in spirito e verità e in questo è il compito di tutte le religioni di tutti i paesi e di tutti gli uomini. Guardando · agli sviluppi delle sette ... (42, 176). Si potrebbe dunque pensare che, trent'anni prima, un poco dopo la metà degli anni Settanta, nel momento in cui Tolstoj prima sperimenta e poi abbandona la pratica religiosa, riprenda in lui il sopravvento semplicemente l'antica influenza russoviana. Lo sviluppo è tuttavia più complesso. Tolstoj non accetta, (e casserà dopo dal la sua parafrasi del Vicario savoiardo) l'idea roussoviana di religione naturale. Egli pensa piuttosto alla presenza diffusa in tutte le tradizioni religiose di un nucleo di sapienza che è ragione di vita per il genere umano intero e conferisce verità a credenze esteriori, che di per sé ne sono prive. Questo nucleo di sapienza, nient'affatto roussoviano, questa ragione di vita consiste " nella rinuncia a se stessi e nell'amore": così scrive in certi suoi appunti del 2 giugno 1878, intrisi della memoria di Pascal ("il faudra mourir seul", la frase che riprende da Pascal e che riprenderà molte volte). 16 È da questo centro che si genererà quella particolare idea di culto fattivo che penetrerà poi con tanta profondità sia nell'esegesi sia, ancor più, nella produzione letteraria di Tolstoj. 8. Avrei finito, ma c'è ancora una scoperta da comunicare. Come si è appena detto, l'episodio della samaritana, e lo stesso detto sul culto in spirito e verità vengono compresi a paitire dal gesto di solidarietà che Gesù sollecita dalla samaiitana. Si tratta del "più semplice gesto (delo) di amore", che esprime quell"'amoroso stare insieme agli altii uomini", che dà la vera vita. Questo gesto," abitualmente dimenticato, costituisce invece la chiave per la sua comprensione". Ora, c'è un episodio del Genesila cui straordinaria impo1tanza archetipica per Gv 4 è stata segnalata dagli esegeti. Si tratta della storia (Gn 24) del servo di Abramo che presso il pozzo di Nacor riconosce la futura sposa del suo padrone Isacco, Rebecca, dal fatto che questa offre da bere a lui e ai suoi cammelli." Dammi da bere": il punto di partenza è analogo, per un dialogo che si svolge vicino a un pozzo, e che riguarda faccende amorose. Ora, Tolstoj conosceva benissimo la storia del matrimonio di Isacco, da molto tempo. Nel l 862 ne La scuola di Jasnaja Poljana nei mesi di novembre e dicembre aveva parlato lungamente dell'importanza educativa della Bibbia, prescindendo completamente dal suo aspetto rivelato. 17 Senza laBibbia è impensabile nella nosti·asocietà la formazione di un bambino come di un uomo, esattamente come nella società greca era impensabile senza Omero. La Bibbia è l'unico libro per la prima lettura del bambino. La Bibbia sia nella forma che nel contenuto deve servire da modello a tutti i manuali infanti li e a tutti libri di lettura. La traduzione in lingua idiomatica della Bibbia sarebbe il miglior libro popolare.L'apparizione di una traduzione di questo tipo al giorno d'oggi rappresenterebbe una pietra miliare nella storia del popolo russo. 18 Il Vecchio Testamento piaceva enormemente ai bambini. Più del Nuovo, più della storia russa e della geografia si è subito fissato nella loro memoria e veniva raccontato con passione e ripetuto con entusiasmosiainclassecheacasaerimanevacosìimpressocheanche due mesi dopo averlo sentito raccontare i bambini scrivevano a memoria nei loro quaderni la storia sacra con omissioni veramente insignificanti. 19 Ora, il primo esempio di simili racconti è proprio la storia di Isacco, come viene riscritta a memoria da un bambino della scuola, con la forte accentuazione sull'aspetto della gratuità e dell'ospitalità (e una certa distrazione rispetto alla faccenda matrimoniale). Nella nostra scuola la migliore verifica di quello che gli allievi ricordano sono i racconti scritti da loro stessi, in base alla memoria, e riportati qui con l'unica correzione degli errori di ortografia. Copia del quaderno del decenne M.: " ...Eliezer presi i cammelli e se ne andò. Quando arrivò al pozzo si mise a dire: -Dio! Dammi in fidanzata colei che arriverà per prima e darà da bere a me e ai miei cammelli; lei sarà la fidanzata del mio padrone Isacco-. Eliezer aveva appena pronunciato queste parole che si presentò una giovinetta. Eliezer cominciò a chiederle da bere; ella gli diede da bere e disse: - Forse i tuoicammelli vogliono bere.-Eliezerdisse: -Prego, dà loro da bere. Ella diede da bere anche ai carnmelli»... 20 A ben pensarci, forse fu proprio il decenne contadino M. a suggerire a Tolstoj venti anni dopo la chiave interpretativa della storia della samaritana.
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