. ' VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE Ero andato in chiesa, avevo assistito alla messa e avevo pregato e ascoltato bene, e mi sentivo commosso. E a un tratto portarono la prosfora [il pane benedetto], poi andammo verso la croce, cominciammo ad affollarci, e poi, all'uscita, c'erano i mendicanti. A un tratto mi fu chiaro che tutto ciò non avrebbe dovuto esserecom'era. E non soloche nonavrebbe dovuto essere com'era, ma che non era affatto, non c'era, e che se non c'era questo, allora non c'era nemmeno la morte, né la paura, e non c'era più inme lost:raziodi primae iononavevo più pauradi nulla. Allora la luce mi illuminò davvero interamente, e io divenni quello che sono. Se non c'è niente di tutto ciò, allora è prima di tutto in me che non c'è. E li stesso, sul sagrato, detti tutto ciò che avevo con me, 36 rnbli, ai pove1i, e andai a casa a piedi, conversando con il popolo. (26, 474).7 Èprobabilecheiterminiprecisiconcuièdescrittalatrasformazione del protagonista("tutto ciò" è appunto la chiesa, il rito, che p1ima frequentavaassiduamente)possanoriceverelucedall'ideadicultoin spiritoe fattivo,cui Tolstojera giuntoin quegli anni. I tre startsy (Tri startsa), del 1885,contiene in epigrafeMt 6, 7 s.: "Nel pregare non sprecate parole...". È la storia di un prelato, che scopre su un'isola deserta tre santi asceti, così ignoranti che ignoranopersino ilPadre nostro.Insegna loro la preghiera,prende commiato, ma già in viaggio vienemiracolosamente raggiuntodi tre, che correndo prodigiosamente sul mare, implorano il prelato di insegnare il Padre nostro, che l'hanno dimenticato. Il prelato capisce l'insegnamento sulla vera preghiera. Ancora più pertinente I due vecchi (Dva starika), sempre del 1885, che porta in epigrafe precisan1enteGv 4, 19-23, nel testo canonico.Deidue vecchiEfime ElisejchevannoaGerusalemmein pellegrinaggio,quelloveramentesanto è Elisej,che nonatTiveràmai aGemsalemme,perchési fermaper stradaa soccoITereunafatniglia disperatamentebisognosa: 'Te ne vai -dice a se stessoElisej - a cercarCiistoaldi làdelmare,e intestesso ti perdi.Bisognasistemare questagente".Nel frattempoEfimanivaa Gerusalemme,ed è certo di vedere tra gli oranti al Sepolcro l'amico, che credeva di avere preceduto.Manonriescea raggiw1gerlo.Tornatoa casa,vaa trovai~ Elisej,e lo vedeavvoltodi luce, lavorarecon le api. La finaledi Padre Sergij (Otets Sergij). scritto nel 1890/1,rivisto nel 1898,rappresenta il nobileex-ufficiale,l'ex santofamosostarets chedivenutovagabondo,trovandonellasuafugaospitalitàpressodi lei, scopre in un'umile donna di casa, oppressa dal lavoro per la famiglia,qualcunoche praticaveramenteil culto in spiiitoe verità. Kasatskij(PadreSergio)apprendeche frequenta poco lachiesa,che prega,mapocobene,"l'unicacosachevedoètutto ilmioschifo".Egli medita: "lo ho vissutoper gliuominicolpretestodiDio,e leiviveper Dio, immaginandosidi vivere per gli uomini. Sì, una sola azione buona,una tazza d'acqua offe1tasenzapensierodi ricompensa,è più preziosadi tutti i beneficiche ho portatoalla gente.Ma c'era in me almenoun pocodi deside1iosincerodi servireDio?... Sì, ma tuttoè statosporcato,soffocatodallagloriadegliuomini. Lo cercherò".E lo trovamescolandosi(si 1icordila finaledi Le menwrie di un pazzo) mescolandositra i poveri, rifiutandodi dai·eil suo nomeallapolizia (''era un servodi Dio") e facendosidepo1tare in Sibe1ia,dovelavora come domestico ("lavora nel1'01todel suo padrone, e insegna ai bambini,e accudiscei malati"). 5. L'idea del culto in spirito e verità regge tutta la famosa descrizione oltraggiosa della liturgia in carcere in Resurrezione (1899), dopo la quale il commento appunto suona:
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