Linea d'ombra - anno XIII - n. 102 - marzo 1995

S6 POESIA/ MAHAPATRA è ritornato nuovo; all'apparire delle nuvole, dei lampi e della pioggia il mare ha ricevuto nuova vita. Ho spalmato sulla tua fronte una linea di balsamo ed è come se avessi dipinto il grigio cielo di un profondo blu o se avessi indossato una collana di innumerevoli perle sul petto, il suono dell"'hulo-huli" si è diffuso per le vie di Mathura mentre spalmavo il tuo corpo con il balsamo profumato il mio intero corpo e tutti i miei sogni sono tornati a rivivere quando tu, pigiando i miei piedi verso il basso, hai sollevato con delicatezza il mio mento. Oh fonte originaria del tutto oggi ti chiedo la salvezza con il tocco della polvere dei tuoi piedi rimuovi la maschera avvelenata ai prigionieri abitanti di Mathura che finisca il grigiore, l'atmosfera di morte, che abbia termine la vile e volgare servitù al re che l'arido cielo si riempia di una pioggia scura come un recipiente di terracotta bruciata. Questo bagno profumato, questo elegante vestito, braccialetti e cavigliere, tutto il balsamo che ho sul petto, la collana, le labbra rosse per il bete), questo incenso profumato, queste offerte decorate di perle e coralli, queste preziose calzature, questo sedile dorato e questo baldacchino nell'attesa di te un attimo appare quale un secolo; oh fonte originaria del tutto. Oggi grazie a te la tortura dell'animo e del corpo è terminata i raggi brucianti, i tempi dell'angoscia sono terminati la vita incompleta, limitata, ammalata e distorta è cessata, il corpo, l'animo e il cuore decorati di questa Kubuja che è di nuovo capace di sognare aspettando ansiosi il tuo ritorno. Canzone d'amore di un giovane scapolo della tribù Sul pendio delle colline ti chiesi l'amore, il sogno, il contatto, le foglie di tabacco; rispondesti, c'è troppa gente nei campi, non qui. Nel buio del crepuscolo alla periferia del villaggio, impregnato di profumo del "mohula" ti chiesi l'amore, il corpo, o almeno una promessa, rispondesti che avevi paura delle lucciole e delle stelle solitarie e che era meglio allontanarsi da un posto così isolato. Nel silenzio denso della foresta, dove solo il battito dei cuori poteva essere udito, ti chiesi l'amore, il contatto, rispondesti indignata, qui sul nudo terreno, il mio corpo delicato, il mio animo puro perderebbero la loro freschezza, profanati di polvere e fango, non qui, non qui. Vicino al ruscello non vi era nessuno soltanto un uccellino cantava la sua canzone ti chiesi il contatto, il perdersi; rispondesti, nelle acque trasparenti del ruscello ogni cosa viene riflessa non qui, non qui. Su tutta la terra era disceso il sonno persino la luna e le stelle tacevano ti chiesi il contatto, la vita, un posticino nell'antro del tuo corpo per il mio animo tremante rispondesti, persino nel buio, ogni cosa viene riflessa nello specchio trasparente dei tuoi occhi, non ora, non ora. I miei due occhi strappati ti offro ora in dono, come fiori di loto, ora dammi il contatto, l'amore, il buio dài pace a un animo solitario. La traduzione è dall'originale oriya L'autunno L'autunno purifica le acque sporche di sangue del campo di battaglia la guerra è terminata, i canti rituali sono terminati, il demone Mahisasura è stato ucciso il corpo perituro della dea, il contorno di fango e paglia, giace abbandonato al sole sulla riva del fiume l'annuncio di pace è nell'aria gli steli d'erba fioriti si piegano in estasi di piacere. In Autunno è facile perdere il sentiero le nuvole non sono più cariche di pioggia, è vero, il sole non è sfolgorante, eppure in una specie di soffuso torpore dei sensi, il sentiero, attraverso l'insolito silenzio del campo di battaglia, più non appare; in Autunno, in cammino di sera verso un lontano villaggio, giunto a un bivio, nell'attimo di attraversare il fiume, il viaggiatore deve chiedere la strada ai leggeri strati di nebbia, agli stormi di uccelli dispersi in volo alle innumerevoli piccole onde del fiume alla angoscia inesplicabile dell'animo alla dea non presente, incarnazione d'ombra e illusione.

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