54 STORIE/TUMA "È deplorevole", convenne il visitatore. "Una vita umana per un oggetto così privo di valore. Davvero triste. Si guadagnerebbe di più conservando un'amicizia." "L'avidità acceca la gente", disse l'infermo. "Siamo ignoranti. Criminali, in effetti. Una creatura di Dio è sacra, ma nella nostra avidità ce ne dimentichiamo e violiamo la legge di Dio." Il visitatore sorrise amaramente. "La sua morte era davvero necessaria?" domandò bruscamente. Per un po' il malato rimase in silenzio, guardando lo strano visitatore che era venuto nella notte per metterlo di fronte al terribile crimine. "Nessuna morte è davvero necessaria", disse infine. "Avevo paura che vostro fratello sarebbe partito come tutti gli altri. Che mi avrebbe abbandonato. Avevo lavorato con loro per quattro anni. Corso dei rischi, messo la mia vita in pericolo. Che potevo fare? Un contadino fra gente istruita ... E se mi abbandonava? Non potevo lasciare il villaggio. Gli ufficiali governativi mi avrebbero ucciso. Dovete capire che ero confuso. Finché un mattino mi disse che se ne andava. Partiva così, all'improvviso. Lo supplicai di non farlo. Lui disse che dovevo costituirmi e non mi sarebbe capitato nulla. Non gli credetti. Lo supplicai, ma fu inflessibile. Mi sentii tradito. Allora lo uccisi e mi costituii, consegnando il suo fucile ai governativi. Mi fecero un encomio e mi lasciarono tenere il fucile che vedete qui." Il visitatore estrasse con calma una pistola da dietro la schiena e la puntò contro il malato. Poi si alzò rapidamente e, accostandosi al letto, prese il fucile. Tornò al medeb e si sedette. L'ammalato lo guardava senza alcuna espressione. "Siete uno di loro?" Era più un'affermazione che una domanda. "Sì", rispose il visitatore. "Riscuotiamo debiti di sangue. Siamo fratelli, sapete, anche se non abbiamo gli stessi genitori." "Beh, che aspettate?" L'ammalato era calmo. "Fate quello che dovete fare prima che tornino mia moglie e mio figlio. Comunque sto morendo." Sembrava perduto e anche sollevato, come se stesse da molto tempo a.spettando che la morte giungesse in modo così violento. "Mikael era un buon compagno. Non vi stava tradendo", disse il visitatore. L'infermo chinò il capo. "Sono tornata prima della fine della Messa perché ..." La don.na con il bambino sulla schiena si fermò all'improvviso vedendo lo sconosciuto seduto nella sua capanna. Questi fu sorpreso. Non l'aveva sentita arrivare prima che cominciasse a parlare. "Buona sera", disse, ed entrò esitante. "Come state, signore?" domandò rispettosamente al marito. 11bambino dormi va. L'infermo guardò lo sconosciuto. Lo sconosciuto, che aveva nascosto la pistola, lo guardò a sua volta. La donna non sembrava rendersi conto della tensione nell'aria. "Come! Non avete invitato il nostro ospite a bere del !ella!" rimproverò al marito, andando verso la brocca. "Grazie, non bevo", disse il visitatore. "In verità, stavo per andarmene." Si alzò e si mise il fucile in spalla. "Dovreste rimanere con noi fino al termine del digiuno", disse la donna. "Non va bene che ci lasciate proprio ora." "Ma ho promesso ad altri nel villaggio vicino che sarei stato con loro per la cena pasquale", mentì. L'ammalato rimaneva in silenzio. "Beh, buona notte e buona Pasqua a tutti voi", disse il visitatore. "Buona notte e buona Pasqua", disse la donna. "Buona notte e ... grazie", disse l'ammalato. "Metto Mikael a letto e riscaldo il cibo", disse la donna al marito, accostandosi per lasciare il bambino sul letto del malato. Lo sconosciuto, che se ne stava andando, si arrestò sulla porta. Mikael? "Vostro figlio si chiama Mikael?" domandò. "Oh sì", rispose la donna ridendo. "Suo padre gli ha dato questo nome in ricordo di un bravo giovane che era nostro amico. Ci ha lasciati più di un anno fa per tornare dalla sua famiglia o dai suoi amici, non ricordo bene." Gli sguardi dei due uomini si incontrarono. Il malato piangeva? Era buio e non poteva dirlo con sicurezza. Ma mentre lasciava il villaggio con in spalla il fucile del suo compagno morto ebbe la certezza che il malato sarebbe vissuto nel suo inferno personale giorno dopo giorno. Ogni volta che chiamava il figlio si sarebbe ricordato del suo crimine. Aveva provveduto alla vendetta da sé. In lontananza suonarono le campane della chiesa e abbaiarono i cani. Senza udirli, lo sconosciuto proseguì nella notte. Aveva un lungo cammino da fare. Copyright Hama Turna 1993. --segno--- Anno XX - N. 160 - Dicembre 1994 Abbonamenti 1994: ordinario: L. 60.000, sostenitore: L. 100.000, estero: L. 100.000. Un numero: L. 10.000, arretrato: il doppio. Gli abbonamenti vanno effettuati sul conto corrente postale n. 16666901 intestato a: Centro Culturale Segno, Casella Postale 565, 90100 Palermo. Tel. 091 /22 83 17 SOMMARIO Editoriale. Segno, n. 160 • N. Fasullo, Spendere la fede nella città • P. Gelardi, Ancora Sud? • F. Renda, Segno nella chiesa siciliana • A Asmundo, Come uno spot. Una ragione per scrivere • M. Viro/i, Patriottismo e nazionalismo: una distinzione da ritrovare • A Blando e S. Gomito, Quale mercato elettorale in Italia • P. Russo, Nel labirinto del nuovismo • F. Nicastro, La democrazia e i media nell'età della tv • M. Centorrino, Milano e Palermo, tangentopoli a confronto • D. G/oag, I mosaici di Cefalù e il sorriso di d. Puglisi • L. Asciutto, Prospettive dell'ecumenismo • G. Tre Re, Il rinnovamento conciliare in Sicilia • Simplicio Massimo, Se questa è la Destra • V. Consolo, L'impossibile giustizia nella letteratura siciliana• W. Simmoni, Pecuscardo e Bovetto, ancora della stupidità • L. Bonanate, Democrazia, nazionalismo, Europa: un triangolo perverso? • F. Armao, Quattro considerazioni sulla pace • A. Pii/itteri, Il dialogo con l'altro: dovere morale, politico e culturale • F. Basile, I rurici paroli ri la verità • I collaboratori di questo fascicolo • Segno 1994, Indice.
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