Hama Tuma VENDETTA DALL'~ROPIA . traduzionedi AlessandraMuzzi Hama Turna è nato ad Addis Abeba nel 1950. Ha studiato giurisprudenza all'Università Hai le Selassie (ora Università di Addis Abeba). Per anni si è attivamente opposto al regime di Menghistu. Ha pubblicato in inglese una raccolta di poesie Of Spades and Ethiopians (Free Ethiopian Press, 1991), e il volume di racconti The Case ofthe Sociali.1·t Witchdoctor and Other Stories, pubblicato dalla Heinemann nella Africa Writers Series nel 1993, con una introduzione di Ngugi wa Thiong'o. Sentì in lontananza abbaiare dei cani, e la voce di una donna gridare qualcosa che non riuscì ad afferrare. Devo essere quasi arrivato, pensò. Guardò il suo orologio al quarzo: mezzanotte meno un quarto. Aveva tempo. La campana della chiesa rintoccò, e fluttuando nell'aria giunse al suo orecchio il fievole suono melodico dei diaconi, dei preti e della congregazione che cantavano i preliminari del kidase. Sapeva che la Messa sarebbe cominciata più tardi: era la notte di Pasqua e il lungo digiuno quaresimale sarebbe finito verso le due e mezza, dopo la Messa. La notte era calda e senza luna, ma in cielo brillavano le stelle. Era abituato a viaggiare di notte e camminava veloce, con passo sicuro e leggero. Era passato molto tempo da quando era stato lì l'ultima volta, ma appena vide il grande albero si rese conto di non essersi sbagliato. Voltò a sinistra, oltrepassò diverse capanne e prese il sentiero a destra. La capanna si trovava un po' discosta dalle altre. Era come la ricordava, grande e fatiscente, con l'intonaco di fango staccato qua e là. Passò sotto la tettoia, sulla quale era ammassato del granturco. "Buona sera", salutò dalla soglia, con voce resa roca dal lungo silenzio. La capanna era illuminata debolmente da un fuoco che ardeva basso. Da dietro la porta, udì il rumore di qualcuno che si voltava su un letto. "Sia lodato il Signore, entrate", rispose la voce di un uomo. Entrò nella capanna. "Buonasera", disse di nuovo. L'uomo sul letto era coperto da un pesante gabbi, nonostante il caldo della notte e il fuoco nella capanna. Aveva un aspetto emaciato; la barba era lunga e il volto come un teschio; sembrava prossimo alla morte. "Buonasera, signore. Prego accomodatevi", disse con voce debole. Tossì più volte, terribili colpi di tosse che gli scuotevano il corpo. Il visitatore sedette sul medeb, il sedile di fango, vicino al fuoco. "Sembra che abbiate una brutta tosse", disse. "Mi° uccide", disse il malato con difficoltà. "Sono inchiodato a questo letto da quasi quattro mesi". "Non avete un dottore che vi dia delle medicine?" "Dove potete trovare un dottore in un villaggio come questo, signore?" STORIE/ TUMA 53 li visitatore scosse il capo comprensivo. "Che Dio abbia misericordia di voi", disse. "Amen", rispose il malato. "Dove siete diretto a quest'ora di notte?" "Ero solo di passaggio", disse il visitatore, "e sentendomi stanco ho pensato di fermarmi a riposare. La vostra capanna era l'unica con la porta aperta", aggiunse. "Gli altri sono tutti in chiesa", disse il malato. "Anche mia moglie. Solo io ho la maledizione di dover stare a letto e mancare alla Messa pasquale!" "li Signore capisce le vostre difficoltà", disse il visitatore comprensivo. Ora che la sua vista si era abituata alla debole illuminazione della capanna, si guardò attorno. Il suo sguardo cadde sul fucile accanto al capezzale del malato. Un fucile automatico, venti colpi, di fabbricazione russa, quello che la gente del posto chiamava "ammazzatutti". Di sicuro il nostro fucile, si disse il visitatore, mentre sentiva montare in lui l'odio nei confronti dell'uomo. "Perché non rimanete con noi fino al termine del digiuno?" offrì il malato. "Mia moglie ha cucinato del pesce, c'è un po' di formaggio, e anche tella da bere." "No, grazie", disse il visitatore. "Devo continuare il mio cammino. Sto cercando un mio fratello. È più di un anno che è scomparso." "Oh! Dove è scomparso? Come?" "Aveva lasciato la casa per unirsi ai guerriglieri. Abbiamo sentito dire che era con loro finché non hanno abbandonato quest'area. Più tardi abbiamo anche appreso che non era partito con loro. Ma da allora non abbiamo più saputo niente. Neanche una parola." "Forse è passato dalla parte del governo", disse l'infermo. "Alcuni l'hanno fatto, sapete." "Ho controllato tramite dei parenti che abbiamo nelle città, ma mi hanno detto che non era passato da quella parte, non aveva disertato. Un amico che era con i guerriglieri quando sono partiti ha detto che mio fratello era rimasto indietro per portare a termine una certa missione speciale, ma poi non li ha più raggiunti ..." "Le vie del Signore sono misteriose. Forse ... Dio non voglia, non intendo turbarvi ... ha lasciato questo mondo?" "Così? Senza lasciare traccia? Non mi sembra probabile", disse il visitatore. E guardò attentamente il malato. Anche l'infermo cercava di osservarlo attentamente. Forse era la sua immaginazione, ma gli sembrò che il malato si stesse innervosendo. "Ho setacciato tutti i villaggi di questa zona. Voglio controllare qui e passare al prossimo. Poi lascerò perdere. Vedete, signore, è la madre che mi dà il tormento. Vuole sapere con certezza se è morto. Per celebrare ilfithat in chiesa per la sua anima." "Povera donna. Viviamo davvero in tempi terribili", disse il malato. "I guerriglieri lo avevano lasciato in compagnia di un contadino della zona. Ma non sono riuscito a rintracciare nemmeno questo contadino", disse, e fremette nel vedere l'ammalato chiudere improvvisamente gli occhi. Fece trascorrere qualche momento in silenzio, quindi aggiunse: "Era armato di un 'ammazzatutti' come quello che avete qui." Indicò il fucile accanto al letto. L'ammalato guardò il fucile, ma non mosse le mani. "C'è tanta gente che viene uccisa solo per un'arma", disse vago. "Tanta gente."
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