Linea d'ombra - anno XIII - n. 102 - marzo 1995

52 STORIE/ SUDHAM Ma Dan non fu ammesso alla sofferenza e alle responsabilità degli adulti. Egli poteva solo osservare gli uomini uccidere un bue, un bufalo, un maiale, affinché il sangue e la carne fossero offerti agli spiriti nella casa degli spiriti del villaggio. Triti assumevano un'aria più macabra, man mano che la gente diventava più disperata. fl fatidico movimento dei coltelli, le ferite mortali, le grida strazianti degli animali e lo scorrere del sangue testimoniavano soltanto della disperata barbarie degli uomini. Senz'altra utilità, se non quella di sollevare i cuori per mezzo di una crudeltà e barbarie primordiali. Un giorno Dan si allontanò da solo. La vastità dell'arido paesaggio rendeva il ragazzino ancora più minuto e solo. Senza Kum al suo fianco, cominciò ad avere paura della solitudine e della grande distesa della piana essiccata. Si fermò parecchie volte girandosi a guardare il villaggio. Il luogo che Dan scelse per sedersi era completamente privo di vegetazione. Sedendosi a gambe incrociate sotto il sole atroce, cercò di pregare ma, dal momento che non gli era stato insegnato ancora nulla di quell'arte, la sua fu soltanto un'imitazione del modo dei monaci e dei vecchi che aveva osservato. Chiudendo gli occhi, Dan si inchinò un poco. "Abbiate pietà di me, spiriti," pregava Dan. L'esperienza era accattivante e paurosa insieme. Lui stesso, così piccolo e insignificante, osava erigersi contro il Potente. Il silenzio che sembrava opprimerlo, divennernna minaccia. Il sole lo sferzava tanto impietosamente che la sua testa scoppiava, mentre il sudore gli correva per la faccia e il busto. ,: "Abbiate pietà di me, oh Signori!" Pian piano gli tornò il coraggio e lo aiutò ad espandere la sua coscienza. Nel separarsi da se stesso, Dan vide nell'occhio della mente la faccia di Kum, un volto pieno di serietà e paura. Era necessario che Kum fosse portato via da sconosciuti? Dan si vide tornare a casa dai campi, lanciando richiami e ridendo sul dorso d'un bufalo d'acqua. Pian piano si profilò l'immagine della sua vecchia nonna: era un'immagine di felicità, quando si voltava verso di lui col suo ampio sorriso mentre arava i campi durante un'annata buona. Per quanto vecchia, lavorava senza sosta, sempre che ci fosse abbastanza acqua per far crescere il riso. "O signori, abbiate compassione di Kum e della nonna. Siate misericordiosi," Dan alzò la voce. Il sole accecante continuava a picchiare su di lui, eppure continuava a pregare. "Oh signori, abbiate pietà della nonna e di tutti i vecchi. La nonna non mangia niente, è vecchia e scarna. I suoi vestiti sono ormai vecchi e laceri. Abbiate pietà dei vecchi perché non possono andare in cerca dei tuberi o del taro, o inseguire le cavallette e catturare le lucertole per mangiarle". La sua resistenza era quella di un bambino. La curiosità lo spinse ad aprire gli occhi per vedere l'effetto del suo rito. Ma con suo grande sgomento il cielo continuava ad essere senza nuvole, né si era alzata la brezza ad annunciare l'avvicinarsi della pioggia. Profondamente deluso, il ragazzo tirò un sospiro e si mosse. Forse la sua sofferenza era stata vista come il gioco di un bambino, una presa in giro del rito solenne e sacro riservato ai monaci e ai vecchi. "Miei signori," Dan fece un altro tentativo, ma non trovò altre parole. Il caldo disidratante del sole era grande. Tremò al pensiero che sarebbe stato di conseguenza punito dagli spiriti a causa della sua azione bizzarra. Sembrava esserci così tanto cinismo nella vita, nella sofferenza universale, nella pena, nella primitiva amarezza e nella futilità di tutte le cose. Ora era la sua propria serietà a impaurirlo cosicché rabbrividì. Ma, a questo punto, non c'era nessun'altra via d'uscita se non dimostrare l'autenticità del proprio sacrificio ai Signori. Doveva offrire ai Signori il suo proprio sangue. Il coltello, preso fra gli attrezzi del padre, luccicò nel sole di mezzogiorno. Solo allora si convinse che non avrebbe fallito, perché il sacrificio sarebbe stato così immenso che gli spiriti avrebbero avuto pietà di lui e avrebbero prodotto la pioggia. Ma la lama tagliente aprì, sul suo polso, una ferita più profonda di quella voluta. Dan si contorse dal dolore e gettò via il coltello. Il flusso del sangue gli·faceva girare la testa, tuttavia alzò la mano ferita verso il sole perché gli spiriti la vedessero, finché cadde. Stando steso con le spalle a terra, provò a gridare aiuto ma non poteva. La sua gola era secca e ebbe un fremito nel vedere scendere, velocemente, su di lui la notte. Allora si allungò nel vano sforzo di ascoltare un qualche rumore di tuono che significasse pioggia. Copyright Pira Sudham 1987 e Torre di Nebbia Edizioni, 1993 ENRICO DEAGLIO BESAME MUCHO Diario di un anno abbastanza crudele Storie italiane, tutte ancora in corso ... per far fronte al 1995. SAVERIO TUTINO L'OCCHIO DEL BARRACUDA Autobiografia di un comunista Cina, Algeria, Cuba, Cile, Argentina, Nicaragua: la singolare esperienza di un uomo del nostro tempo alla ricerca di sé tra popoli in rivolta e rivoluzioni al potere. EUGENIO BORGNA COME SE FINISSE IL MONDO Il senso dell'esperienza schizofrenica Clinica e poesia come chiavi interpretative della ricchezza dell'esperienza psicotica. SANDRO VERONESI VENITE, VENITE B-52 Dai falsi trionfi degli anni ottanta all'alba di una seconda repubblica che non nasce: un romanzo di inquieta e scoppiettante ironia. MARIATERESA DI LASCIA PASSAGGIO IN OMBRA La solitudine di una donna attraverso la storia della sua famiglia, un amore spezzato e la fuga dal dolore nel rasserenante potere della memoria.

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