. 50 :.- ·_.-~ ·:.( ~ · . . ._ DALLATHAILANDIA -~''" -- ,.i - P:'!,,..,;'-..i'::....;;"'_:;;,&_.::..:_ __ ..._ - - -,...'..__ ~= :;.;;;; ~ Pira Sudham LE PIOGGE a curadi SilviaPadrone traduzionedi GiuseppeStriccoli Pira Sudham, candidato nel 1990 al premio f'!obel per la letteratura, è un autore thailandese che scrive in inglese. E nato nel marzo del 1942 in un remoto villaggio dell' lsaan, nel Nordest della Thailandia. Da piccolo accudiva a una mandria di bufali della propria famiglia, finché non fu portato a Bangkok da un monaco buddista per divenire un "ragazzo del tempio". Mentre serviva come accolito frequentò una scuola. Per sostentarsi vendeva ricordini ai turisti per le strade di Bangkok, ottenne una borsa di studio dal governo neozelandese per studiare lingua e letteratura inglese all'Università di Vittoria a Wellington. Dopo anni di soggiorno all'estero, è tornato a vivere in Thailandia, facendo la spola tra la caotica Bangkok e il suo villaggio natio, Na o, nell'lsaan. Ha pubblicato le raccolte di storie brevi Siamese Drama ( 1983) e People of Esarn ( 1987) e un romanzo Monsoon Country ( 1988) tradotti in varie lingue. Racconti thailandesi è la sua prima opera, una raccolta di storie brevi, tradotta e pubblicata in italiano per "Torre di Nebbia Edizioni" (Altamura, Bari) che ringraziamo per averne concesso la pubblicazione ed è sino ad ora l'unica opera di letteratura thailandese (e forse di tutto il sudest asiatico) ad essere stata tradotta in italiano. Perché i grandi fanno cose come queste?" domandò Dan, avvicinandosi al suo amico Kum che ancora ansimava per la lunga corsa sull'infuocato sentiero sabbioso. Dan voleva ripetere la domanda ma, proprio allora, Kum si sedette sulle ginocchia con le mani sui fianchi. Dan lo imitò, tenendosi vicino al suo amico. Per quanto i loro gomiti si toccassero, la sottile ombra del mango li riparava appena. Il silenzio di Kum costrinse Dana stare zitto. Poi Dan si girò verso un gruppo di monaci e notabili del villaggio seduti sotto il sole abbagliante. I monaci cantavano all'unisono a mani giunte e con gli occhi chiusi, come in preghiera, mentre gli abitanti del villaggio erano tutti accovacciati in meditazione. "Perché sono costretti a compiere un simile rituale sotto questo sole cocente?" voleva chiedere Dan, ma poi non osò disturbare la solennità della cerimonia. Di fronte a ognuno, c'era un rospo legato ad un paletto. L'animale cercava invano di liberarsi, umiliato dal vociare della gente e dall'esposizione al sole. Dan era perplesso, le sue sopracciglia si incurvarono in una muta domanda. Mentre si muoveva a disagio, cercò ancora una volta di trovare una spiegazione sulla faccia di Kum che rimaneva serio e screziato: la luce e l'ombra si alternavano sulla sua faccia da ragazzo. "Ma perché?" provò a sussurrare Dan, richiamando l'attenzione del suo amico con il gomito. Kum emise un leggero borbottio, poi ritornò di nuovo ad essere serio e a fissare intensamente i monaci e i vecchi, come rapito da questo terribile rito. Tra la gente che si stava sottoponendo a questo rituale c'erano le nonne di Kum e Dan. Mancavano il maestro e il negoziante cinese. Quest'ultimo aveva già chiuso il suo negozio per andarsene altrove, visto che non si poteva più guadagnare denaro dai contadini colpiti dalla siccità. Ci si può cuocere un uovo nella sabbia sotto questo sole bruciante, pensava Dan, e perché? Perché ridursi in questo stato pietoso? Il ragazzo era commosso alla vista della nonna che ondeggiava il suo corpo sudato, emaciato, al ritmo dell'impotenza. Dan ricordò quello che lei aveva detto ai membri della famiglia: se il monsone non fosse arrivato subito, ciò avrebbe significato carestia. Tutte le orecchie accolsero la sua profezia, dal momento che era quello che tutti preoccupava, quello di cui tutti avevano terrore. Comunque nessuno fece commenti o volle riconoscere la sua disperazione. Così la vecchia donna avvizzita continuò nel suo lamento, rammentando come, durante tutta la sua vita, non aveva mai vissuto un anno così cattivo. li vento proveniente dalle risaie infuocate scottava caldo e secco, traspo1tando la polvere di due successivi anni di siccità, generando dolore e paura, fame e malattia. I ruscelli, gli invasi, i pozzi erano asciutti, e la teJTasi rompeva in milioni di fessure. Nell'aridità del vento sembrava esserci lo scherno del divino alla dignità e al senso dell'umanità. Cos'altro avrebbe potuto fare la gente del viIlaggio se non tormentare se stessa e il rospo, nella speranza che il divino, gli spiriti del bene e del male, avessero pietà di loro e mandassero finalmente la pioggia? Il rito propiziato1io della pioggia rappresentava la loro ultima speranza nel momento in cui le risorse umane venivano meno. Ma Dan, che aveva appena sette anni, non poteva afferrarne il significato. Tuttavia, gli era stato insegnato a nutrire un profondo rispetto per i monaci e i vecchi. Anche lui percepiva la disperazione dominante nell'aria afosa. Come se non potesse più sopporta.re la cerimonia, Kum abbandonò la sua posa seria. Prendendo Dan per la mano, fece strada, allontanandosi sempre timoroso e silenzioso. Ripercorsero il sentiero da cui erano venuti, allontanandosi scoraggiati, mentre, nella stretta delle mani cercavano un po' di conforto l'uno dall'altro. La fame li aveva spinti ad allontanarsi dalla desolazione dei campi verso la boscaglia, per cacciare qualche lucertola. Dopo avere catturato qualcuno di questi rettili, Kum accese un fuoco e cucinò la preda. Dopo aver consumato senza parlare quel magro pasto, Kum abbandonò quell'aria cupa. Ondate di calura si innalzavano dalla piana delle saline, della grigia boscaglia e dei miraggi senza fine. Dan tossì, cacciando fuori la polvere dalla gola asciutta.
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