GLIDEINELLESTRADE DELVILLAGGIO ILPRIMOROMANZODIRAJARAO PaoloBertinetti È uscito in italiano, per l'attenta cura di Alessandro Monti, il primo romanzo di Raja Rao, uno dei tre grandi vecchi della letteratura indiana in inglese, quel Kanthapura (lbisi, pp. 282, Lire 32.000) che egli scrisse sul finire degli anni Trenta, nel pieno della predicazione e della lotta di liberazione dal dominio inglese condotta dal Mahatma Gandhi. Kanthapura è un villaggio dell'India meridionale, terra di origine di Rao, attraversato e sconvolto dall'insegnamento gandhiano portatovi da Moorthy, il giovane di casta brahminica andato a studiare in città e tornato al villaggio, al mondo contadino,con il suo messaggio di modernità e di eversione. Ma Moorthy, che sa bene come la religiosità sia la chiave di volta per entrare nell'animo indiano, in particolare nel caso di un mondo tradizionale e antico come quello rurale di Kanthapura, Foto di Joanna Pinneo/ Grazia Neri immerge il suo insegnamento nei toni, nei riferimenti, nelle credenze dell'induismo, de11areligione che governa i ritmi e la vita del villaggio; e attinge poi, attraverso la sua posizione di ascesa, al ruolo di guru, di maestro religioso capace di illuminare e di guidare la comunità. Nella prefazione Raja Rao esordisce dicendo che non c'è villaggio in India, per quanto insignificante e sperduto, in cui non sia passato almeno una volta qualche dio, o qualche eroe semi-divino. "Moorthy è appunto il dio che ritorna per un momento a Kanthapura" osserva Monti nella sua introduzione, "rendendo sacro il villaggio di Gandhi, come Rama consacrò un tempio a Shiva prima di partire per la spedizione di Sri Lanka". Gli abitanti del villaggio, che accettano Gandhi, nella recita dell' Harikatha (tradizionale narrazione in versi di una leggenda élivina, accompagnata da.musica e danza, che a volte lascia spazio a una prosa semplice e popolare), come l'incarnazione di un dio sceso in terra per combattere il male, interpretano la realtà alla luce del mito e il proprio presente come la riproduzione del passato leggendario: la lotta contro gli inglesi fa tutt'uno con quella di Rama per liberare Sita dal demone Ravana (d'altronde questo ben s'accorda con quell'assenza di un forte senso della storia che caratterizza la cultura indiana). La vita degli abitanti del villaggio è scandita dai ritmi della natura, di una natura che, soprattutto durante il mese autunnale di Kartik, "quando gli dei passano per le strade del villaggio" e i contadini si apprestano all'aratura dei campi, si rivela di una bellezza dolce e generosa; e dolci sono le pagine in cui Rao ci descrive l'armonia che la vita tradizionale, con la sua secolare
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