soltanto "una religione folle", ma ha anche costruito uno spaccio, introducendo un tipo di commercio prima sconosciuto, rompendo l'equilibrio precedente e dando pieno sfogo a un'avidità prima pressoché incapace di manifestarsi. Okonkwo, inutilmente, incita gli abitanti del villaggio a cacciare i bianchi, con cui invece la comunità già ha trovato varie forme di compromesso. Ma mai potrebbe accettarle Okonkwo, che incapace di adattarsi al cambiamento e disperato per il crollo del suo mondo, si uccide. Per amara ironia i valori ancora radicati di quel mondo, che considera il suicidio come una morte vergognosa, gli precluderanno, come fu per il padre, gli onori del rito funebre. Saranno i bianchi a tirarlo giù dall'albero a cui si è impiccato e a dargli sepoltura. Il romanzo si svolge in un passato storico che quasi assume connotati epici: gli "inizi", anche se in questo caso si tratta dell'inizio della fine, sono in parte legati alla storia e quindi al presente, ma in parte hanno un che di compiuto in sé, di un mondo che è come è sempre stato. Poi ci sarà l'irruzione della storia, la storia coloniale, con la rottura di riti, costumi e valori che si ponevano come eterni e immutabili. Achebe la osserverà attraverso le vicende private dei suoi personaggi, inestricabilmente legate alle vicende storiche della colonizzazione. In La Freccia di Dio ancora nella sua fase iniziale; in Ormai a disagio alla vigilia dell'indipendenza, con il suo protagonista, Obi, di cui Okonkwo era il nonno, che torna dall'Inghilterra dove ha studiato deciso a rafforzare l'identità profonda della sua etnia ma anche a superarne le regole che alla luce della sua espe1ienza europea gli appaiono ingiuste e inumane. Non riuscirà né nell'uno né nell'altro intento. E si lascerà pateticamente corrompere (il romanzo è tutto un flash-back a partire dal l'udienza in t1ibunale), in una società che già mostrava i segni di quella lebbra che intaccherà la Nigeria fino al midollo, facendo del paese potenzialmente più ricco e più potente del1' Africa nera una colonia di corrotti e di corruttori. l disastri del post-colonialismo sono puntualmente e profeticamente presenti nel successivo Un uomo del popolo, pubblicato nel 1966, poco prima del colpo di stato che rovesciò il governo. Ne è protagonista Odili, personaggio lukacsianamente "tipico", che incarna le contraddizioni della società in cui vive e che il narratore, un nmrntore orale più che romanzesco, segue nei suoi percorsi attraverso i meandri della società politica nigeriana. La denuncia è durissima (con un formidabile personaggio di infame, il ministro Nanga; e brillanti sono anche le figure del padre e, pur nella brevità, della moglie di Nanga) e investe gli stessi oppositori, quando anch'essi si rivelano partecipi della stessa mentalità dei governanti - come nel caso dell'onesto e rivoluzionario Max che accetta 1000 sterline, per il partito. Nella Nigeria di allora, come in quella di adesso con il grottesco avvicendarsi di "uomini del popolo", l'unica speranza di riscatto, suggerisce Achebe, sta in una lotta senza quartiere, e senza compromessi, contro una classe politica dominante cieca e tiranna. "Perché io onestamente sono convinto", così si conclude Un uomo del popolo, "che nel regime appena finito, grondante d'unto, vischioso, un regime da mangia-e-lascia-mangiare[ ...] in un regime così, io dico che sei morto di una buona morte se la tua vita ha ispirato qualcuno a fm·si avanti e a sparare in petto al tuo assassino senza chiedere nulla in cambio". I libri di Chinua Achebe, pubblicati in Italia dalla Jaca Book, sono: IL crollo, pp. 178 Lire 15.000. La freccia di Dio, pp. 284, Lire 17.000.Ormaiadisagio, pp. l 69,Lire 15.000.Unuomodelpopolo, pp. J 90. Lire 15.000. Foto Dovid Burnett/ Grazio Neri
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